Cibi da
Papi, cibi da Re. L'8 maggio 1986 il capo della Chiesa cattolica,
Giovanni Paolo II, fu accolto dalle suore Dorotee di Forlì.
Il menù comprendeva: terrina di legumi profumata
al basilico, cappelletti in brodo di cappone, coniglio
farcito agli aromi e sformato di verdure, torta di San
Mercuriale. Pasto condito con Sangiovese di Romagna,
anno 1984, e Albana di Romagna amabile, 1985.
Tempi diversi, e maggior sobrietà imposta dal ruolo,
rispetto ai pasti pantagruelici che venivano serviti dai
Savoia, nel castello di Racconigi, all'inizio del secolo
scorso. Quando arrivò lo Zar Nicola II, il 29
settembre 1910, le regali cucine approntarono: minestra di
pollo alla Regina, pesce ragno con salsa veneziana, noce
di vitello alla primaverile, quaglie in gelatina alla
fiorentina, tartufi d'Alba alla piemontese, arrosto di tacchino
con crescione, insalata alla Windsor, gelato di crema
all'orientale, pasta alla Duchessa e profiteroles alla
svizzera. Per spingere giù nel gargarozzo tutto questo
ben di Dio, dalle cantine spuntarono Barolo Poisetti,
grande spumante Cinzano e pure l'amaro Strega Alberti.
È una mostra curiosa, interessante e decisamente anomala
quella che si snoda nel camminamento quadrato del Cenobio del
Convento degli Agostiniani a Montebruno, allestita dall'Accademia
Italiana della Cucina. Insolita perché,
di menù in menù, tocca monarchi, presidenti della Repubblica
e persino i Principi della Chiesa. Ricostruendo piatti e vini che accompagnavano
le occasioni ufficiali attraverso la "carta" delle portate. Carte
a loro volta, per l'importanza delle situazioni, piccole opere d'arte di per
se stesse, decorate da nomi famosi: compaiono anche De Chirico, Carrà,
Depero.
Anomala perché bisogna guadagnarsela, questa
esposizione, arrivando a Montebruno, in Valtrebbia.
Si giunge a Torriglia, si prende la strada per Piacenza e,
dopo 12 chilometri, si arriva in un paesino di 253 anime
che è un piccolo scrigno di tesori d'arte.
Perché una mostra che, dopo aver visitato Bruxelles,
Nuova Delhi, Calcutta e Stoccolma ed essere transitata
in Italia solo per Abano Terme, arrivi a Montebruno, ha probabilmente
una sua spiegazione. E anche un primattore. Quando Federico
Marenco divenne sindaco, non aveva neanche vent'anni ed era
il primo cittadino più giovane d'Italia.
S'inzuccò nel proposito di far conoscere Montebruno
al mondo e ne inventò di tutti i colori. Dall'assessorato
alle Guerre Puniche al registro delle unioni civili aperto
anche ai non residenti, dalla cittadinanza onoraria
per Edoardo Sanguineti fino all'ordinanza che, quando
si discusse a lungo di lucciole (intese come prostitute)
emise per la tutela delle lucciole (gli insetti).
Di prima pagina in prima pagina, Marenco c'è riuscito.
Montebruno non è più una monade lontana, misconosciuta,
spersa tra i monti dell'hinterland genovese. Ora
Marenco, dopo due mandati, non è più sindaco.
Ma è vicepresidente della Comunità Montana
e da lì, dal suo ufficio, imperterrito, continua
a farsi balenare un'idea dopo l'altra per nobilitare
il suo bel territorio. Con lo slogan: «Val Trebbia,
una quiete antica». E a tessere contatti anche
ad alto livello.
Questo l'antefatto. Poi c'è la rassegna, finita
di allestire ieri mattina e aperta da oggi alle 15. Si potrà visitare,
senza prenotazione e senza sborsare un quattrino, fino a
domenica 9 settembre. Il pezzo forte? Proprio i menù papali. «I
Pontefici - spiegano gli organizzatori - concedono udienza
ma non invitano mai a pranzo: le eccezioni sono molto rare.
I Papi non mangiano mai in pubblico e quando sono in viaggio
apostolico consumano i pasti nei Vescovati, nelle Nunziature
o nei conventi, in compagnia di pochi prelati. Per questi
motivi i menu papali sono rarissimi, anzi in molti casi
non esistono neppure».
C'è però un'eccezione: «I menu dei pasti
consumati in aereo, perché le compagnie che li ospitano
a bordo, orgogliose dell'avvenimento, stampano speciali
carte celebrative».
E così a Montebruno sarà possibile sapere
quali furono le portate offerte in diversi viaggi: da quello
di Paolo VI, primo Papa a volare, in occasione di una sua
visita in Africa nel 1969, a quello del viaggio apostolico
di Benedetto XVI a Colonia in occasione della Giornata
Mondiale della Gioventù nell'agosto 2005, passando
per i numerosi menu papali di Giovanni Paolo II, compreso
quello del suo ultimo viaggio a Lourdes del 14 agosto
2004. Un altro esempio? Il pranzo approntato il 28 settembre
1997, a Bologna, per il Congresso eucaristico nazionale:
galantina di anatra imperiale, tortellini in brodo,
lasagne, suprema alla bolognese, zucchine gratinate,
crema gelato con frutti di bosco, torta Dolcelucia, ciambella
bolognese. Tutto allegramente innaffiato da pignoletto
frizzante, barbera e malvasia.
Poi c'è il settore riservato ai monarchi. Si
scopre così che nel 1882, a Windsor, la regina Vittoria
offrì a Umberto I le "crocchette alla milanese" e
i "carciofi alla romana", come omaggio all'ospite
e alla cucina italiana. C'è anche lo splendido
menù illustrato che accompagnò l'incontro,
a Venezia nel 1870, tra la regina Margherita e Sissi
imperatrice d'Austria. Si brindò con un vino dal tratto
decisamente femminile: il Liebfraumilch.
Anche osservando i menù dei presidenti della
Repubblica, si possono notare curiose circostanze. A Bologna
il 24 giugno 1991, evidentemente affaticato dalle troppe
picconate, Francesco Cossiga si spazzolò salmone
e storione affumicato con gamberetti all'erba cipollina.
Poi un risotto al tartufo, un roast-beef "alla
maniera antica", punte di asparagi, indivia e carciofi
e un bel sorbetto alla fragola con frutta fresca.
Uno stile ben diverso da quello più pacato di Carlo
Azeglio Ciampi. Che, a Castelporziano il giorno di Santo
Stefano del 2001, si limitò ai cappelletti in
brodo, al bollito misto in salsa verde con un po' di giardiniera
e a qualche dolcetto. Il vino fu un barolo del 1997.
E il "nostro" Sandro Pertini? Quando il 14 ottobre
1984 ricevette al Quirinale la regina Elisabetta II e il
principe Filippo, il menù fu questo: consumato ortolano
(un brodino, per intenderci), vol-au-vent all'Ammiraglia,
tacchino novello ripieno, spuma di nocciola. S'immagina che
sognasse le lasagne al pesto della Rina.
Marco Menduni
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
19/08/07)
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