La novena della Madonna della Salute a Ottone PDF Stampa E-mail
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Poesie - Le poesie di Attilio Carboni
Scritto da Attilio Carboni   
Mercoledì 25 Ottobre 2017 21:04

La novena della Madonna della Salute a Ottone.
Festività alla seconda domenica di settembre.
Madonna della Salute

 

Campanella della chiesa,
d’oro, argento e luci accesa,
chiama Ottone alla preghiera,
sul calare della sera.

E’ settembre  cominciato,
dalla fede consacrato
alla Vergine Maria,
Madre santa; eterna, pia.


Il culto della Madonna della Salute ebbe inizio a Ottone nel 1842, per iniziativa del parroco don Domenico Ghirardelli.
L’arciprete era nativo di Alpepiana (GE).  Giovane prete ad Orero (GE), poi in Ottone dal 1838 al 1890. Mezzo secolo di intensa vita sacerdotale: forte fede, operosità religiosa, larga partecipazione e sostegno di popolo.
La famiglia di Mons. Domenico ha dato alla Chiesa altri due religiosi di felice memoria:  Antonio e Guido.
Mons. Antonio Ghirardelli (1904/77), nato ad Alpepiana (GE), è stato venerato professore di latino e greco per molti anni nel Seminario vescovile di Bobbio.   Canonico e Arcidiacono del Capitolo, Ufficiale di Curia.
Don Guido Ghirardelli (1921/98), nato a Ottone, è stato parroco di Traschio, Fontanarossa e Campi.   Animatore  musicale delle funzioni religiose in tutto il vasto Vicariato dell’alta Val Trebbia.  Bella voce, singolare attitudine e competenza nell’arte organistica.


Va la gente alla novena,
di preghiera e grazia piena,
predicata da oratore
con sapienza e molto ardore.

Canta il coro parrocchiale,
(fede forte e amor filiale),
inno bello, dolce, puro;
chiaro, limpido, sicuro.


L’inno “Aeterni Patris Genita / Mater Superni Numinis / Divini Sponsa Spiritus / Sanctaeque Templum Triadis” è una preghiera di alto pregio teologico e poetico, molto cara agli ottonesi, scritta nella prima metà del Novecento dall’Arciprete Mons. Stefano Barbieri (1866/1956).    Monsignore era nativo di Tartago in Val Boreca.   Distintosi negli studi e nella fede in seminario a Bobbio fu ordinato prete nel 1889 dal Vescovo Mons. Giovanni Battista Porrati (1880/1902).    Iniziò il servizio sacerdotale a Priosa in Val d’Aveto.   Trasferito ad Ottone servì Dio e la sua gente per circa quarant’anni.  Oltre all’inno, quel dotto e pietoso arciprete scrisse anche la preghiera complementare:  “O Maria, Regina sacratissima della Salute che aveste dal Vostro Figlio Gesù il potere di vincere e sanare…”  Detta preghiera è recitata coralmente dai fedeli, durante la novena e nel giorno di festa (seconda domenica di settembre).   Come d’uso, prima del  “Tantum ergo”  e della benedizione eucaristica.  Quasi tutti gli ottonesi conoscono a memoria inno (in latino) e preghiera.
Madonna della Salute

 “Mater Amabilis”  quadro originale del Sassoferrato.
   (da internet – Mater Amabilis – immagini).
“L’incarnato della Madonna è un  miracolo di concezione ed esecuzione”  (Cfr. Federico Zeri - 1999).
 

Il quadro della Madonna della Salute di Ottone è una copia di notevole valore artistico della “Mater Amabilis” del celebre pittore Giovanni Battista Salvi, detto Sassoferrato (1609/85), dal suo paese di origine in provincia di Ancona.   Il nostro dipinto è stato acquistato dall’arciprete don Domenico Ghirardelli nella seconda metà dell’Ottocento e collocato nella bella raggiera processionale, ancora in uso, ora posta nel Museo di arte sacra.    L’originale si trova nel convento delle clarisse di clausura di Sassoferrato, unitamente ad altro quadro di identiche dimensioni denominato “Mater dolorosa”.  
Nel dipinto “Mater Amabilis” il Salvi rappresenta Maria in contemplazione di Gesù bambino nella grotta di Betlemme.  In “Mater Dolorosa” l’autore immagina  Maria  (Cfr. “Stabat Mater” di Jacopone da Todi),   impietrita di fronte al Figlio morto, appena deposto dalla croce.
La sublime pittura del Sassoferrato è universalmente ammirata, tra l’altro, per l’inarrivabile capacità di riprodurre perfette mani giunte;  la più difficile impresa di ogni pittore, in tutti i tempi dell’arte.  




 

Madonna della SaluteCopia del quadro del Sassoferrato di Ottone nella sua splendida raggiera.
(foto di Marialaura Canevari)
All’inizio del secolo scorso (1912), per iniziativa dell’Arciprete don Isaia Volpi (1911/18), venne rimaneggiato l’altare di San Giuseppe (transito), per accogliere il quadro della Madonna della Salute.   Il quadro ritorna nella raggiera in occasione di processioni.

Tanti ceri, canti e suoni,
sentimenti forti e buoni.

Nella sera di vigilia,
del paese ogni famiglia,

in composta processione
va all’ascolto del sermone,
pronunciato con passione,
di novena a conclusione.



Nell’ultima serata di novena è tradizione lasciare la chiesa e in ordinata processione raggiungere e disporsi intorno alla Croce sovrastante la confluenza del torrente Ventra con il fiume Trebbia.  Località bivio per Toveraia, ex SS  45.    Nel tempo detta processione  è diventata sempre più numerosa, con fedeli provenienti dalle frazioni e dai comuni limitrofi (svariate centinaia, forse qualche migliaio).   Nella circostanza   il predicatore conclude il suo ufficio con i pensieri più profondi e le espressioni più alte, ad onore e riferimento alla Beata Vergine.
Tra i predicatori intervenuti alle novene riferisco i nominativi di due noti sacerdoti bobbiesi:  Don Tosi Michele (1931/1994), e Don Marini Giuseppe (1912/2000).
Il primo, professore di filosofia all’Istituto Magistrale di Piacenza, paleografo e pubblicista di chiara fama.     Il secondo, professore di filosofia nel seminario di Bobbio, Canonico della Cattedrale di quella città e celebre predicatore; attivo anche presso il Santuario della Beata Vergine di Montebruno (GE).
Ho imparato a memoria (In versione personalizzata), una delle più belle prediche che abbia sentito in quell’occasione (fine novena), naturalmente ricordandone molte altre.   Ben volentieri la ripropongo.    “Mi scrivono: torna tua madre sta male.   E poi: affrettati, sta peggio.   Trasferito da ruote veloci ritorno, ma è tardi: risuona di pianti la casa.   Entro, mi affaccio:  la vedo: bianca, di nero vestita, sul letto adagiata.     Presto, ella dice: è tornato il mio bambino: del fuoco del pane; egli ha freddo egli ha fame”.   Mons. Tosi prendeva spunto da un eccezionale testo poetico dell’antichità classica, di cui si era occupato anche Giovanni Pascoli (Traduzioni e riduzioni:  Il ritorno, Catulloscalvos  - internet).   Non c’è bisogno di particolare commento;  non poteva che essere conclusa così un’altra memorabile novena della Madonna, la Madre di tutte le madri.

Attilio Carboni

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Ottobre 2017 05:20
 

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