Pasqua a Ottone PDF Stampa E-mail
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Poesie - Le poesie di Attilio Carboni
Scritto da Attilio Carboni   
Giovedì 04 Aprile 2019 05:39

Reminiscenze di natura e religione.

La natura indossa gli abiti migliori e festeggia la Pasqua di resurrezione. Resurrezione sua, dopo il lungo buio invernale.   Memoria del Salvatore che risorgendo  apre agli occhi degli uomini la migliore prospettiva della loro storia.

Primavera: caldo sole,
orna il prato a rose e  viole.
E la primula soffusa,
nell’erbetta sta diffusa.
Oro puro è margherita
da pallore  riverita.

Peschi e mandorli  nel fiore,
ostentando van colore:
bianco-rosa delicato,
dolce, tremulo, sfumato.
Pure sono le carezze
di gentili venti e brezze.

La luce ha conquistato vasti spazi del giorno: il clima dolce e moderato invita ad uscire, anche da se stessi.  L’animo si dilata con facilità nella natura, nel mondo, tra la gente.  Nella notte, con tremolio d’argento, la luna illumina e incanta.  Durante il dì la rondine vola nel sole.  Fruscii di ali, “cinguettii di uccelli”, annunciano che sono cominciate  le ricostruzioni dei nidi.  Si “risvegliano i cuori”;  la vita  riprende a pulsare via, via più intensa.

A Ottone, come in tutte le parrocchie della montagna, ci si preparava alla Pasqua con partecipata quaresima e, particolarmente, con la Settimana Santa  dalla tipica liturgia, complessa, meravigliosa.   Quasi tutti partecipavano alla Via Crucis settimanale in chiesa. Tutti alla processione del “Cristo morto” lungo le vie del paese, alla sera del “Venerdì Santo”.  Alla Messa solenne della Domenica (detta Messa grande di gloria) non mancava nessuno.   

Ricordo con nostalgia l’Ufficio del “Matutino” (Ore 6,00), durante la Settimana Santa.   La chiesa tratteneva ancora qualcosa dell’umidità e del rigore, ereditati dall’inverno.  Luci ed ombre si fronteggiavano bellicose con forza equivalente, mentre nel presbiterio un candeliere a forma triangolare era supporto a sette candele, accese sui lati obliqui.  Tre a sinistra; tre a destra, una al vertice.    L’arciprete, il pio e dotto sacerdote don Enrico Barattini (1902/81), dava inizio all’Ufficio.  Si recitavano i sette salmi penitenziali, due dei quali noti a tutti, in perfetto latino:  “De profundis” e “Miserere”.   Ad ogni salmo il chierichetto (Quasi sempre chi scrive), provvedeva a spegnere la candela corrispondente, molto compreso nel suo ruolo.  Un filo di fumo, sollevato lo spegnitoio a cappuccio, saliva effimero al cielo.   L’ora mattutina;  l’aulico latino; la funzione singolare di molto fascino… eccitavano incuriosendo e meravigliando.  Suggestioni antiche e care, nel mistero, nel tremore, spalancavano all’animo l’infinito.   Invitavano e sostenevano a guardare lontano.

Memorabili rimangono le processioni del Venerdì santo.  Apriva il corteo la croce astile, velata a lutto.   Seguivano le donne e i bambini, disposti su due file rigorose. Le suore oranti.  Il feretro,  illuminato, splendeva nelle ombre della sera.  Avanzava adagio, sostenuto da fedeli robusti.  Veniva, infine, il clero, composto da sacerdoti molto ordinati.  Agli uomini, numerosissimi, era consentito un movimento  più eterogeneo.    

Fede  tanta, tanto amore,
van recando in processione,
simulacro del Signore,
fonte santa di emozione.
I fedeli son presenti.
Numerosi.  Penitenti.

Durante detta processione clero e popolo cantavano, nel massimo coinvolgimento e grazia, alcuni degli inni più belli della letteratura sacra: “Vexilla regis prodeunt” e  “Stabat Mater”.    Il primo scritto da Venanzio Fortunato (530/607), ripreso da Dante Alighieri (1265/1321), come incipit del XXXIV canto della Divina Commedia (Inferno);   il secondo da Jacopone da Todi (1236/1306).     Dotti e pietosi arcipreti avevano provveduto alla traduzione e al commento: la via della religione veniva facilitandosi, illuminata da bella e sapiente cultura.   Riti solenni, preziosa liturgia.

Le campane delle chiese erano “legate” al venerdì santo; “sciolte” il giorno di Pasqua.    

Festosissime campane,
al bel canto della “gloria”,
richiamando van cristiane
verità della sua storia.

La resurrezione di Cristo rende possibile la resurrezione dell’uomo:   liberata dall’astuccio della materia l’anima può salire felice al premio eterno: tra gli astri dell’infinito, in auspicate celesti dimensioni.
 

Attilio Carboni

 

 

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