Angeli del fango PDF Stampa E-mail

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Articoli e racconti - Marco Gallione
Scritto da Marco Gallione   
Martedì 08 Novembre 2011 16:44
Angeli del fango Ho abitato in via Tortosa, nel quartiere di Marassi, per 18 anni, dal 1966 al 1984. Avevo 13 anni ma ho ancora impresso nella mente il giorno 8 ottobre del 1970. Casa nostra distava circa 300 metri da piazza Galileo Ferraris, dove si trovava la scuola che frequentavamo io e mia sorella. Non ricordo per quale motivo ma quel giorno avevo una lezione pomeridiana per qui prima delle 14 io e mia madre ci incamminammo sotto il diluvio per raggiungere la scuola. Quando arrivammo a neppure metà strada, all’altezza di corso De Stefanis, eravamo già completamente zuppi d’acqua; mia madre, che forse aveva già sentito alla radio le notizie sulle alluvioni avvenute la sera prima nel Ponente genovese, decise che era meglio fare ritorno a casa.
Ricordo che in casa, esterrefatti, guardavamo dalla finestra l’impressionante diluvio che si stava accanendo sulla città, e ogni tanto ci affacciavamo per guardare il torrente Bisagno, distante da casa nostra poche decine di metri.

Dopo poco le 15 il torrente esondò e l’acqua invase tutta la via sotto i nostri occhi esterrefatti. Le prime notizie sulla tragedia le avemmo da mio padre che era al lavoro, fortunatamente in un’altra zona della città, che ci raccontò delle incredibili devastazioni a cui aveva assistito tornando a casa. Non ricordo come avvenne, forse un giro di telefonate, all’epoca non c’erano Facebook, gli sms, le mail, ma in serata circolò la voce: l’indomani le scuole sarebbero state chiuse ma tutta la mia classe si sarebbe ritrovata il mattino dopo per andare a spalare il fango.  Mia madre adattò in fretta e furia un vecchio paio di pantaloni di fustagno marrone di mio padre affinché li potessi indossare il giorno dopo: era il mio primo paio di pantaloni lunghi!
Il mattino dopo buona parte della mia classe si ritrovò in piazza Galileo Ferraris e salimmo in quindici sull’Ape Piaggio di mio padre che, probabilmente in base ad indicazioni che aveva raccolto in giro, ci portò nella zona di Molassana. Mi ricordo che io e una parte del gruppo venimmo portati in un magazzino di materiale elettrico, non ho ricordi nitidi di quello che facemmo, ricordo solo fango, fango e ancora fango. Probabilmente quelle pale e quei secchi, per ragazzini come noi poco abituati alla fatica fisica, dovevano avere un peso incredibile, ma spalammo e trasportammo fango per tutto il giorno. Ricordo che alla sera eravamo stremati ma consci di essere stati utili, anche con il nostro probabilmente modesto apporto e che tornammo a casa tutti insieme in autobus che, per l’occasione, erano gratuiti per chi era andato a spalare.

L’ultimo ricordo che ho di quel terribile evento è quello del giorno del ritorno a scuola quando il preside volle conoscere e ringraziare tutti gli alunni che erano andati ad aiutare gli alluvionati.
Allora venimmo definiti gli “Angeli del fango” riprendendo un’espressione coniata quattro anni prima per i ragazzi che accorsero dopo la terribile alluvione di Firenze che però vide, oltre ai toscani,  la partecipazione di giovani da tutta Italia e da tutto il mondo, intervenuti per salvare l’immenso patrimonio artistico della città che rischiava di andare completamente perduto.

Oggi vedendo le immagini di tutti i ragazzi genovesi che si sono messi al lavoro nelle zone colpite dalla nuova terribile alluvione, ho rivissuto quei momenti, mi sono rivisto in quel desiderio di essere utile a chi era stato duramente colpito dal disastro ma soprattutto dalla voglia di rimettere in piedi al più presto la nostra amata città.
Oggi come allora quegli “Angeli del fango” hanno fatto vedere il loro lato migliore: nel 1970, anno vicinissimo a quel ’68 che aveva visto tanti studenti protestare contro il sistema, molti si chiedevano cosa volessero quei giovani che scendevano in piazza. Oggi molti si chiedono cosa vogliano e che ideali abbiano questi ragazzi figli del consumismo, i cosiddetti “bamboccioni”. La risposta sembra abbastanza evidente: è necessario dare loro qualcosa in cui credere, per cui lottare, farli sentire importanti e determinanti.
Grazie Angeli del fango!

Marco Gallione

Angeli del fango

 

Ultimo aggiornamento Martedì 08 Novembre 2011 16:47
 

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