L'areale del faggio si estende dalla Spagna
al Mar Nero, dalla Norvegia alla Sicilia, ed è il piú
importante costituente dei boschi di latifoglie del piano
montano. Manca in Sardegna.
Sull’Appennino e sulle Alpi orientali forma estese foreste,
spingendosi fino a quote rispettivamente di 1800-2000 e di
1200-1400 metri. A valle scende mediamente fino a 500-600
metri.
Nell’area appenninica il faggio domina a determinate
quote e caratterizza un intero piano di vegetazione, mentre
sulle Alpi, per effetto dell’azione antropica esso ha
dovuto cedere terreno alle conifere presenti nel piano immediatamente
superiore.
Lo troviamo in formazioni pure o associato ad abeti, pini,
tasso, frassino maggiore, olmo montano, aceri, sorbi, ciliegio
selvatico, carpini, fino a 1400-1800 m di altitudine.
La specie predilige clima temperato.
Il faggio è di temperamento "igrofilo", cioè
gradisce l’umidità atmosferica (ma non quella
nel terreno).
Non è particolarmente esigente per il terreno, purché
sia ben aerato e drenato e non troppo acido; soffre per gelate
tardive e forte vento.
E’ inoltre sciafilo, cioè tollerante dell’ombra
almeno nella fase giovanile.
Essendo una specie socievole, ha una spiccata tendenza a formare
boschi puri. E’ in grado di migliorare il terreno in
cui vegeta creando abbondante humus. Per tale motivo la faggeta
è detta anche “madre del bosco”.
Nonostante il faggio abbia una naturale tendenza a formare
boschi con individui della stessa specie, in alcuni ambienti
lo si ritrova di frequente consociato con varie altre specie,
quali l’abete bianco, gli aceri, i carpini e le querce.
Questo bell'albero è molto diffuso per la grande importanza
forestale, governato a ceduo o fustaia. Capita talvolta di
osservarlo coltivato come ornamentale nei parchi per il bel
colore del tronco e dei fogliame in tutte le stagioni.
Il legno è il principale prodotto del faggio; di color
bianco-rosato, piuttosto duro e compatto, ha impiego in falegnameria,
per lavori al tornio, rivestimenti, compensati, botti, zoccoli,
manici di attrezzi. Si presta a essere curvato a vapore e
si adopera per fabbricare sedie e mobili. E' ottimo combustibile.
I frutti, detti faggiole , vengono utilizzati come mangime
per i suini.
Le voci del bosco |
Il faggio è la folla, la massa, e la sua
giornata è quella del lavoratore laborioso.
La fabbrica funziona perché ci sono faggi
che avvitano bulloni e svolgono lavori di manovalanza.
Senza di loro la catena di montaggio non andrebbe
avanti. Nessuna società può vivere
e produrre solo con il riservato maggiociondolo,
o con l’elegante betulla, o con il duro ma
fragile acero. Ci vogliono tanti faggi che ogni mattina
sono lì, a timbrare il cartellino. (…)
Dei
faggi ho grande rispetto perché, da semplici
operai, devono mantenere la famiglia, pagare l’affitto,
mandare i figli a scuola. Nella città del
bosco sono i manovali che impastano la malta, portano
i mattoni e costruiscono le case. (…)
Molti faggi sono anche permalosi e tentano in ogni modo di ribellarsi al loro
destino di uomini normali. Sognano ad occhi aperti e vorrebbero, ad esempio,
diventare una elegante scultura e appena fiutano che invece li adoperi per ricavarne
mestoli e cucchiai si chiudono in se stessi e diventano inattaccabili.
Allora devi prenderli e lavorarli subito, quando sono ancora ingenui, contare
sulla sorpresa e non dargli tempo di ragionare sul loro destino.
(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni
Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)
Sito internet di Mauro Corona: http://www.dispersoneiboschi.it
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