Mozione contro la privatizzazione dell'acqua presentata dal PD in Provincia a dicembre 2009 PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Marco Bergonzi
Scritto da Marco Bergonzi   
Mercoledì 16 Giugno 2010 00:00

Premesso 

-          che la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno – priorità 2003-2006 – affermava, al paragrafo 5, “essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.

 

-          che la risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 ha dichiarato “l’acqua come un bene comune dell’umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.

 

Visto

 -          che il Governo del nostro Paese sta procedendo forzatamente in direzione dell’obbligo della gestione privatizzata del servizio idrico integrato, tramite l’approvazione del decreto legge DL 25 settembre 2009, n.135 dal titolo “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee“;

 

-          che sulla questione “servizi pubblici locali” non esiste nessun obbligo comunitario, nessuna procedura di infrazione è stata avviata nei confronti dell’Italia in riferimento all’affidamento dei servizi pubblici locali, né tanto meno su quello idrico integrato, per cui non si giustifica l’urgenza della discussione forzata dei contenuti dell’art.15 del Dl 135/09, senza la minima concertazione con i cittadini, con le comunità locali e soprattutto con il Parlamento, culminata nella scelta del voto di fiducia;

 

-          che tale atteggiamento anzi è in netto contrasto con la posizione espressa dal Parlamento Europeo nella risoluzione approvata il 12 marzo 2009 sulle risorse idriche, in vista del quinto Forum mondiale dell'acqua a Istanbul dal 16 al 22 marzo 2009, nella quale si ribadisce il fatto che “la distribuzione di acqua è estremamente disuguale, mentre dovrebbe essere un diritto fondamentale e universale e che il livello locale è il più pertinente per definire e gestire la materia”, dichiarando quindi “che l'acqua è un bene comune dell'umanità e che l'accesso all'acqua potabile dovrebbe costituire un diritto fondamentale e universale; chiede che siano compiuti tutti gli sforzi necessari per garantire, entro il 2015, l'accesso all'acqua potabile alle popolazioni più povere” e che “l'acqua va proclamata un bene pubblico e dovrebbe essere posta sotto controllo pubblico, a prescindere dal fatto che sia gestita, interamente o parzialmente, dal settore privato;

 

Considerato

 

-          che tale norma obbliga i Comuni a vendere quote delle aziende che gestiscono i servizi idrici integrati indipendentemente dalla programmazione, dalla qualità del funzionamento, dal grado di soddisfazione delle comunità locali, costringendo le Amministrazioni Locali ad accelerare operazioni che porteranno solo pochissimi grandi gruppi privati a trarre vantaggio da una svendita di tale portata;

 

-          che non sono ad oggi contabilizzabili i danni economici che saranno arrecati ai Comuni da un simile provvedimento ;

 

-          che nel nostro Paese esistono esempi di buon governo dei servizi idrici integrati e che la loro qualità è assolutamente riscontrabile sia presso gestori a titolarità esclusivamente pubblica che presso gestori a titolarità mista (pubblico-privata);

 

-           che i modelli adottati negli altri Paesi Europei testimoniano scelte differenti sulla gestione, con sistemi che passano da una gestione interamente pubblica ed efficiente (Germania) a forme miste come quelle francesi fino ad arrivare a gestioni interamente private, ma hanno una scelta comune di base:l’aver istituito un sistema di controllo pubblico molto forte a tutela dell’interesse generale;

 

-           che nel nostro Paese mancano ancora infrastrutture idriche complete, si rilevano, ogni anno, dispersioni della risorsa pari a circa il 30% del totale dell’acqua immessa in rete; più della metà dei cittadini italiani non gode ancora di un sistema di depurazione nei proprio territorio; mancano ancora meccanismi efficaci per la verifica dell’evasione tariffaria e dei prelievi abusivi;

 

Il Consiglio Provinciale di Piacenza

CHIEDE

-          al Governo di abrogare immediatamente l’art.15 del Decreto Ronchi e di riprendere  la discussione sulla Riforma del Sistema di Gestione dell’acqua, partendo da alcuni punti fermi:

-                     il riconoscimento del valore pubblico dell’acqua e delle infrastrutture idriche (acquedotti, fognature impianti di depurazione);

-                     il controllo, la tutela, la valorizzazione ed il risparmio della risorsa idrica da utilizzare con criteri di solidarietà, anche salvaguardando aspettative e diritti delle generazioni future, anche facendo riferimento al patrimonio ambientale;

-                     -la necessità di investimenti certi che non possono derivare esclusivamente dalla tariffa a carico dei cittadini- contribuenti-consumatori ;

-                     l’autonomia di scelta dei Comuni, affinché gli Amministratori Locali rimangano gli interlocutori sul territorio che rispondono dell’efficienza e della qualità del servizio, della soddisfazione dei cittadini amministrati.

 

-          al Governo di stanziare una cifra congrua, nell’arco dei prossimi anni, da destinare agli ambiti territoriali ottimali al fine di eseguire investimenti finalizzati alla riduzione delle perdite della rete idrica evitando che l’assenza di tali investimenti determini innalzamenti del costo del servizio a carico dei cittadini;

 

-          al Governo di creare un’autorità indipendente a tutela dell’interesse pubblico, che vigili sull’andamento delle tariffe in rapporto alla qualità dei servizi erogati ed alla loro efficienza, al fine di non esporre i cittadini, utenti del servizio idrico alle speculazioni dei privati;

 

-          al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, di procedere nella verifica di costituzionalità del decreto Ronchi per verificare se ci siano o meno "forzature" rispetto alle competenze regionali che calpesterebbero "la leale collaborazione istituzionale".

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Giugno 2010 08:54
 

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