L’ agonia della Strada Statale 45 PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Marco Bergonzi
Scritto da Marco Bergonzi   
Martedì 15 Giugno 2010 00:00

Quando alcuni anni fa la “45” mantenne lo status di Strada Statale, io ero tra coloro che lo giudicavano un fatto positivo, ritenendo che il passaggio a “provinciale” potesse significare un declassamento che avrebbe comportato minori risorse per manutenzione ed opere di ammodernamento: mai previsione si è rivelata più sbagliata.

Nessuna delle strade di competenza della Provincia di Piacenza si trova in condizioni neppure lontanamente paragonabili a quelle della Statale di Valtrebbia e ciò va sicuramente ascritto a merito dell’amministrazione provinciale; per queste strade i piani di ammodernamento e di manutenzione, compatibili con le risorse disponibili della Provincia, assicurano il mantenimento delle infrastrutture.

La statale 45 invece, nonostante le tantissime sollecitazioni all’Anas dell’Emilia Romagna, competente in merito, versa in uno stato di degrado e abbandono che ha raggiunto livelli inverosimili e non più sopportabili, in modo particolare nella parte alta.

Percorro la SS45 fino alla Provincia di Genova, non meno di un centinaio di volte l’anno, pertanto conosco bene ogni tratto, ma questa estate ho avuto occasione di esaminarla metro dopo metro, poiché l’ ho percorsa tutta a piedi (80 km in 4 tappe), da Piacenza a Rovegno (GE).

A piedi si è immersi in una natura splendida che ti circonda e ti offre panorami, odori e colori che ti rimangono dentro e grandi silenzi che solo alle brezze di prima mattina è consentito interrompere.

A piedi si vedono particolari che sfuggono in auto, come i tanti cippi seminascosti dalla vegetazione, che si aggiungono ai tanti che sono ben visibili ai bordi della strada e che ricordano vite e storie che si sono fermate di colpo, proprio lì.

Un bellissimo articolo del Corriere della Sera del 30 Luglio 2007, paragona la SS45 alla mitica Route 66 americana, certo la nostra non è una “coast to coast”, ma ha anch’essa una lunga storia, e mette in comunicazione tutta l’area della pianura padana con Genova ed il mar Ligure, attraverso scenari naturali di una ricchezza straordinaria.

Oggi la strada di “una delle valli più belle del mondo” si è trasformata in una delle più pericolose e trascurate: mancanza di mezzi di protezione su dirupi e strapiombi, muretti laterali crollati e rimpiazzati con rotoli di reti plastica che non trattengono neppure un pedone, guard rail divelti e sporgenti come spade, che rappresentano pericolosissime insidie per ciclisti e motociclisti, che anche cadendo a 20 all’ora possono rimanerci infilzati, segnaletica in pessimo stato e spesso fagocitata dalla vegetazione e così via, l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.

Se fossi colui che ha competenza per la manutenzione della statale avrei paura delle mie responsabilità, dal momento che uscire di strada anche a bassissima velocità può significare precipitare in una scarpata, trascinandosi dietro l’inutile nastro di plastica bianco e rosso posto a delimitare la carreggiata: in queste condizioni, anche un banale incidente può avere conseguenze gravissime, chi può dire quante tragedie in questi anni si sarebbero potute evitare, o avrebbero avuto conseguenze meno gravi se fossero state ripristinate le misure di sicurezza minime ed indispensabili?

Non mi pare dia un particolare contributo in argomento, la recente discussione sui limiti di velocità in alcuni tratti della statale, dal momento i limiti stabiliti nel codice della strada sono ovunque ritenuti corretti, anzi spesso vengono abbassati in modo irrazionale con il duplice scopo di sollevare dalla responsabilità in caso di incidenti l’ente proprietario della strada, e dall’altro consentire l’appostamento di autovelox che sanzionano il mancato rispetto li limiti difficilmente rispettabili, posti senza alcun riguardo alla sicurezza,  ma in molti casi, solo per far cassa ( in caso contrario dovrebbero essere posizionati all’ingresso dei centri abitati onde moderare la velocità di attraversamento e non alla fine, magari pochi metri prima del ripristino del limite extraurbano dei “90”).

Una strada in queste condizioni rappresenta anche un inequivocabile segno di disinteresse nei confronti della gente che abita in montagna e che è costretta a percorrerla in continuazione per ragioni di lavoro o di studio, ma anche un deterrente per coloro che potrebbero anche pensare di trasferirvisi se potessero contare su una via di comunicazione in condizioni decenti (con buona pace di tutte le teorie di contrasto allo spopolamento delle aree di montagna).

Chi è nato qui ha un forte legame con il proprio paese; anche coloro che sono scesi a vivere in città per la mancanza di opportunità professionali in luoghi in cui non è facile rimanere a vivere, ma dai quali è ancor più duro andarsene, tornano nel fine settimana o nei periodi di vacanza in Valtrebbia e non si meritano una strada in queste condizioni.

E non se la meritano neppure gli autisti dei mezzi pubblici che quotidianamente la percorrono avanti ed indietro, anzi l’Anas dovrebbe riconoscer loro una sorta di “indennità di rischio”, o gli uomini delle forze dell’ordine che operano sul territorio e neppure i camionisti, che per giunta, sono costretti a percorrere strade alternative, allungando sensibilmente il percorso, dal momento che la 45 è interrotta a metà per i mezzi “pesanti”, poichè il ponte di Lenzino è chiuso ai mezzi di peso superiore a 5 tonnellate e quindi aumentando i costi per quelle coraggiose attività imprenditoriali che resistono in una zona che deve sopportare il disagio di una strada impercorribile.

Forse se chiunque si trovasse a subire un sinistro o comunque un danno collegabile in qualsiasi modo all’incredibile stato della SS45, agisse contro l’ente responsabile della strada chiedendo il risarcimento dei danni, forse qualcosa potrebbe cominciare a muoversi; in realtà non dovrebbe neppure essere necessario arrivare a questo : dopo tanto tempo sarebbe ora che maturasse il diritto ad una soluzione, per i tanti che da troppo l’aspettano, per tutti.

Grazie per l’ospitalità

 

Marco Bergonzi

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Giugno 2010 08:55
 

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