Un mattino, i ricordi mi bruciano dentro... PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Giampiero Zanardi
Scritto da Giampiero Zanardi   
Giovedì 07 Giugno 2012 00:00

Un mattino, nell'aria qualcosa di nuovo. Un mattino, una voglia di andarmene via... Un mattino, i ricordi mi bruciano dentro...

L'inizio di ogni giorno prende sempre spunto da un qualcosa, un ricordo, un entusiasmo, una speranza, spesso un sogno che la notte ha partorito e colorato di verde; talvolta, viceversa, un mattino nasce grigio se è frutto acerbo di una notte infausta figlia di un'abbondante libagione o dei troppi pensieri che aggrovigliano la mente.

Un mattino di quelli verdi mi mette le ali e la fantasia galoppa e mi riporta a cullare e a cullarmi nel cuore della mia terra d'origine. Non si vive nella culla, ma talvolta fa bene celebrare i ricordi, spesso può' fare solo bene soffermarsi sul passato, in particolare quando le batterie sono giù di tono e senti irrefrenabile il bisogno di tornare a dare fiato a quella parte genuina ed intima del tuo mondo che è asserragliata dentro di te. La mia Valle ha questo potere, s'insinua dolcemente ma prepotentemente nelle carni e trascina ricordi e fantasia in un tutt'uno ben assemblato. Tornano alla mente volti ormai lontani, personaggi che hanno segnato un'epoca, uomini e donne che hanno contribuito al cammino della Valle verso gli anni nostri. Quando poi viene lasciato spazio alla realtà mi rendo conto che ogni angolo del paese mio è collegato ad una figura ben precisa, ad un viso, ad un nome o forse più correttamente, al suo appellativo, che meglio l'ha contraddistinto ed identificato.

Paese mio che stai sulla montagna, disteso come un vecchio addormentato, paese mio ricco di tanti Giovanni e di tanti Pietro, di tanti Giacomo e di tante Maria, paese mio fosse per questi nomi veri, tanto inflazionati nel passato ma solo figli dell'ufficiale anagrafico stenterei a riconoscerti e a far girare la pellicola dei ricordi. Per me tu sarai sempre il mio nido e il mio rifugio, le radici delle mie radici, la terra di cento nomi che anagraficamente nulla dicono, ma parlano forte al cuore.
E noi figli o discendenti di questi nomi originali, partoriti da chissà quale fantasia e motivazione, navighiamo oggi per onorare con dignità la loro e la nostra gita terrena e per conservare e migliorare l'eredità morale ricevuta. Amare oggi la nostra terra è ammettere che le nostre esistenze hanno consolidato principi antichi, e che, seppur con tante difficoltà, cerchiamo di tramandare ai posteri. E' nelle sere d'estate, quando il paese si ripopola, che i ricordi affiorano maggiormente e spesso e volentieri la frase consueta è: ti ricordi come diceva quella buon'anima di....? Non è solo la celebrazione del passato, o la sagra del ricordo e di chi non c'è più, ma la certificazione della nostra fierezza d'esser figli di questi monti e di questa gente.

Quando attraversi il paese da cima a fondo, ogni porta riflette una storia ed un volto, ogni panchina viene associata a qualcuno, ogni finestra pare riflettere un figura, sulla falsariga di quel fermo immagine rivisto tante volte in quello che per la Valle è diventato un appuntamento annuale da non perdere: il magnifico presepe di Pentema. Imperiosa campeggia su Alpe la struttura polivalente dell'Associazione Amici Alpe, ma incamminandoti verso la parte alta del paese, non puoi fare a meno d'illuminarti nel vedere quello spazio che una volta veniva addobbato per la festa dell'Assunta: l'aia di Michelin. Cintato di "frasche", "il ballo", pareva un confettino degno d'addobbare la miglior vetrina del corso: si accendeva in quella improvvisata balera la voglia di vivere e di celebrare l'estate con due giornate di danze ed allegria... Che dire poi dei matrimoni celebrati in paese? In cima alla "vietta", al comparire della fresca coppia, partivano le note della fisarmonica e del piffero mentre sibilavano verso il cielo colpi di fucile, sinonimo ben augurante di felicità. Il paese celebrava questi avvenimenti tutto conciato a festa ed i fiori non mancavano in ogni angolo ed in ogni balcone... La cara Rita, ricorderà bene di cosa parlo, lei, che se la memoria non m'inganna, è stata l'ultima sposa a celebrare le nozze ad Alpe.

E' sempre sorprendente, osservare un bambino o un giovane, ed in lui o in lei, rivedere i connotati di qualcuno che l'ha preceduto... In questo tramandarsi, in questo passaggio di testimone, credo stia il significato vero e cristiano della vita: tutto continua. Anche a cavallo dei nostri monti che ascoltano silenziosi le acque limpide del Terenzone fluttuare verso il fondo valle, anche nelle nostre terre che osservano il dominante Monte Carmo, vale più che mai il messaggio della staffetta: corri meglio che puoi la corsa della tua vita e preparati a passare bene il testimone: la corsa non ha fine.

Un caro saluto a tutti i lettori.
 

Giampiero Zanardi

(Articolo tratto dal N° 22 del 07/06/2012 del settimanale “La Trebbia”)

 
 

 

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