La favola della cuoca sapiente PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Caterina Saias
Scritto da Caterina Saias   
Giovedì 12 Febbraio 2009 01:00

C’era una volta un Re.

 C’è sempre un Re in ogni favola che si rispetti, direte voi; ma questa è una storia speciale, non è una favola come le altre, dico io.

 Questo Re non era ricco come i re delle favole. Non aveva ville e castelli lussuosi, non aveva mantelli di broccato e gioielli costosi, non aveva le cose che hanno gli altri Re. Ma era un Re amato e rispettato dai suoi sudditi e lui era felice. Aveva una moglie che amava molto e tre figlie e due figli che erano la gioia della sua vita.

Era il Sovrano di un piccolo Regno. D’inverno, all’alba, il sole si accendeva su monti innevati, sollevava sprazzi di luce dai cristalli di ghiaccio posati sui rami degli alberi e, dopo aver vagato nel turchese del cielo, andava a tuffarsi nel rosso del mare, accendendosi alle spalle una coda di stelle.

Il suo Regno era suddiviso in cinque parti e lui le visitava, secondo le stagioni, per aiutare i suoi sudditi a coltivarlo e far capire loro che ogni parte era egualmente importante e che ciascuno di essi occupava un posto nel suo cuore.

Così, andava in primavera ad arare i campi con i suoi contadini; amava il profumo della terra bagnata che si asciugava al sole e si divertiva come un bambino a vedere i lombrichi che si nascondevano sotto le zolle appena rivoltate.

Amava passare la notte con i pescatori e lanciare le reti tra i raggi argentati di luna e  fermarsi ad ascoltare i rumori del mare, mentre le lampáre dei gozzi dondolavano pigre specchiandosi nell’acqua.

Passava ore a passeggiare tra gli orti assaporando il profumo intenso del basilico, staccando dalle piante i pomodori che mangiava a piccoli morsi gustandone il succo. 

In autunno camminava giornate intere tra i pampini e i grappoli d’uva dorata esposti al sole. Saliva tra i muri a secco a controllarne la maturazione, guardava i giardini  erbosi strappati alla roccia e si lasciava accarezzare dalla brezza del mare, respirando  il profumo della salsedine che saliva dagli scogli. 

Osservava dall’alto il volo dei gabbiani ascoltandone i gridi e ridendo dei loro tuffi tra i banchi di pesce che serpeggiavano tra le onde. 

C’erano pinete nel suo regno incantato, e piante di agrumi come alberi di natale addobbati, pascoli alti dove le mucche pigre ruminavano piano tra fiori gialli e timide margherite, ulivi antichi, dimora di uccelli chiassosi, carichi di frutti morbidi e polposi. 

Portava con se sua moglie e i suoi figli negli spostamenti. 

In ogni terra aveva una piccola casa e la notte, abbracciando sua moglie, le raccontava della giornata trascorsa. 

I ragazzi, nelle loro stanze, sentivano  il brusio delle voci e si addormentavano  ascoltando le risatine sommesse dei genitori. 

I suoi sudditi si sentivano parte di un insieme che Egli con il suo amore sapeva riunire. 

Un brutto giorno il buon Re non si svegliò. La sua anima era volata in cielo tra i gabbiani, era arrivata tra le stelle che amava tanto e la volta Celeste era diventata la sua casa. 

Il suo regno divenne triste. E venne l’inverno lungo e rigido. La primavera non arrivava. Non spuntavano fiori, non tornavano le rondini. Il mare era grigio e tempestoso e nessuno sorrideva. I figli del Re litigavano tra di loro. Ciascuno di essi si sentiva in diritto di essere Re. Il Re non faceva differenze tra i figli e se ne era andato senza dire nulla. Per Lui non contava né l’età, né il fatto che fossero maschi o femmine. 

Il piccolo Regno si stava sgretolando. Tutti si sentivano orfani e nessuno aveva il coraggio di ricominciare. 

Un giorno la moglie del Re proclamò un editto. Ai sudditi venne ordinato di presentarsi in un tal giorno a Sua disposizione e tutti dovevano portare i prodotti del loro lavoro. 

Sommessamente, puntuali arrivarono. Erano pronte le tavole che, piano, piano, si riempirono di doni. Bottiglie di vino e di olio svettarono come pinnacoli sulle tovaglie bianche. 

Con le sue mani sapienti, la moglie del Re preparò pasta fumante di verde vestita e dolci cosparsi di impalpabile neve e torte ricoperte di marmellate dorate...

E poi pani croccanti e pesci profumati colorarono la tavola insieme a formaggi cremosi. 

Le persone cominciarono a sorridere. Era bello ritrovarsi dopo tanto dolore. Spuntò il sole, che con il suo calore scaldò i cuori. 

Tutti guardarono in alto. Su una nuvola era disegnato il profilo del Re. Dall’alto li scaldava con la forza del Suo Amore. Erano un popolo e, come quei frutti sulla tavola, dovevano restare uniti. Insieme avrebbero vissuto il futuro e, riunendo le loro forze, avrebbero continuato a vivere il regno incantato. C’era voluta l’idea di una donna saggia, di una cuoca sapiente per farglielo capire. 

Così, La moglie del Re venne proclamata a furor di popolo Regina! 

E tutti vissero felici e contenti.


Caterina Saias

 

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