Alberi di Liguria PDF Stampa E-mail
Ettore Giuseppe Fabiano
Scritto da Ettore Giuseppe Fabiano   
Giovedì 21 Gennaio 2010 00:00

Non molto tempo  fa ho intrapreso una indagine conoscitiva degli alberi che vivono  nell’ambiente che frequento abitualmente d’estate.

La zona è disposta sui versanti della dorsale che divide il torrente Fallarosa, affluente del torrente Pentemina  , dal torrente Laccio ; in questa dorsale sono compresi i monti “Bric delle Croce” (m.856 s.l.m.) ,” Carcagno” ( m.946 s.l.m.) , “del Cardinale “ (m.947 s.l.m.) , “Poggio del Papa” (m. 888 s.l.m.) nel primo tratto di dorsale ,disposto in direzione Sud-Est  Nord-Ovest . e i monti “di Luega”  ,(m.947 s.l.m.) e “ monte Moro di Montoggio (m.. 936 s.l.m..) , disposti nell’ultima parte di dorsale, in direzione Est  Ovest .

Quest’ultima parte della dorsale scende verso Bromia dove i due torrenti Laccio e Pentemina si incontrano e , sommando le loro acque, iniziano il torrente Scrivia .

E’ stato necessaria questa divagazione in quanto i due versanti della dorsale hanno climi diversi e quindi vegetazione dissimile : il versante verso il torrente Fallarosa ,d’inverno è soggetto al vento freddo che proviene da Nord-Est ( Grecale) , poco esposto al sole e pertanto umido ( o luvegu come dicono in paese) e soggetto a forti gelate e galaverna ; il versante verso il torrente Laccio è soleggiato e anche d’inverno in talune posizioni con temperature godibili.

D’estate i due versanti presentano quasi uguali condizioni; il versante verso il Fallarosa è sempre più umido del versante verso il Laccio : questa condizione fa si’ che la composizione del legname sia diversa ; più duro e compatto il legno degli alberi del versante Fallarosa più fibroso il legname del versante verso il Laccio.

Tendenzialmente sono dominanti :

-           il castagneto , con castagni innestati  in tempi non recenti  e quindi domestici e castagni selvatici  , taluni anche di grossa mole e alcuni alberi di specie diversa .

Su di un albero di castagno, seccato in piedi e da noi tagliato abbiamo calcolato , contando gli anelli di accrescimento , circa 180 anni di età.

-           il carpineto dove, pur predominando il carpine nero, sono presenti altre varietà e che si presenta sotto forma di bosco ceduo ( molte ceppaie con alberi non molto alti )

-           alcuni areali , molto limitati ( data l’altezza sul livello del mare inferiore a 850 metri), sono a faggeta

-          alcuni areali contengono essenze arboree quali pini , abeti ,  tassi e varietà diverse ; sono frutto di rimboschimenti dissennati perchè non hanno comportato variazioni sensibili all’economia dei posti e hanno portato essenze non indigene.

Premessa necessaria per descrivere questi agglomerati di piante è accennare al fatto che l’economia dei paesi che sfruttavano questi boschi verteva , in gran parte , sulla coltivazione del castagno ( lavorazione nei “secchesi” delle castagne secche)  e sulla trasformazione del legname in carbone di legna .

Inoltre non bisogna dimenticarsi della risorsa alimentare costituita dalle castagne ( io aggiungerei anche sociale , pensando alle veglie in cui tutti si riunivano intorno ad un fumante piatto di pelate) , che allora erano cucinate in molti modi.

Ho preso in esame solo il castagneto e il carpineto , che mi parevano più interessanti per le loro doti peculiari.

