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Poesie - Le poesie di Attilio Carboni
Scritto da Attilio Carboni   
Mercoledì 01 Marzo 2017 18:38

Sotto Sole grave e forte,
non lamenta la sua sorte,
laborioso contadino,
al lavoro dal mattino.

Ha cappello a falda larga,
un bidente; zappa, vanga;
buona dose  di  “vinetta”,
in capiente sua fiaschetta.

Per il pane e  “formaggetta”,
reca logora cassetta.
Cane, intorno, che zampetta:
fiducioso, parte aspetta.

Quale  cura per sua vigna,
estirpando vien gramigna,
la tenace *erba altera,
dura; ferma; folta, fiera.

Con la mente pensa al vino
che ribolle in grande tino.
Egli spera buona  annata,
dopo tanta faticata!

Note: L’onnipresente  “vinetta”, nella civiltà contadina, era l’unico sussidio disponibile per alleviare le fatiche del lavoro manuale.   Un vino di terza classe, avente un grado più dell’acqua (che non ha gradi!).   Qualche zucchero, comunque, lo forniva.  Misero carburante per i muscoli affaticati del povero zappatore, utile integratore di acque e blando ricostituente di sali, dispersi da effetti di fatica interiore e cocente sole estivo.

La  “formaggetta” era un tipo di formaggio dolce e tenero, non a lunga conservazione, molto diffuso sull’ Appennino Ligure/Emiliano.  Ogni famiglia provvedeva al proprio fabbisogno, ma centri di produzione più cospicui, ad uso baratto e commercio, particolarmente rinomati, tra Aveto e Trebbia, erano Torrio,  Santo Stefano, Orezzoli, Ottone Soprano…    Le fiere ed i mercati di Ottone presentavano sempre qualche  “banco”, molto frequentato, per esposizione e smercio.    Addirittura, in antico, la terza giornata (ora sospesa), delle fiere in onore di  San Bartolomeo (25/26 e 27 agosto), era dedicata a compra/vendita di detto formaggio.   La ricetta si perde nella notte dei tempi e si stempera in infinite sfumature, ma dalle nostre parti sembra che apporto importante sia stato fornito dai Monasteri di San Colombano di Bobbio e San Pietro in Ciel d’oro di Pavia, qui aventi giurisdizione.    Ancora nella seconda metà del secolo scorso gente di Piacenza, Pavia, Genova e Cremona… si recava a Lisore, in Val d’Aveto, Comune di Cerignale, ultima  “ridotta”  di produzione domestica in alta Valle, per acquisti su prenotazione.   La domanda, infatti, superava di gran lunga l’offerta.             

Recipiente indispensabile per la produzione della  “Formaggetta” era una bacinella di legno “frescela”, avente alla base dei fori per il deflusso di liquido in eccesso.  Nel sistema rurale, antico ed autarchico, ognuno rozzamente se la procurava intagliando, come poteva, cilindri di faggio essiccati.  Diversivo obbligato nei mesi invernali, lunghi, grigi, nevosi.  In tempi più recenti la mano approssimata del dilettante era stata sostituita dall’efficienza e dalla grazia dell’artista, dotato di nuovi strumenti e specifica, riconosciuta professionalità.  A Ottone un bravissimo artigiano del legno, un provetto virtuoso del tornio, Davide Lavezzoli (1915/99), nativo di Monfagiano, era molto apprezzato per tale produzione.   

Sue  “frescele”, varie dimensione ed essenze,  si diffusero in Val Trebbia e Val d’Aveto.  Alcune, associate a piatto piano, detto  “basera”, l’una e l’altro in olivo dalle belle venature, continuano ad ornare, prezioso cimelio, cucine e soggiorni delle nostre case.

Attilio Carboni

 

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