«I cinghiali che devastano il monte
di Portofino evidentemente sono più cattivi dei nostri.
Di quelli che devastano i campi coltivati di
Fontanigorda
non se ne occupa nessuno». E' a metà tra l'amareggiato
e il rassegnato il sindaco Giuseppe Rivanera, primo cittadino
di Fontanigorda dallo scorso giugno, quando affronta l'argomento
cinghiali. Perché prevede che una soluzione tarderà
ancora ad arrivare: Portofino è lontana, ricca e bene
organizzata contro le devastazioni dei voraci ungulati, mentre
il piccolo, bellissimo borgo della
Val
Trebbia può contare solo su un gruppo di gente
che si ostina a coltivare la terra e che ha ben poco peso
decisionale.
«Negli ultimi decenni — dice Rivanera —
abbiamo assistito al progressivo abbandono delle campagne,
anche a causa di politiche agricole a dir poco penalizzanti.
E i pochi contadini che ancora dedicano il loro tempo alla
pulizia dei campi, insieme all'unica grossa azienda agricola,
la ex stalla sociale, subiscono ogni giorno gravi danni causati
dalla incontrollata proliferazione dei cinghiali. Prati,
boschi
e orti sono devastati dalle loro zanne, tanto da rendere problematica
e talvolta impossibile la falciatura del fieno». Ovviamente,
anche se magari interessa a pochi, questo fatto provoca danni
pesantissimi agli agricoltori. «E anche ripercussioni
sul turismo — aggiunge il sindaco — a causa del
degrado che si viene a determinare nell'ambiente». Che
fare? Ben poco, a quanto sembra. Anzi, sembra che tutto congiuri
a favore dei cinghiali: «Come se non bastasse —
spiega infatti Rivanera - attualmente in una considerevole
parte del territorio intorno a Fontanigorda è proibita
la caccia in quanto zona di ripopolamento. Non sappiamo davvero
più che cosa fare. Provo a lanciare un ultimo appello
alla Provincia e alle altre autorità competenti. Impegnatevi
a cercare soluzioni adeguate, cercate di dare una mano a chi
ancora si ostina a coltivare la terra nonostante le mille
difficoltà. Altrimenti, tutti saranno costretti a gettare
la spugna. Definitivamente. E il degrado delle nostre campagne
continuerà inesorabile».
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
05/11/04)
Stampa
questa pagina