Ascensione al cielo di Nostro Signore PDF Stampa E-mail
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Poesie - Le poesie di Attilio Carboni
Scritto da Attilio Carboni   
Mercoledì 27 Giugno 2018 18:21

Ascensione al cielo di Nostro Signore.

 (Dalle Sacre Scritture)

 

Sale al Ciel nostro Signore,

gloriosissimo splendore.

Son gli Apostoli presenti,

con tremore tesi e attenti.

 

 Affidabili e sicuri,

 fede certa, cuori puri:

testimoni portentosi,

degli eventi strepitosi.

 

Celebrazione della festa dell’Ascensione

a Ottone e dintorni

A metà del secolo scorso la montagna era ancora molto popolata ed ogni parrocchia celebrava con universale partecipazione e forte fede le ricorrenze cristiane.   Corpus Domini, Pentecoste, Ascensione, Pasqua (feste mobili).  Il  patrono, i Santi propri dei vari luoghi, la Vergine Maria… (feste fisse).     In occasione dell’ Ascensione, 40 giorni dopo la Pasqua di risurrezione, Ottone si trasferiva in massa presso il sacello della Madonna dell’Aiuto, in direzione di Toveraia, sull’antica strada Piacenza/Genova.   Un ripiano molto suggestivo, a picco sulla valle, accoglieva i fedeli.   La bellezza del luogo, incorniciato dal sole di primavera, tra le erbe novelle dei prati, le foglie e  i fiori, dai mille colori, inteneriva, affratellava, includeva piacevolmente.    Suggeriva intimità profonde.  Elevava l’animo al cielo.   Rasserenava.

Il fiume Trebbia scorreva sinuoso lungo la sua valle, ricco di acque limpide, abbondanti e fresche.  Il monte Alfeo, sacro agli antichi liguri, nostri antenati, dominava l’estremo orizzonte con la sua forte personalità.   In sottofondo, delicati rintocchi di campane intrecciavano le loro note, meraviglioso concerto diffuso.   La parrocchiale di San Marziano in Ottone, la più vicina, offriva la voce principale.   San Lorenzo a Campi, San Martino di Fabbrica e San Colombano di Ottone Soprano erano tenue complemento.  In lontananza i loro campanili elevavano croci.  Diffondevano gioiosità ed armonie tra verde ed azzurro.   Quattro parrocchie, in vista tra loro, celebravano nel medesimo giorno ed ora, la stessa ricorrenza, solo con qualche leggera sfumatura liturgica locale.  Ognuna si specchiava nell’altra con piacevole riscontro, possibili sviluppi di sana emulazione ed irrobustita fede.

 

Molta gente alla funzione,

con grandissima emozione,

recitando va poesie

inni, canti e litanie.

 

Cappelletta a mezzo monte,

di fervore sede e fonte,

adornata è di colori,

d’infinite foglie e fiori.

 

I fedeli di Toveraia, trovandosi il mistadello nel loro territorio, come da tradizione, provvedevano in modo diretto ed esclusivo, ad ornare il sito con festoni e ghirlande.   Trofei composti da magnifici intrecci di rametti di frassino fiorito, dal  profumo delicato, integravano  fasti, esaltavano l’evento.

 

Don Enrico con vigore, *

fede forte, forte cuore,

vien spiegando l’Evangelo,

con sapienza e molto zelo.

 

Ci ricorda il sacerdote,

che la Chiesa  ha avuto in dote,

di guidar l’umanità

 con dolcezza ed umiltà.

 

In attesa che il Signore,

della Terra Redentore,

torni, Giudice finale,

per distinguer Bene e Male.

 

Nei tre giorni precedenti la solenne festività i fedeli si preparavano mediante un triduo mattutino, detto “Delle Rogazioni”.   Pratica molto sentita nella civiltà rurale, di grande fascino e ricaduta.  Sfilando nei prati in composta processione, al sorgere del sole, si chiedeva ai Santi e alla Divinità protezione e sostegno.    “Liberaci, o Signore dal male”.  “Preservaci dai fulmini, dal terremoto, dalle epidemie”.  “Guardaci dalla morte improvvisa e, soprattutto, da quella eterna”.   “O Santi tutti del Cielo, pregate per noi”.   “Concedici, o Signore, abbondanti frutti dalla terra”.  “Aiutaci a conservarli integri e disponibili”…  (Cfr.  “Le litanie dei Santi”, elementi propedeutici alla studio della religiosità medievale).

  • Mons. Enrico Barattini (1902/81), arciprete di Ottone, Vicario Foraneo, Consultore Sinodale. 

Attilio Carboni

 

 

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