Ontano nero (Alnus glutinosa) PDF Stampa E-mail

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I boschi della Val Trebbia - Boschi della Val Trebbia
Scritto da Marco Gallione   
Martedì 03 Febbraio 2009 22:04
Ontano nero (Alnus glutinosa)
Famiglia: Betulacee

Habitat: Presente in tutta la penisola e le isole, dal piano fino a 1800 m di altitudine.

Fusto: Altezza 10 (20) m, spesso arbustivo. Chioma ovata, piramidale, rada. Tronco eretto, spesso diviso fin dalla base. Corteccia da bruno-scura fino a nera, a solchi sinuosi. Fogliame deciduo

Foglie: Semplici, obovate, di 4-10 cm, con apice ottuso; margine doppiamente ed irregolarmente dentato; inserzione alterna.

Fiori: Infiorescenze unisessuali; quelle maschili in amenti cilindrici di 5-10 cm, riuniti a 3 o 5, terminali, bruno scuri (in fioritura bruno-gialli); infiorescenze femminili ovali, di 5-6 mm, peduncolate, a gruppi di 3-5; fioritura a febbraio-aprile

Frutti: Dall’infiorescenza femminile derivano strobili (pigne) ovali bruno scuri, di 1-1,5 cm, a squame legnose, che contengono semi (acheni) con strette ali

Corteccia Foglie Fiori Frutti
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Fotografie di Pietro Gusso gentilmente offerte dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani

Il nome del genere deriva forse dal celtico, significando “presso le rive”. Vive spontaneo in quasi tutta l’Europa, escluse le estreme regioni settentrionali, dalla pianura fino a 1200 m di altitudine.
E’ fra i costituenti della vegetazione delle rive, su terreni argillosi o sabbiosi e poveri, che riesce a colonizzare, arricchendoli. Vegeta anche in ambienti periodicamente inondati o paludosi, formando boschetti puri o misti con pioppi, salici ed altre piante che amano l’acqua.
Si comporta come specie miglioratrice del terreno, per la frequente presenza, sulle radici, di batteri fissatori dell’azoto atmosferico (che arricchiscono il suolo di prodotti azotati utili alla vegetazione).
Come tutti gli ontani è poco longevo ed è sfruttato per farne pali o come combustibile. Il legno esposto all’aria è poco durevole; a contatto con l’acqua, invece, diventa durissimo e per questo si presta a realizzare “palafitte” ed opere soggette a sommersione. E’ utilizzato in falegnameria per lavori d’intaglio ed oggetti d’uso quotidiano.
La corteccia, ricca di tannini e sostanze amare può essere utilizzata, in decotto, per attenuare la febbre (uso interno) o per infiammazioni di pelle e mucose (uso esterno)
 

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