| Solidarietà e sogni nel cuore, ingredienti indispensabili per rivitalizzare la nostra valle |
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| Articoli e racconti - Giulio Saccomandi | |
| Scritto da Giulio Saccomandi | |
| Lunedì 09 Febbraio 2009 01:00 | |
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Gli indicatori reali della crisi non sono certo limitati al crollo della borsa, al Pil gravemente malato e alle nere previsioni sul futuro dell’economia occidentale. Da noi crisi vuol dire diminuzione del potere d’acquisto e graduale rinuncia a una serie di piccole, grandi cose che prima potevamo concederci senza problemi e ora, invece, dobbiamo misurare con il contagocce. Ma soprattutto crisi vuol dire mancanza di lavoro, aumento del precariato, salari inadeguati, diffusa incertezza su molte cose che un tempo erano i pilastri della nostra economia. E’ evidente che la globalizzazione diviene una sfida accettabile e giocabile quando le regole del gioco sono uguali per tutti. Fin quando certi paesi potranno permettersi il lusso di pagare pochissimo i lavoratori e presentare quindi sul mercato globale prodotti a costo assolutamente imbattibile, gli imprenditori occidentali saranno fortemente tentati di migrare in quei paesi e mettervi su impresa. E’ chiaro che così non si risolve il problema dei nostri giovani e della nostra società ed è altrettanto chiaro che non possiamo vivere prevalentemente di tecnologia e di industria come pretendiamo di fare oggi, rifiutando quelle attività che un tempo erano l’economia reale delle nostra valle. Se i nostri giovani non vogliono più fare i contadini e gli allevatori la colpa non è soltanto loro ma soprattutto di un sistema mediatico che presenta il vivere giornaliero come una continua sfida per vincere, dalla quale escono, "massacrati psicologicamente" molti nostri giovani incapaci di pugnare. Occorre dunque fare un passo indietro e tornare a dare valore alle cose vere, reali, producibili nei luoghi dove viviamo e in essi fruibili. Per fare questo bisogna però ricostruire quel tessuto sociale che sta alla base di ogni seria società organizzata e che si chiama principalmente solidarietà. Aggregazione e solidarietà devono necessariamente tornare a vivere non soltanto in certe "bolle sociali" ma in tutta la società. Come dire che se continueremo a vivere sperando nella ricchezza facile e nel lavoro comodo, saremo destinati a finire, nel giro di pochi anni, alla mercé di quei paesi che producono beni di consumo a basso costo, con conseguenze politiche ed economiche oggi difficilmente immaginabili. Per rivitalizzare la nostra valle occorre seguire l’esempio di madre natura. Non ci sono maschi dove non stanno le femmine. Occorre dunque fare in modo che la nostra valle metta la donna al centro delle sue attenzioni offrendo attività ben remunerate, garanzie di servizi sociali per l’infanzia e per la famiglia, centri sportivi e ricreativi di un certo profilo. Cose che oggi sono assai rare. Con questo sistema saranno le giovani donne a scegliere la nostra valle per abitarvi tutto l’anno e crescervi i figli e, conseguentemente, i nostri giovani uomini si adegueranno alle loro scelte. Come fare e cosa fare? Difficile dirlo. Si potrebbe iniziare con una politica regionale volta a sostenere in modo più congruo il ritorno all’agricoltura e all’allevamento e, contemporaneamente, facilitare la concessione a privati di un certo numero di Aree di Caccia e Pesca. La valle è ora ben popolata da ungulati e una gestione della loro caccia più mirata, affidata a persone capaci e responsabili, potrebbe portare dal confine piacentino fino a tutto il comune di Torriglia, diversi posti di lavoro se si tiene conto del personale necessario per la vigilanza, la pulizia dei boschi, la conduzione amministrativa e logistica delle Aziende Faunistico Venatorie. Tra l’altro, con questo sistema, si ridurrebbe fortemente il fenomeno del bracconaggio e si potrebbe forse pensare alla ricostruzione di un serio ceppo faunistico di lepri e di pernici rosse, tipiche abitanti di questa valle e ora ridotte a pochi esemplari per la mancanza di coltivazioni, per la progressiva forestizzazione della vallata che la fa assomigliare, in Estate, più a una foresta amazzonica che a una valle appenninica e per l’inevitabile impatto dei nocivi sulla lepre. Si potrebbe anche sviluppare l’industria del mobile di qualità. Di norma quando una valle torna a vivere di vita propria e non rappresenta soltanto il luogo di vacanze estive o di caccia o di una sgambettata in quota o di una folle corsa in moto che non lascia altro che vittime sull’asfalto, attira anche altre attività. Ogni seme, in economia, può dare più frutti, se viene correttamente piantato, curato, gestito. E’ certo che al momento il sistema burocratico nel quale siamo tutti inseriti, costruisce immobilismo e pigrizia di fare impresa ed è evidente che la politica e la produzione di nuove leggi più facilmente fruibili, con la conseguente abolizione di quelle che ora ingessano l’economia valligiana, sono indispensabili per tornare a dare vita a questi monti ma alla base di tutto resta una solidarietà che, giorno dopo giorno, è sempre più debole. E’ qui dove noi tutti possiamo fare qualcosa, nel nostro piccolo, cercando di accogliere e di sostenere le persone di buona volontà che guardano a questi monti con dei sogni nel cuore. Giulio Saccomandi
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