Statale 45, qualcosa pare muoversi... PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Giampiero Zanardi
Scritto da Giampero Zanardi   
Venerdì 10 Aprile 2015 05:32

Statale 45Val Trebbia... terra antica e un po' selvaggia, terra prigioniera di un passato difficile da dimenticare, terra che era ed è ancora, prigioniera di una Statale 45 che fatica a decollare. Terra a cavalcioni tra due Provincie che si baciano e si abbracciano come due amanti, ma forse lo fanno nel modo sbagliato.
Un versante genovese che, seppur lentamente, ha saputo nel tempo ed a piccole dosi, proporre sostanziali varianti al vecchio tracciato, un versante piacentino che fatica ancora a decollare.
Eppure, questa strada che è il comune denominatore tra l'Emilia e la Liguria, e l'anello che incorona un'unione di fatto che non è ancora in grado di confermarsi tale. Ma unione e curve, un vocabolo tutto italiano che suggella e incorona questo tracciato, un vocabolo dell'est Europa che è poco incline a rappresentare le difficoltà di crescita di un territorio. Eppur qualcosa pare muoversi, eppure questa politica sorda in tanti temi, qualcosa ha saputo raccogliere dalle costanti segnalazioni di abitanti e turisti.
Un tracciato dove purtroppo brulicano mazzi di fiori, un serpente in cemento amato da tanti motociclisti che scambiano il serpente per una pista, una lingua grigia che malgrado limiti e controlli pare offrirsi, dalla primavera fino all‘autunno inoltrato, come un circuito che semina croci. Non ci potrà essere sviluppo, non potranno esserci investimenti produttivi fino a quando i tempi di percorrenza e le garanzie d'incolumità fisica non faranno un decisivo passo in avanti.
In giorni di crisi importante e speriamo non irreversibile, non immagino possibili miracoli in tempi ristretti, ma una speranza la voglio coltivare: due Provincie che si sposano, hanno il dovere di parlarsi e di programmarsi, due Provincie che hanno una problematica in comune hanno il dovere di confrontarsi e di programmare un comune percorso.
Questo vorrei. Questa Statale 45 che tanto penalizza il territorio ed i suoi abitanti, deve lentamente adeguarsi al nostro tempo ed offrire un'opportunità in più. Se questo avanzamento non ci sarà, non ci saranno mai insediamenti produttivi capaci di intrattenere in loco i suoi eroici uomini. Non si può vivere solo di verde, aria buona e paesaggi incantevoli.
Eppure nutro ora la convinzione che qualcosa si stia muovendo... anche il parlarne tanto può essere già un segnale che il motore ha preso a girare. Ora, bisogna solo non mollare...

Giovanni Zanardi

(Articolo tratto dal N° 12 del 26/03/2015 del settimanale “La Trebbia”)


 

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