 |
La
sua ubicazione lungo il pendio della montagna è
tipica degli insediamenti urbani della valle; sorto
con uno schema lineare lungo il percorso che si snoda
parallelamente alle curve di livello, il borgo si è
poi ampliato secondo le direttrici perpendicolari rispetto
alla principale, poste lungo le linee di massima pendenza.
Il tessuto viario è semplice, mancano piazze,
slarghi, ed anche l'unico elemento emergente, la chiesa
parrocchiale sovrastata da uno slanciato campanile barocco
e riedificata verso la metà del XVII secolo,
è inserita nel tessuto senza soluzione di continuità.
Lo schema distributivo aperto, la mancanza di opere
difensive, fenomeno ricorrente in quasi tutti gli insediamenti,
denotano l'origine esclusivamente agricola del paese.
Fascia (il suo nome deriva sicuramente dai tipici terrazzamenti
liguri) era compresa nei feudi imperiali e appartenne
ai Malaspina, ai Fieschi e successivamente ai Doria
e alla Repubblica di Genova, seguendo le sorti comuni
alla quasi totalità dei borghi della Valle; durante
la Seconda Guerra Mondiale fu una delle capitali della
Resistenza partigiana e fu una sede operativa dei capi
partigiani; qui nacquero due importanti divisioni partigiane:
la Bisagno che prese il nome di battaglia del suo comandante
Aldo Gastaldi e la Scrivia che prese il nome di battaglia
del suo comandante Aurelio Ferrandi.
Fascia rivendica la paternità dell'invenzione
dei ravioli, ma la gastronomia del luogo offre anche
altre prelibatezze quali il castagnaccio, il "pai"
(una torta di mele) e le mulan-e che sono delle formaggette. |