Come eravamo... quando da Bertone si partiva per lavorare a Genova PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Giampiero Zanardi
Scritto da Giampiero Zanardi   
Giovedì 07 Febbraio 2019 00:00

A cavallo tra gli anni '60 e '70 anche la nostra valle ascolta il richiamo della città, una sirena inebriante e calamitosa che lascia intravedere un futuro più rigoglioso e meno duro. Uomini e donne dall'apparente scorza dura s'avventurarono verso la città della Lanterna come agnellini impauriti...ma erano volenterosi e non temevano la fatica. I nuovi lavori erano duri ma anche garanzia di un futuro migliore, i giovani intravedevano la possibilità di un futuro alternativo a quello che sembrava loro predestinato e queste nuove vie rappresentavano un orizzonte più' ampio e certamente più redditizio. I nostri "vecchi "sanno riconvertirsi al nuovo rapidamente, le donne collaborano fattivamente, impegnate in lavori domestici in famiglie benestanti, o in servizi di portineria o di lavascale in civici "da signori ", i più giovani studiano o imparano mestieri che garantiranno loro un futuro certamente importante. E poi i Nostri genitori o nonni...Per loro, in larga misura, due erano i lavori accessibili ed entrambi pesanti: trasporto mobili (traslochi) o trasporto carbone. A Genova era Piazza Terralba il punto di raccolta degli uomini addetti ai traslochi con “la chiamata” giornaliera della mano d'opera necessaria. Lavoro pesante e con orario "molto elastico" ma ben remunerato. Le braccia buone degli uomini della valle si fanno largo e questo lavoro diventa quasi totalmente monopolio dei figli della Val Trebbia. E poi "i carbonai"... con il riscaldamento ancora quasi totalmente dipendente dal carbone... gli uomini sfruttano per lavorare l'avanguardia creata loro dai tanti Molinelli, che lasciata nel tempo la frazione di Bertone (Comune di Ottone) si erano proiettati a Genova nel commercio, vendita e trasporto di carbone. Carbonai e Bertone: un binomio sinonimo di garanzia e di presidio sul territorio genovese. Ricordo tra i tanti i fratelli Celeste e Beniamino (Begname) Molinelli in zona Castelletto e con loro ilcompaesano Tony, mio padre Agostino (di Alpe) e Fiorindo, che, dall'alta Valle Borbera (Daglio) rimpingua la truppa. Da Celeste Molinelli arriva la prima perla di genuina qualità: il figlio Giacomo, illustre Primario dell'ospedale San Martino e Celesia. Un orgoglio per tutti. Da Bertassi, frazione di Ottone, ricordiamo Carlo e Agostino Capelli: un buon vicinato che si associa ai diversi Molinelli di Bertone. In Portoria come in altri quartieri genovesi il presidio è garantito. Poi, lentamente l'uso del carbone svanisce e i mitici di Bertone si arrendono al nuovo che avanza e all'età che incombe: si impongono così fisiologicamente scelte differenti. Traslochi e carbone...due strade differenti che però hanno permesso ai Nostri ed a noi un futuro migliore e diverso...Carbonai e traslochi: volti neri ma fatica ricompensata e costruttiva. Un po' del nostro benessere odierno nasce dal sudore e dalla faccia “sporca” e impolverata di nero carbone di quegli anni. Ci piace ricordare come eravamo. Figli della volontà e della fatica: sani valori da tramandare.Un grande grazie a Riccardo Molinelli, al suo dolcissimo e gentilissimo papà Renzo (di Bertone), ad Andreina di Barchi. Tutti insieme a rinfrescare la doverosa memoria...

Giovanni Zanardi

 
 (Articolo tratto dal N° 5 del 07/02/2019 del settimanale “La Trebbia”)

 

 

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