Mentre l'Italia si esprime tra il no ed
il sì, mentre i nostri azzurri in soggiorno teutonico
provano a farci scordare le nefandezze del nostrano pallone,
mentre il calendario apre i cancelli alla nuova estate, che
pare darci il primo saluto con temperature africane, mentre
un turbinio di...mentre, non ci concede un attimo di tregua,
ecco, ancora e sempre, la Valle tornare a vivere.
E' come un temporale estivo, improvvisa ma quasi scontata,
irruente ma rinfrescante, furiosa ma poi placidamente ben
augurante, spavalda e bellicosa, breve e tonificante.
Estate rivitalizzante e terapeutica per una malattia che ha
dato i primi segnali del suo male con il calare dell'autunno.
Foglie gialle e nevicate abbondanti sono stati mantelli silenziosi
per montagne deserte, poi primule e narcisi, scalzati da un
verde nuovo che chiede spazio, ora, pascoli nuovi per animali
che rigogliosamente implorano libertà e bambini festosi,
che cullano l'oblio dei banchi di scuola, insieme a nonne
urlanti all'inseguimento di giovani generazioni, che gridano
imperiosamente ed orgogliosamente la loro carta d'identità.
Anche questa è l'estate nella nostra Valle. Mille concerti
di voci all'aria aperta, mille colori rinati a primavera e
sbocciati al calar del primo sole estivo, mille emozioni antiche
e sempre nuove, capaci di rigonfiare il cuore e stampare sorrisi
su visi tirati e grigi, bruciati da ritmi incalzanti e stress
troppo pesanti e mal sopportati.
Dopo il lungo silenzio, dopo il solitario canto della natura,
finalmente il suono della voce umana che imperiosamente, rivendica
i il suo ruolo: lascia che sia.
Lascia le voci ed i suoni, i colori e la naturalezza, lascia
che i sogni diventino realtà, lascia all'uomo lo spazio
ed il suo tempo e che le stagioni completino il loro naturale
girotondo, lascia che la Valle sia Valle in ogni angolo ed
in ogni misura e che l'orologio faccia mille giri a ritroso,
lascia che la lingua variopinta e perfettina sia mangiata
dall'antico dialetto, che un nitrito od un raglio accompagnino
le tue giornate.
Lascia suonare la fisarmonica e cantare le vecchie canzoni,
lascia nel cassetto l'amico-nemico orologio, e che la notte
sia giardino di fiabe antiche e di racconti sempre nuovi,
lascia il bicchiere vicino al fiasco di vino, riponi l'abito
griffato e riprendi gli antichi, adorati e sdruciti jeans,
che ti sono compagni da mille stagioni, lascia i silenzi e
le malinconie, apri il cuore e la bocca: come sempre qualcuno
risponderà.
La Valle non ti lascia mai solo, la perdi e la ritrovi, te
ne innamori ancora e la devi nuovamente salutare, ma essa
è compagna fedele, cercala e si farà trovare,
amala come sai e sarà con te anche nei momenti in cui
la voce si strozzerà in gola.
La mia terra, la nostra terra: una giostra mai antica, una
donna sempre bella e desiderabile, consolatrice e rivitalizzante,
fresca e pura come il primo giorno. .- Lascia che sia, è
solo la mia terra... La mia Valle, la mia terra, è
il primo amore, non si potrà scordare mai.
Giampiero Zanardi
(Questo articolo è stato tratto dal N° 25 del 06/07/06
del settimanale "La Trebbia")
Stampa
questa pagina