Pioppo tremolo (Populus tremula) PDF Stampa E-mail

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I boschi della Val Trebbia - Boschi della Val Trebbia
Scritto da Marco Gallione   
Martedì 03 Febbraio 2009 22:29
Pioppo tremolo (Populus tremula)
Famiglia: Salicacee

Habitat: Diffuso in tutta Italia. Ambienti collinari e di montagna. Boschi misti di latifoglie. Raro in pianura Padana e nelle aree mediterranee.

Fusto: Albero di 35m d'altezza massima. Corteccia grigio verde si solca con l'età. Contiene tannino.

Foglie: Piccole e rotonde con margini ondulati e un picciolo compresso. In estate riconoscibile per le foglie tremule.

Fiori: Maschili e femminili (amenti) crescono su alberi separati. Amenti femminili: verdi, lunghi 4 cm diventano lanosi e bianchi quando liberano i semi. Amenti maschili:dal grigio al viola, diventano gialli con il polline

Frutti: E’ una capsula che a maturità libera dei piccolissimi semi avvolti da una lanugine bianca che viene trasportata dal vento.

Corteccia Foglie Fiori Frutti
Passa il mouse sull'immagine per ingrandirla
Fotografie di Pietro Gusso gentilmente offerte dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani

Il nome specifico allude al tremolìo delle foglie.
E' un albero caducifoglie di seconda grandezza alto fino a 25 m e con tronco che può arrivare a misurare 1 m di diametro.
Ha un vastissimo areale che si estende in Europa e gran parte dell'Asia.
Di veloce accrescimento, il Pioppo tremolo predilige terreni freschi, ma si insedia facilmente nelle radure dei boschi adattandosi anche a terreni sciolti.
Il legno, tenero, non ha gran pregio e viene utilizzato per imballaggi, fiammiferi e per la produzione di cellulosa nell'industria cartaria.
Per la sua capacità di adattamento, il Pioppo tremolo viene impiegato nel rimboschimento di terreni nudi di montagna.

Le voci del bosco
Se il più testardo di tutti è il carpino, il più sfortunato degli alberi è il pioppo.
Egli appartiene, come socio fondatore, alla sterminata categoria dei disgraziati che popolano la terra, a quel vasto numero di persone che non hanno alcun pregio e neanche la salute.
Dispone di pochissime qualità, il pioppo, e con il suo legno non puoi neanche fare fuoco, chè brucia male e a stento anche da secco. Sulla terra si sente inutile. Ovviamente non si presta neppure ad essere scolpito, perchè, pur essendo molto tenero, le sue fibre producono una specie di “barba” che intralcia le sgorbie e non consente di levigare il manufatto come si deve.
Conscio della sua misera condizione, non vuole quasi vivere, e amnda avanti l'esistenza a spintoni, in attesa che la morte venga a prenderlo. Anche le foglie sono consapevoli della povertà del loro stato e si lasciano morire quando sono ancora attaccate ai rami. Con l'arrivo dell'autunno iniziano a consumarsi un po' alla volta fino a che ne debole tessuto non si apre un foro. Allora il vento non riesce più a sollevarle e a portarle in giro per le valli. Così le figlie del pioppo muoiono ai piedi del padre ed entrano nel nulla senza aver visto il mondo un po' più lontano. Le foglie del pioppo cadono senza rumore, senza un lamento e nel loro breve volo non manifestano alcun rimpianto. Si bagnano di lacrime silenziose e diventano in fretta humus della terra.
Appena nato il pioppo è già condannato e siccome non può offrire nulla, tranne che l'ombra di se stesso, da nessuno è cercato. Solo le liane selvatiche provano per lui un po' di affetto. Le liane sono le suore del bosco. Con cristiana compassione vanno a a visitare tutti gli alberi disgraziati. Di notte si arrampicano sul pioppo, lo accarezzano, lo consolano, gli tengono compagnia e al mattino pregano per lui tra i suoi rami incerti. A volte egli è preso dalla disperazione, perde la pazienza, diventa cattivo e le maltratta scrollandosele di dosso.
Succede spesso così: le persone buone che ci aiutano e ci vogliono bene vengono ripagate solo dai nostri insulti.
D'estate, a tutti, nobili e villani, buoni e cattivi, colti e ignoranti il pioppo può offrire la fresca carezza di un'ombra gentile.
Ma è con la morte che avviene il riscatto e si realizza concretamente la parabola evangelica secondo la quale gli ultimi saranno i primi.
Stritolato dalle macine e pressato, il pioppo si trasforma in carta per offrire rifugio alle parole che danno vita ai grandi capolavori della letteratura.    
(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)
Sito internet di Mauro Corona: http://www.dispersoneiboschi.it
 

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