Croce (Ottone) PDF Stampa E-mail

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Val Trebbia di oggi - Le frazioni della Val Trebbia emiliana
Scritto da Marco Gallione   
Domenica 11 Dicembre 2011 15:43
Croce Croce dal satellite

A Croce (593 mt.) si trova l'oratorio di San Rocco del XIX secolo e il castello, documentato nel 1157 in una bolla di Papa Adriano IV, che insieme a quello di Ca Trebbiasca, controllava l'antico Caminus Genue con un punto di pedaggio. Infeudato nel 1164 da Federico Barbarossa ai Malaspina, passato ai Fieschi e in seguitgo ai Doria fino al 1750; di esso rimangono solamente i ruderi.

(Fonte: Guida turistica “Piacenza e la sua provincia” di Leonardo Cafferini)

Presso il castello di Croce, il 17 ottobre dell'anno 1200, venne stipulata l'alleanza tra Milanesi e Piacentini con i marchesi Malaspina, contro i Pavesi e i Parmensi; all'alleanza aderirono anche i De Mileto, futuri feudatari dell'Alta Val d'Aveto. Nella villa di Croce, il 13 giugno 1313, alcuni mercanti cremonesi e un bergamasco vennero trattenuti dal marchese Moruello Malaspina, feudatario del posto. Ma in seguito, Moruccio da Giovagallo, familiare di Moruello, diede loro protezione fino alla terra di Ruscha (Montebruno), appartenente ai conti Fieschi, familiari di Alagia, moglie del Marchese.
Il castello, sul finire del XV secolo, venne venduto da Comba Malaspina di Mulazzo al conte Gian Luigi Fieschi, per il prezzo di lire 5.500.

(Fonte: “Le antiche mulattiere” di Guido Ferretti)

Cenni storici sulla frazione di Croce nel periodo altomedioevale

Da un'indagine storica effettuata sui diplomi longobardi, lo studioso e paleografo Osvaldo Garbarino, nel Suo libro "Monaci, milites e coloni", descrive l'operato dei monaci, come frutto della classe più acculturata nell'alto medioevo.
Le loro tante nozioni, raccolte e tradotte da vecchi testi latini e greci, servirono anche a dare vita ai primi edifici solidi nei territori conquistati.
La loro realizzazione fu demandata a gruppi di artigiani carpentieri che godevano della fiducia e protezione del Regnante, per essere compensati a "CORPO", in base ad un capitolato ben impostato e con misure predefinite.
Sulla base di quanto espresso negli editti del tempo ed in altre documentazioni di opere importanti, furono fatti raffronti per risalire alla loro unità di misura in corso a quei tempi (il modulo).
Nelle leggi emanate ad integrazione del Codice di Rotari, si evince il modulo, pari a 29,2 cm, faceva riferimento al piede di Liutprando.
Si sviluppò l'architettura cosiddetta "eulitica", ovvero "della bella pietra", caratterizzata dalla presenza di maestose architravi sui portali e da grosse pietre che ne irrobustivano gli angoli e gli ingressi delle case stesse.
Queste strutture, praticamente simili tra loro, prendevano origine da concetti di fondo quali, larghezza della base, altezza dei solai, spessore dei muri, porte, numero dei piani, disposizione delle travature, stillicidio dei tetti ecc.
Per regolamentare i rapporti fra committenti e imprese, fu redatto una sorta di "Prezziario edile" che, fissando le dimensioni e le caratteristiche di una costruzione, si potesse definire un prezzo a corpo valido per tutti.
All'epoca, queste Domus furono erette nei punti strategici delle vie di comunicazione.
Lo scrittore, nel suo libro elenca una moltitudine di luoghi, dominati dall'invasore e gestiti dai monaci per incamerare il fiscus, attualmente esistono e si possono ammirare i resti di tutte o parte di questi residuati.
Ritornando alla frazione di Croce, nel comune di Ottone, si riscontra l'esistenza in varie case, di portali eulitici di varie forme e misure, come riportato dal Garbarino nel suo libro.
Altri particolari dell'epoca emergono, come la presenza di finestrelle (edicole), queste, venivano illuminate di notte per indicare ai pellegrini un centro abitato ospitale.
Un altro indizio è ancora visibile sull'angolo di una struttura esistente che raffigura una "mamma longobarda".
Le notizie raccolte in questo libro, acquistano maggiormente valore dal meticoloso confronto di dati presi da varie fonti del passato e nella conferma della loro esistenza nei luoghi storici esistenti.
Queste prime costruzioni venivano assegnate ai colonizzatori come sede di controllo e raccolta del fisco, per distribuirlo al sovrano ed ai militi che ne proteggevano i confini dalle eventuali invasioni.

