Si muove subito, e con la sveltezza che
lo contraddistingue, il nuovo parroco di Torriglia, don Pietro
Cazzulo, già sacerdote itinerante di una dozzina di
piccole parrocchie del territorio (che tra l’altro continua
a seguire nonostante la nuova nomina).
E tra le prime iniziative che ha intrapreso c’è
quella di far rinascere la vecchia Casa della gioventù
del capoluogo della Val Trebbia, un edificio anni Sessanta,
inutilizzato ormai da diversi anni. Qui, in un ampio spazio
di oltre seicento metri quadrati sotto ai locali che ospitano
il cinema, don Pietro vuole organizzare un centro ricreativo,
culturale e formativo per i giovani, ma non solo.
”Questa casa – spiega il parroco – l’aveva
aperta don Lavagnini, arciprete di Torriglia negli anni Sessanta,
ma qualche anno fa, per problemi vari tra cui la non agibilità
di alcuni impianti incompatibili con le nuove norme, era stata
di fatto abbandonata. Ora voglio che riparta, e che diventi
un centro aperto a tutti, pulsante di vita e di attività,
un punto di riferimento per i ragazzi, ma anche per le famiglie,
i bambini, per tutti i torrigliesi insomma”. Facile
a dirsi, un po meno a farsi. E i quattrini don Pietro?
“Ah, questo è l’ultimo dei problemi –
sorride – Io, a dire il vero, non mi sono mai preoccupato
dei soldi, se voglio fare una cosa incomincio a farla e i
soldi poi arrivano, per mia diretta esperienza. Diciamo che
confido nella Provvidenza”. Una provvidenza che evidentemente
non ha mai tradito la fiducia del sacerdote, visto che lui
è convintissimo che la nuova Casa della gioventù
riaprirà i battenti entro giugno.
”I soldi arriveranno – ripete – Dai cittadini,
dagli enti pubblici, io ne sono sicuro. Più che il
denaro mi preoccupano le lungaggini burocratiche, ma il Comune
mi ha garantito tutto il suo appoggio. Il sindaco Fabio Fossa
è intenzionato ad appoggiare questa mia iniziativa
e c’è già un architetto che sta lavorando
al progetto. La struttura, intanto, non è certo fatiscente:
si tratta solo di rinnovare gli impianti, la caldaia, l’impianto
elettrico, rinnovare la cucina, le attrezzature per il baretto.
Ci saranno tre belle sale, una per i giochi, una per le attività
culturali, una per le conferenze. Voglio che sia aperta a
tutto e a tutti, dai ragazzi in cerca di qualche ora di svago
con i giochi elettronici e il vecchio calciobalilla, alle
famiglie che vogliono organizzare qualche festa, come ai nostri
amici alpini di Torriglia per le loro celebrazioni e anche
per tutti coloro che ne faranno richiesta perchè hanno
bisogno di spazi per organizzare manifestazioni. E se la Provvidenza
mi aiuta, prima dell’estate ce la farò”.
Auguri don Pietro.
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto da Il secolo XIX del
22/02/05)
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