Nel castagneto sono presenti alberi anche di grossa mole , per lo più destinati a collassare a causa di condizioni meteo (es:galaverna del 1995) che i vecchi del paese non ricordavano essersi mai verificate a memoria d’uomo : si conoscono ( in paese ) undici varietà diverse di castagne denominate verdone , buloivai , vallebone , russain , peunne , navunne , tusette , ciapasse , petacche , sraeghette , sraeghe . Di ciascun tipo riconoscibile dalla forma del frutto (dimensione, colore e sfumature di colore , disegno) i vecchi del paese davano anche le prescrizioni sull’uso alimentare ( un tipo va meglio per la caldarroste l’ altro per le pelate e cosi’ via ) . In qualche caso si riconoscono , nel fitto bosco , le modalità con cui si piantavano gli alberi ; si vedono molti alberi piantati quasi a definire le linee di livello e a distanze ben precise fra un albero ed un altro.

Nel castagneto sono presenti altre essenze ma in percentuali  bassissime.

 

Il carpineto  , cresciuto come bosco ceduo , era sfruttato per il prelievo di legname adatto alla trasformazione in carbone di legna  e per prelievo di legname per il riscaldamento domestico e per la cottura dei cibi.

Nel carpineto sono comprese molte altre varietà , anche se in percentuale limitata : il carpine e il nocciolo predominanti erano apprezzati come il miglior legname da fuoco .

Varietà  presenti nel carpineto :

-          il carpine nero  (ostrya carpinifolia) predominante ed il carpine bianco (carpinus betulus)

(in genovese ambedue chiamati “carpe”)

-          il nocciolo (corylus avellana) che tutti conoscono

( in genovese “nissoa”)

-          il corniolo nelle due varietà corniolo,vero e proprio (cornus mas), e sanguinello ( cornus sanguineum)

(in genovese “curna”  e “sanguinin”)

-          il sorbo nelle varietà comune (sorbus domestica) , montano (sorbus aria) , degli uccellatori (aucuparia) senz’altro il più frequente, baccarello (sorbus torminalis) raro.

(in genovese “sciurbue” nome utilizzato anche per le nespole )

-          il sambuco

(in genovese “sambugu”)

-          l’acero nelle varietà comune (campestris) dalla corteccia particolare, (opulum) dalle foglie tondeggianti

(in genovese “axia’ ” e “oeppiu”)

-          il maggiociondolo (laburnum anagyroides)

(in genovese  “asburnu”)

-          le querce nelle varietà roverella (quercus pubescens) cerro (q.cerri) ed altre varietà immesse con rimboschimenti vari

(in genovese “rue”  e “seru”)

-          il frassino nelle varietà frassino (fraxinus excelsior) e orniello o frassinello (f.ornus).

(in genovese ambedue “frasce”)

-    la fusaggine (evonimus europaeus) dai frutti , rosso arancio ,che sembrano cappelli da cardinale e che prende il nome dall’uso che veniva fatto di costruire con questo legno i fusi per filare.

(in genovese “fusaen”)

-          il biancospino o azzeruolo (craeteguss monogyma , craetegus oxicanttha) dai piccoli fiori bianchi e dai frutti rossi  alimento di molti piccoli passeracei.

(in genovese “meiette”)

-          il tiglio (tilio cordata ?) utilizzato per fare montanti di  scale (scale superate dall’alluminio) e pertanto, nei tempi andati , ripulito da tutti rami che potevano comportare nodosità deleterie nelle costruzione delle scale ,costituendo un punto di rottura.

(in genovese “teggia”)

-          oltre alle essenze  indicate  nei limiti piu alti del carpineto compare qualche faggio ed esistono altre essenze ,  anche se in numero limitato come i ramni. Non esiste nella zona nessun ontano. Esiste qualche nespolo (pumilus germanica) , relitto di coltivazioni antiche (o ne esistono solo i tronchi secchi)

Vicino ai paesi esistono pruni , meli ormai inselvatichiti qualche pero , ciliegi  e l’ormai onnipresente ed infestante prugnolo , dai frutti di un bel colore blu che molti mettono nella grappa.

Non mi dilungo oltre : se il materiale è interessante si potrà parlare in futuro dei vari usi di questi alberi  , intendendo l’uso alimentare dei frutti , l’ uso del legname nella costruzione edilizia , nella falegnameria ( mobili e attrezzi) , nella trasformazione in carbone di legna (quanti sanno come si faceva , quali fatiche e sacrifici  richiedeva ....) .

 

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