Forme geologiche della Val Trebbia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Gallione   
Domenica 18 Gennaio 2009 22:04
L'aspetto generale di un paesaggio è strettamente legato all'andamento e alla disposizione delle formazioni rocciose presenti: solo partendo dalla loro conoscenza si può arrivare a leggere e capire un territorio, e quindi a tutelarlo e a gestirlo in modo corretto.
Occorre tuttavia aggiungere che se la natura della roccia costituisce il punto di partenza dell'evoluzione di un paesaggio, gli agenti geomorfologici attivi sono quelli che la determinano; si tratta dei processi di alterazione fisica (il gelo e gli sbalzi di temperatura), dell'azione delle acque superficiali o correnti (piogge, ruscelli, torrenti, fiumi...), del vento, ma anche degli esseri viventi (soprattutto la vegetazione).
Tra gli agenti geomorfologici, in grado di cambiare un paesaggio, non va assolutamente dimenticato l'uomo, che è capace di limitare, ma spesso anche di aumentare notevolmente i fenomeni di erosione e di modellamento dei rilievi.
Ne sono un esempio positivo i frequenti e caratteristici terrazzamenti osservabili lungo la valle; un po' meno positivi sono invece gli interventi, spesso mal eseguiti, che aumentano la fragilità degli ambienti e favoriscono il dissesto idrogeologico e il degrado ambientale: ci riferiamo a certe strade realizzate senza criterio, ai rimboschimenti sbagliati, agli incendi.
Ciascuno degli agenti geomorfologici può avere la prevalenza sugli altri, conferendo al paesaggio caratteri particolari; ma non va mai trascurata l'importanza del clima, più o meno piovoso, più o meno freddo, nell'alterazione chimico-fisica delle rocce, nel regime dei corsi d'acqua, come pure del tempo, ossia della durata con la quale gli agenti geomorfologici agiscono nel modellare il substrato roccioso.
I fattori del modellamento di un paesaggio sono dunque numerosi e mutevoli, e quasi sempre agiscono sommandosi, in modi diversi e in tempi diversi: dai pochi attimi di una frana alle decine di milioni di anni con cui si solleva una catena montuosa.
Vediamo ora le principali forme del paesaggio presenti nella Val Trebbia.
L'erosione dovuta agli agenti atmosferici che modellano la superficie terrestre si osserva facilmente nei casi di erosione differenziata, tipici nelle rocce sedimentarie della zona; durante la deposizione dei materiali sedimentari, si formano strati che possono essere diversi tra loro sia per tipo di materiale sedimentato che per grado di compattazione: nel caso dei calcari marnosi dell'Antola si ha infatti in modo alternato la sedimentazione di materiale prevalentemente argilloso, o calcareo, oppure sabbioso.
Rispetto all'erosione da parte delle acque dilavanti, il comportamento delle rocce sarà diverso: si osserverà che l'arenaria, più resistente, tende a rimanere più in rilievo rispetto all'argillite, tenera e facilmente erodibile. Situazioni di questo tipo sono evidenti a Bric Rondanina, alla Costa, sopra Pentema...
Oltre alle rocce, anche i suoli sono interessati dall'erosione superficiale. Se la vegetazione non è sufficiente a proteggere il suolo dalla pioggia, può capitare che la velocità con cui il suolo viene eroso sia enormemente accresciuta, fino all'innescarsi di uno stato di , erosione accelerata: in tal caso il suolo viene asportato più velocemente di quanto possa formarsi.
Dopo un'abbondante pioggia, su un terreno povero di vegetazione, si può osservare un sistema di numerosi solchi, che incidono il suolo secondo linee lunghe e parallele, e in seguito finiscono per convergere in un ruscello principale: questo fenomeno è noto come "ruscellamento".
Fenomeni geomorfologici localizzati sono le frane e gli scoscendimenti: in un territorio prevalentemente montano come è la Liguria, e in particolare la Val Trebbia, frane e scoscendimenti sono un pericolo costante, che finisce per essere determinante nella scelta delle strade e degli insediamenti abitativi.
