Porte sbarrate, un malessere che ti brucia dentro, una collezione di ricordi che affiorano PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Giampiero Zanardi
Scritto da Giampiero Zanardi   
Giovedì 07 Luglio 2011 00:00

Porte chiuse che fanno male a vedersi e gelano il sangue... Porte chiuse che cambiano di anno in anno la meravigliosa scenografia dei nostri piccoli presepi di montagna. Al cospetto dello sbarramento gelido dei muri di legno si aprirà tra pochi giorni la pagina dell'estate e i nostri piccoli abitati ritroveranno la loro fierezza e la loro piena vitalità, con le piccole frazioni che diventeranno alla pari, chiassose aie incorniciate al verde intorno. In questo radioso quadro una tinta stonata arriva e picchia pesante come un macigno rotolato a fondo valle: porte chiuse... Porte chiuse a significare che oltre quelle mura ora non c'è sorriso e non c'è vita: ora è solo il deserto.

Passare dal mare multietnico cittadino al nostro piccolo mondo è capace di innalzare l'asticella dell'attenzione a ciò che ci circonda, come d'incanto ritorniamo capaci di focalizzare meglio i volti, quelli nuovi, quelli consueti e purtroppo quelli mancanti.

E noi, che nel piccolo siamo nati e vissuti almeno un po', sappiamo bene come nel mare piccolo tutto si notizia, si amplifica e talvolta si deforma pure...Scoprire o sincerarsi di persona che dietro ad una porta serrata c'è una situazione difficile e talvolta irreversibile, prendere coscienza che il muro di legno altro non è se non la spia di un problema serio... noi Valtrebbini, almeno nei mesi estivi, non manchiamo mai di "segnare" il nostro territorio e se non compariamo all'orizzonte ben difficilmente c'è una nuova e diversa scelta di vita: non è mai casualità la nostra assenza...

Le motivazioni che possono farci assentare dai nostri monti e dalle nostre case quando il sole brucia la pelle, sono da ricercare nell'ingiurie del tempo, nei gravami lavorativi o peggio ancora nella salute che ha iniziato a fare le bizze. Porta chiusa è un malessere che ti brucia dentro, è una collezione di ricordi che affiorano, è il segnale di break, talvolta di resa e fine corsa, spesso è la vita che ha cambiato canale e nessun ripetitore o parabola potrà forse mai più sintonizzare.

Purtroppo per noi, il fiume della vita corre veloce come il vento e possiamo soltanto ringraziare il buon Dio ogni volta che apriamo il nostro uscio dando luce ed aria alle nostre case, aprendo i nostri cuori verso gli altri e dando davvero valore alle parole amicizia e solidarietà. Porta aperta è sintomo di trasparenza e di accoglimento, di apertura agli altri e disponibilità. Porta aperta vuol dire vivere, saper vivere.

Un antico e sempre valido modo di dire, figlio delle Scritture e del buon senso, recita che spesso viene chiusa a doppia mandata la porta di casa nell'attesa e nella paura dell'arrivo del ladro, che, sorprendentemente poi, passerà dalla finestra e ci regalerà l'amara e indesiderata sorpresa... A che serve quindi chiudersi agli altri e al mondo? Non ci resta che vivere quanto più è possibile alla luce del sole offrendo ai nostri simili la nostra mano e il nostro orecchio.

non ci resta che vivere sapendo che anche la nostra porta prima o poi resterà chiusa e allora è oggi che noi possiamo e dobbiamo rallegrarci, offrendo un sorriso e un abbraccio a chi, anche nelle difficoltà della vita, non chiude la sua porta ed il suo cuore...Allora è oggi che noi dobbiamo vivere e ringraziare il cielo di questo regalo meraviglioso che in ogni istante si chiama vita.

Nella ruota del nostro esistere troveremo ancora porte chiuse e molte di queste mai più vedranno luce, al cospetto avremo il piacere di riscontrare volti nuovi che andranno a coprire i vuoti mancanti. In questa nostra verde Valle dove una generazione che ci ha dato il benessere e ci ha mostrato sul campo il significato vero della famiglia volge ora al tramonto, un volto nuovo che s'affaccia nei nostri monti è il miglior omaggio che la nostra terra possa ricevere.

E così, tra abitazioni chiuse e case invitanti e rimesse a nuovo, tra volti nuovi e figure antiche, il film della Valle continuerà seguendo l'altalena della vita.
 

Giampiero Zanardi

 

(Articolo tratto dal N° 26 del 07/07/2011 del settimanale “La Trebbia”)


 

 

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