I mitici anni sessanta e settanta per noi “povera gente di ieri” scesi in città a lavorare PDF Stampa E-mail

Valutazione attuale: / 3
ScarsoOttimo 
Articoli e racconti - Giampiero Zanardi
Scritto da Giampiero Zanardi   
Giovedì 20 Ottobre 2011 00:00

I visi sono bruciati dal sole, la pelle è arsa come carbone.. .In pieno contrasto a queste tinte da far invidia alle più incallite bagnanti, le sfavillanti bianche camicie che fasciano gli uomini arrivati dalla città. Il bianco ed il nero in perenne contrasto, il bianco ed il nero che diventano un tutt'uno negli uomini della Valtrebbia che ritornano d'estate ad assaporare integralmente i lidi natii. Sono gli anni a cavallo tra il mitici anni sessanta e l'avanguardia degli anni settanta.

A fronte del frenetico e rapido svuotamento dei nostri paesi avvenuto in quegli anni, l'estate riporta il pienone e mostra i primi riscontri dell'acquisito benessere sul fronte cittadino. Lavori duri e fatica strappata a piene mani non spaventano gli uomini della Valle che sputando sangue e sudore in riva al mare hanno lentamente trovato la gratificante soluzione ai malesseri economici che li attanagliavano nei luoghi di estrazione; le donne, al loro seguito, si prestano ai lavori domestici nelle benestanti famiglie genovesi contribuendo fattivamente al bilancio famigliare.

E' la storia di tutti, la storia comune, la seconda puntata di noi che eravamo povera gente. Quando scoppiava l'estate, i paesi si ripopolavano e mentre le donne sapevano mantenere il loro morigerato e consueto status, per gli uomini ogni occasione diventava buona per sfoggiare la voglia del così detto lasciarsi andare. Lo sfoggio della migliore camicia bianca indossata sulla pelle scura, frutto dei lavori duri all'aria aperta, era "il pass" che il vincitore orgogliosamente voleva mostrare, a testimonianza che le cose procedevano secondo le migliori aspettative.

A tutto punto, il guerriero si godeva il meritato riposo e l'amico migliore con cui condividere le giornate al paese era il classico bicchiere di vino in compagnia dei ritrovati paesani.. E in fatto di vino, alla faccia dell'avarizia, non si badava certo al portafoglio.. .Ma a quel tempo, a dispetto dei nostri giorni dove il consumo di alcolici partorisce tante sciagure, il tutto disegnava un quadro di sana e fantastica allegria che contagiava tutto e tutti senza produrre disastri.

Erano partite a carte interminabili, erano tavolate dove imperava l'amico bottiglione, erano battute e aneddoti, erano mani sanguinanti e callose che si cimentavano nell'antico gioco della morra con la bocca che sciorinava i numeri in sincrono con le dita sparate violentemente sui tavoli di legno. Erano "ciucche" memorabili che ancora oggi fanno parte della nostra storia, erano personaggi mitici e folkloristici che hanno, di diritto, lasciato un segno se è vero che ancor oggi tornano a galla nei racconti delle sere d'estate. Erano scene degne dei migliori comici che attiravano un pubblico di casa che alzando "il gotto" in compagnia contribuiva ad alimentare da par suo lo spettacolo...

I ricordi si fanno sorriso se rivedo questi "personaggi" impegnati nella più classiche feste di paese, un bicchiere in più (solo uno???...), un piffero e una fisarmonica e lo spettacolo schizzava di colpo nelle classifiche "dance" senza necessità alcuna di verifica e di sondaggio. Perché si sa, la musica è nel dna e polke e mazurke rendono meglio sotto la spinta del Sangiovese e della Bonarda...

Era allegria vera e spontanea, quella che ai giorni nostri latita, era un modo di vivere che purtroppo per noi è scemato col tempo, era il momento della liberazione dalle fatiche pesanti a cui i nostri uomini e le nostre donne erano soggiogati. Io, che come tanti in quegli anni ero un bambino, io che ho memoria di personaggi e di episodi, ancora oggi sento la mancanza di quei momenti pieni e dentro di me si agita un po' di sana invidia per quella generazione che tanto ha faticato ma tanto ha visto realizzato.

E noi che viaggiamo con l'ultima generazione del telefonino, noi che usiamo il web e ci chiamiamo "navigatori" crediamo di essere padroni d'ogni cosa perché facciamo sfoggio di bancomat e carte di credito, in realtà siamo solo tanto bisognosi di una risata spontanea e di un riscontro vero alla nostra frenetica velocità di azione.
 

Giampiero Zanardi
 

(Articolo tratto dal N° 36 del 20/10/2011 del settimanale “La Trebbia”)

 

 

Cerca nel sito

Traduttore - Translator

Iscriviti alla newsletter!

Amministratore

Alta Val Trebbia, Powered by Joomla! and designed by SiteGround web hosting

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per offrirti un servizio migliore. Per saperne di piu sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , vedere la nostra Informativa sui cookies.

Accetto i cookie da questo sito .

EU Cookie Directive Module Information