| Come è bello potersi dire ancora: ciao! |
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| Articoli e racconti - Marco Gallione | |
| Scritto da Marco Gallione | |
| Venerdì 13 Marzo 2009 06:17 | |
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Milano, una mattina qualunque di un giorno qualunque esco di casa per andare lavoro. Il solito tragitto fino alla fermata della metropolitana insieme alle solite persone che vedo ogni mattina, incolonnati sul marciapiede ognuno immerso nei suoi pensieri. Al primo attraversamento pedonale bisogna fare attenzione, nessuna auto si ferma per fare passare i pedoni sulle strisce, anzi i guidatori guardano con un po’ di fastidio quella persona che vorrebbe attraversare la strada proprio quando loro arrivano con la loro auto; finalmente posso raggiungere il lato opposto della strada e continuare il mio tragitto. Scendo in metropolitana e aspetto che arrivi il primo treno, mi metto ad aspettare in un punto in cui credo di potere trovare delle carrozze meno affollate; dopo qualche minuto la metropolitana arriva e apre le porte: un muro di persone davanti all’ingresso ed ognuna guarda come per dire “Non vorrai mica salire?”, eppure alle loro spalle ampie zone di carrozza vuote fanno capire che il treno non è così pieno, ma nessuno vuole perdere il proprio privilegio di essere il primo a scendere alla fermata successiva, la stazione di Loreto dove tantissime persone scendono e altrettante salgono. Insomma: o chiedo di lasciarmi passare o tento di sfondare il muro umano oppure aspetto il treno successivo; opto per l’ultima soluzione perché le prime due sicuramente darebbero origine ad una discussione che preferisco evitare. Il secondo treno è pieno ma perlomeno riesco a salire. Davanti a me, seduto, un signore sta leggendo il giornale tenendolo aperto con le braccia che quasi vanno a sbattere sui volti dei vicini di posto. Alcuni ragazzi stanno facendo schiamazzi seduti nella fila di sedili successiva e davanti a loro, in piedi, una signora anziana e una donna incinta devono fare delle acrobazie ogni volta che il treno arriva, frenando bruscamente, in una stazione. Ad una fermata, una persona che sosta davanti alla porta viene apostrofata con svariati epiteti da chi deve scendere. Finalmente arrivo alla mia stazione e scendo riflettendo su come, ogni mattina, le persone siano sempre così mal disposte verso il prossimo. Allora mi viene in mente il mio paese, in Val Trebbia. Penso a quando al mattino, quando si esce di casa, ci si saluta con ogni persona che si incontra e con quasi tutti si scambia qualche parola, sul tempo, sui parenti, sui funghi, una battuta scherzosa. Penso a come a volte capiti che la stessa persona la incontri più volte ed ogni volta la saluti nuovamente come se fosse la prima volta che quel giorno la vedi. Penso alle lunghe code nel negozio di alimentari perchè oltre a comprare si approfitta per scambiare quattro chiacchiere, qualche battuta. Penso a quando nelle vie del paese incontri un volto nuovo, una persona che non hai mai visto e che saluti lo stesso. Penso alle camminate per raggiungere la vetta del monte Antola quando lungo il percorso incontri altre persone, altre comitive e ci si saluta solo perchè si sta condividendo la stessa bella esperienza. Certo, anche nei nostri paesi ci può essere qualche antipatia, qualcuno che per qualche vecchio attrito stenti a rivolgerti la parola, però che differenza rispetto al menefreghismo, all’egoismo, alla maleducazione e al disinteresse verso il prossimo che c’è nelle nostre città!
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