(Fonte: Libro "Monaci, milites e coloni" di Osvaldo Garbarino).

Riflessione di Baldi Iedis

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La piccola frazione di Croce continua ad esistere anche grazie alla presenza dell'acqua

Tutti gli insediamenti umani, sia nelle nostre colline che in tutti gli altri luoghi del mondo hanno avuto la necessità di avere l'acqua nelle vicinanze per poter sopravvivere.
Questo elemento ci viene dato gratis, ma senza l'opera dell'uomo, non sarebbe stato possibile sfruttarlo e goderlo nel modo migliore.
L'acqua che arriva nelle nostre case di città, ha provenienze e percorsi sconosciuti a molti, la stessa, in questi paesini, sgorga direttamente dalle montagne, depurata in vasche di decantazione adiacenti, per poi essere convogliate alle case.
Quest'ultima viene utilizzata dall'uomo e sottratta in parte alla natura, grazie ad un ingegnoso impianto, frutto della sua intelligenza.
Dico sottratta in parte alla natura, perché questo bene è molto ambito da piante e animali, (Ghiri ecc.) perciò non ci si deve fermare all'idea che tutto ciò duri in eterno con la sola manutenzioni ordinarie di pulizia.
Col passare degli anni, oltre a certi animali che possono utilizzarla sottoterra o tramite gallerie nella roccia, anche le piante, tramite le loro radici invadono le sorgenti limitando, fino al punto di chiudere il passaggio dell'acqua alle vasche di raccolta.
Fortunatamente oggi vive ancora chi ci può tramandare esperienze che andrebbero perse.
In previsione che in un prossimo futuro tutto ciò si fosse verificato, abbiamo interpellato con buon esito una persona che  era presente alla loro costruzione e negli anni a seguire ne aveva curato le manutenzioni.
Così il sig. Barchi Giuseppe Alias "Pino", ora presidente del Consorzio di Gramizzola di Ottone, dopo avergli predisposto gli scavi necessari per accedere all'interno della montagna rocciosa dove proveniva l'acqua, ha liberato le varie entrate della sorgente dalle radici che ne ostruivano parzialmente l'ingresso.
Il tutto non è stato semplice, ma nonostante il luogo ristretto in cui operava e le difficoltà dovute al loro accanimento nell'invadere il luogo, ci ha sbalordito il modo con cui sia stato possibile ottenere tale risultato.
Abbiamo così recuperato una maggiore quantità d'acqua che diversamente sarebbe andata persa.
Questo intervento, come pure gli altri filtri per non permettere l'accesso a graziosi animali, ci permettono di continuare a godere al meglio di questo bene.
Con molta presunzione ho voluto descrivere anche con l'ausilio di varie illustrazioni, questo mio riferimento all'acqua che ormai è diventata cosa dovuta.
Siamo purtroppo abituati a pretendere che le cose belle possano durano in eterno, non ci dovremo lamentare quando le perderemo o quando le dovremo pagare a duro prezzo se non le sapremo gestire.

Baldi Iedis

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Ultimo aggiornamento Sabato 25 Gennaio 2014 07:16
 

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