Serate semplici e serene nei nostri piccoli paesi ancora senza la televisione PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Giampiero Zanardi
Scritto da Giampiero Zanardi   
Venerdì 30 Marzo 2012 10:10

E veniva la sera. Le giornate, allora come oggi, nella stagione invernale, avevano vita breve ed allo scoccare delle diciassette tutta la Valle e con lei anche Alpe era al buio. Dopo le scorribande sulla neve durate tutto il pomeriggio per noi bambini iniziava con la scomparsa della luce "l'agonia" dei compiti a casa, che ad essere sincero, non aveva vita lunga perché, terminate le operazioni legate alla mungitura delle mucche e le altre quotidiane faccende che in parte erano attinenti la legna necessaria per la sera ed la pulizia della stalla, arrivava il momento della cena.

Ora era la quiete per tutta la famiglia e la ghisa rovente delle stufe faceva il suo dovere senza rivendicazioni di alcun tipo. La cena era semplice ed il menù non offriva molta varietà perché in quegli anni il mangiare era quello offerto dal latte delle nostre mucche, dal formaggio e dalla pasta che le sapienti mani delle donne sapevano fare, dalla farina di grano e di mais, dalle patate frutto del lavoro della famiglia e dalle adorate castagne che si presentavano oggi come balletti, come "rustie" oppure come pelate: Restava poi il frutto ovattato del pollaio ed ecco che il cerchio era chiuso. Ancora oggi, la nostalgia per le pelate bagnate nel latte caldo è un ricordo meraviglioso.. .ancora oggi le formaggette e il latte di quei giorni sono un sapore che la mente ed il palato non riescono proprio a cancellare. Le abitazioni non erano disegnate da architetti di grido e neppure da architetti senza grido, ma rispondevano a quelle che erano le abitudini, le conoscenze e le esigenze di quei tempi. Nelle umili case, la regina d'inverno era la stufa. Uomini, donne, bambini ed anziani erano stufa-dipendenti, ed era grazie a lei, che richiedeva solo legna in quantità, se gli abitanti potevano resistere al gelo, al freddo e alla neve che in quegli anni non mancavano di colpire Alpe e tutta la Val Trebbia. Compagno fedele della stufa era il mitico "buffetto", quel tubo in ghisa che permetteva di soffiare aria nella stufa e favorirne l'accensione o il mantenimento della fiamma. Quando la cena era finita e la stufa stava sprigionando il massimo calore, aveva inizio il rito quasi quotidiano del "veggiare". Nella tormenta di neve e di ghiaccio che imperversa fuori, gli abitanti si muovevano verso altre abitazioni, spesso quelle dei parenti, e con le "rustie" che scoppiettavano sulla stufa, aveva inizio il magico rituale dei racconti e delle favole, degli aneddoti e dei problemi in essere per gli abitanti del paese. Era il momento del confronto e del relax, dell'amicizia e della solidarietà, del bicchiere di vino e dell'unione tra le persone che oggi purtroppo non è più facile da riscontrare. Fu grazie a queste serate ed al loro clima spassoso e vero che la pazienza e il buon modo dello zio Tommaso riuscirono ad insegnarmi il leggere e lo scrivere. Perchè, io come tanti bambini, di giorno avevo di meglio da fare, e leggere e scrivere erano allora la peggior allergia! Oggi, che le nostre case hanno televisore e computer, le serate sembrano più belle e più movimentate, ma in realtà, siamo solo attori/spettatori silenziosi e il dialogo tra le persone si è quasi annullato.

Serate semplici e complici, nei nostri piccoli paesi ancora senza la televisione, che ha poi segnato il grande cambiamento nelle abitudini delle nostre famiglie. Ora che il piccolo schermo condisce le nostre vite ed il nostro tempo, appare quasi impossibile vivere senza la sua presenza, eppure allora, anche senza schermo piatto, le migliori fiction erano quelle reali che si muovevano dentro le quattro mura di quelle misere abitazioni. Senza troppa polemica, ma un po' perché no, mi viene da dire che sé il cammino della televisione ha portato alla noia attuale che ci colpisce quando ascoltiamo "predicatori" in prima serata, davvero il piccolo schermo non, scusate il giro di parole, buca più lo schermo...

Si può allora non avere nostalgia di quei giorni? Solo di una cosa non ho nostalgia, io come tutti, ma allora nessuno era sfiorato da pensieri così rivoluzionari e innovativi... Per chi come me non conosceva altro che il paese era impossibile pensarci allora, e forse neppure immaginarlo, ma nelle case di allora mancavano totalmente i servizi igienici.. .A pensarci oggi, arrivano i brividi al solo pensare agli umani bisogni che colpivano di notte...Pare una barzelletta, ma era consuetudine di quei tempi vedere fuori dalle finestre delle camere da letto tanti vasi da notte che sostituivano i balconi fioriti.. .Quando negli anni a venire le prime case si attrezzarono con servizi esterni alla casa, già sembrava un successo, figuriamoci poi quando nel tempo a venire i servizi entrarono di diritto dentro le mura! Sembrava di aver varcato l'oceano e tutto sembrava così comodo!

Sarò monotono e nostalgico oltre misura, ma anche con tanti disagi e tanta miseria, non posso fare a meno di guardare a quei tempi con tantissima nostalgia.. . Nei miei primi anni, non ho conosciuto balconi fioriti, ma io come tanti, sono fiero di aver conosciuto il calore vera di una famiglia unita, sana e timorosa di Dio. Alla faccia dei "predicatori"!
 

Giampiero Zanardi

 

(Articolo tratto dal N° 13 del 29/03/2012 del settimanale “La Trebbia”)


 

 

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