Castagno (Castanea sativa) PDF Stampa E-mail

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I boschi della Val Trebbia - Boschi della Val Trebbia
Scritto da Marco Gallione   
Martedì 03 Febbraio 2009 19:48
Castagno (Castanea sativa)
Famiglia: Fagacee

Habitat: In Italia è presente in tutte le regioni nell'area collinare e sub-montana, su terreni a reazione acida.

Fusto: Può raggiungere i 30 m di altezza e i 6-8 di diametro del tronco. Chioma allungata e allargata, lobata in alto; piante giovani a chioma piramidale.Tronco diritto ramificato in alto; corteccia grigio-scura e solcata a spirale e reticolata; nelle piante giovani bruno-rossastra e liscia. Fogliame deciduo

Foglie: Foglie semplici, lineari lanceolate di 10-20 cm , con margine seghettato e apice appuntito; inserimento alterno sui rametti.

Fiori: Infiorescenze unisessuali; quelle maschili a glomeruli riuniti in lunghi amenti di 10-20 cm , rigidi, poste all'ascella delle foglie, di colore bianco crema; quelle femminili solitarie o 2-3 alla base dell'infiorescenza maschile avvolte dalla cupola (riccio) spinescente; fioritura a giugno.

Frutti: Frutti rappresentati da noci dette "castagne", interamente rivestite da una cupola spinosa (riccio) che a maturità si apre per liberare lle castagne contenute

Corteccia Foglie Fiori Frutti
Passa il mouse sull'immagine per ingrandirla
Fotografie di Pietro Gusso gentilmente offerte dal sito http://digilander.libero.it/alberiitaliani

Il nome deriva dal greco "kastanon".
Il castagno è un albero caducifoglie, molto longevo (fino a 1000 anni), che può raggiungere i 30 m di altezza e i 6-8 di diametro del tronco.
Il castagno è di temperamento mesofilo, quindi intermedio, sia nei confronti della temperatura che dell'umidità. E' di rapido accrescimento e non ha particolare esigenze nei confronti della luce essendo semisciafilo.
L'areale originario è difficile da ricostruire perchè la pianta da tempi antichissimi è stato diffuso per il frutto in molti paesi. Di origine orientale, allo stato spontaneo si trova in una vasta area mediterranea dal Caucaso alla penisola Iberica. In Italia il suo indigenato appare molto probabile.
Fino a qualche decennio addietro la sua diffusione era assai maggiore, in seguito è stato colpito da varie malattie tra cui il mal dell'inchiostro ed il cancro corticale, quest'ultimo particolarmente aggressivo e vero responsabile del degrado dei castagneti, quindi del loro abbandono.
Fino ad una cinquantina d'anni fa il castagno era considerato il perno dell'economia nelle zone montane, sia per l'alimentazione umana e del bestiame e sia per i vari usi del suo legno e del suo fogliame. Una pianta preziosa, dunque, che oggi però stenta a ritrovare una destinazione produttiva. Solo in poche zone d'Italia, infatti, il castagno è razionalmente coltivato per suoi frutti.
Il legno, di lunga durata, è ricercato per fabbricare mobili, doghe per botti, travature e soprattutto pali.
La produzione di legname da opera è un fatto locale nelle zone a maggior vocazione, mentre il ceduo da paleria resiste laddove c'è ancora richiesta per questo prodotto, quasi completamente soppiantato con palerie di altro genere. Mentre per le fustaie di castagno bisogna far riferimento a quel che rimane degli antichi castagneti da frutto e non si hanno dati certi sull'effettiva estensione territoriale, per il ceduo il dato nazionale è attestato intorno ai 375.000 ettari pari a circa il 10% del totale dei boschi cedui.
 

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