Mentre gli scoscendimenti sono frequenti un po' dappertutto, dove le pendenze dei versanti sono più elevate, tra le frane possiamo citare quelle della Luvega, dei Moglioni e del Bric Rondanina. L'erosione dovuta ai corsi d'acqua, o erosione torrentizia, porta alla individuazione di un reticolo idrografico. Sulla carta geografica della Val Trebbia possiamo individuare il corso d'acqua principale (il Trebbia) e i numerosi corsi d'acqua secondari che vi si immettono più o meno perpendicolarmente.
Il fiume Trebbia, nella parte più alta della valle, scorre tra pareti ripide, quasi verticali, individuando gole e forre di bellezza talora suggestiva.
I suoi piccoli affluenti scendono rapidi sul letto roccioso di vallette scoscese: sono ricchi d'acqua in autunno e alla fine dell'inverno, asciutti o quasi dopo un'estate siccitosa. Essi scavano nella roccia più o meno profondamente, a seconda della velocità dell'acqua e della natura della roccia stessa.
L'erosione dei corsi d'acqua agisce non solo in profondità, ma anche lateralmente. L'erosione laterale diventa evidente quando il flusso della corrente si sposta dall'una all'altra' sponda, scavandone ostinatamente la base; dalla parte opposta, la corrente, meno forte, tende a depositare i sedimenti, formando le cosiddette alluvioni: le bancate di ciottoli di diversa natura, lungo la Trebbia, assumono forme allungate, a lente, a mezzaluna, a seconda della corrente, della vegetazione, dell'andamento del fondo.
Sul letto roccioso di alcuni corsi d'acqua (come il Terenzone e il Pescia) è possibile osservare talvolta caratteristiche forme di erosione, rappresentate da cavità più o meno circolari di diversa profondità e di diverso diametro.
Sul fondo di queste conche, chiamate "marmitte dei giganti", si possono trovare spesso ciottoli arrotondati, i quali, col loro movimento circolare dettato dalla corrente, contribuiscono a modellare la forma rotonda delle conche.
Forse però le più importanti forme di erosione torrentizia, almeno sotto il profilo paesaggistico, sono i meandri.
Un meandro si forma quando il fiume scorre lento, in pianura, quando la pendenza è minima; se però in seguito il livello del mare si abbassa, il corso d'acqua riprende velocità, e inizia nuovamente a scavare, seguendo l'andamento dell'antico letto, dalla forma sinuosa.
Con questo meccanismo, si possono formare col tempo i "meandri incassati" tra ripide pareti di roccia, come si possono ammirare all'altezza di Trebbie Burche e, ormai in territorio emiliano, poco prima della confluenza con l'Aveto.
Un fenomeno di cattura o di captazione di un corso d'acqua è osservabile presso Laccio. Per comprendere tale processo bisogna ricordarsi che l'erosione diretta di un torrente procede scavando all'indietro: nel caso di due bacini imbriferi separati da un sottile crinale di spartiacque, può accadere che uno dei due torrenti, dalla maggiore azione erosiva, riesca a "catturare" la parte più alta dell'altro torrente.
.In tal caso è stato il torrente Scrivia che ha catturato il Laccio, il quale costituiva la parte alta del torrente Bisagno. Sulla carta si nota infatti che il torrente Laccio piega bruscamente verso occidente, in direzione di Montoggio, andando a costituire il torrente Scrivia.
Nelle zone calcaree sono presenti le doline, con cui si identificano alcune depressioni, avvallamenti del terreno, o conche non attraversate dal corso d'acqua, né completamente, né parzialmente. Derivano in genere dal crollo del soffitto di grotte e dal loro successivo riempimento.
La forma e le dimensioni delle doline possono essere variabili; sul loro fondo, l'acqua è stagnante e favorisce l'impianto della vegetazione tipica delle zone umide. Un bell'esempio di dolina è quello di Pian della Cavalla.
In Liguria non esistono fenomeni evidenti legati al passaggio delle glaciazioni: non si incontrano quindi valli glaciali, laghi di origine glaciale (a parte la piccola zona della Agoraie, in val d'Aveto), né sbarramenti morenici di grandi dimensioni.
In val Trebbia, osservazioni geomorfologiche riconducibili alle glaciazioni riguardano in pratica soltanto le pendici del monte Roccabruna, dove la presenza di una torbiera può offrire spunti interessanti intorno alla ricostruzione degli eventi climatici della nostra regione.

(Articolo tratto dalla pubblicazione "Itinerari naturalistici" della Comunità Montana Alta Val Trebbia)
 

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