Castelluzzo di Caselle/Allegrezze PDF Stampa E-mail
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I castelli della Val Trebbia e dintorni - Val d'Aveto
Scritto da Marco Gallione   
Mercoledì 10 Ottobre 2012 13:11

Dove si trova

Caselle e Allegrezze sono frazioni del comune di Santo Stefano d'Aveto, dal quale distano rispettivamente circa 3,5 e 2 km.

Il castelluzzo

Il Castelluzzo di Caselle (o Allegrezze, visto che il sentiero che porta al sito è pressoché equidistante tra i due paesi)  eretto sull'omonimo poggio a 938 m s.l.m., costituì nei secoli passati un importante punto d'osservazione sui traffici a fondovalle, edificato secondo la tradizione dall'antica famiglia dei De Meleto. Attualmente è ridotto ad un rudere di cui resta solo il basamento, per cui è difficile immaginarne la struttura originaria; in ogni caso, il sito su cui sorge gode di una vista a 360° su tutta la Val d'Aveto e sull'imbocco della via che porta in Val Trebbia, in collegamento visivo diretto con i castelli di Santo Stefano e di Rezzoaglio (quest'ultimo oggi parimenti abbandonato e distrutto), e con i punti di vedetta di Amborzasco e del Castelà presso Campomenoso.
La consistenza architettonica della torre (se torre fu!) attualmente si riduce ad un ambiente costituito da un'unica camera in pietra con tetto a volta sempre in pietra, aperta su due lati e caratterizzata dalla presenza dei resti di una finestra monofora. Il crollo della struttura sovrastante rende il sito un rudere quasi irriconoscibile e pericolante.
Secondo le testimonianze degli anziani del posto, fino alla prima metà del Novecento la torre d'avvistamento era ancora relativamente integra, e misurava diversi metri in altezza.

Cenni storici

Le condizioni pessime della struttura, e l'assenza di fatti storici rilevanti inerenti ad essa, rende pressoché impossibile una datazione certa. L'area di Allegrezze era abitata già in epoca preromana dai Veleiati, che come tutte le stirpi di origine ligure erano soliti  erigere semplici insediamenti fortificati, i castellari, sulle cime delle alture che sovrastavano i loro villaggi. E' tuttavia impossibile stabilire se il sito costituisse un punto d'interesse militare per i Veleiati, sconfitti in battaglia dai Romani nel II secolo a.C. e presto usciti dai libri di Storia.
Tradizionalmente, si ritiene che la costruzione del Castelluzzo sia da attribuire all'antica famiglia dei De Meleto, clan benestante della zona, che in seguito all'acquisto del vicino (ed oggi scomparso) monastero di San Michele in Villa Cella presero il nome, appunto, di Della Cella. I De Meleto/Della Cella erano padroni assoluti di Rezzoaglio (dove in tempi antichi esisteva un castello, ora ridotto a pochi ruderi sperduti nella vegetazione) e delle aree circostanti fin dal 1251. Imparentati con i Malaspina, i Della Cella mantennero terre e benefici nella valle anche dopo la fallita congiura dei Fieschi (1547), in seguito alla quale tutti i feudi fliscani passarono ai Doria. Furono proprio questi ultimi, nel 1610, ad acquistare tutti i diritti feudali della valle dai Della Cella, che però non uscirono del tutto dalla piccola nobiltà locale: la famiglia, in molte ramificazioni, è ancora ben radicata in tutta la Val d'Aveto.
Caselle e Allegrezze sono raggiungibili da Rezzoaglio, deviando dalla SP 586 al bivio per Santo Stefano d'Aveto, oppure da Santo Stefano d'Aveto superando la località Villaggio Al Pino e deviando verso destra. La via che porta al poggio di Castelluzzo (circa 20 minuti a piedi) ha inizio all'incirca a metà strada tra i due abitati.
Si tratta di un sentiero che viaggia a mezza costa senza particolari dislivelli fin quasi alla sommità del monte, per poi arrampicarsi aumentando sensibilmente la pendenza negli ultimi cinquanta/settanta metri. Numerose indicazioni, costituite da piccoli cartelli in legno infissi nei tronchi dei faggi che costellano il poggio, indicano la direzione da seguire (ma si interrompono verso i 3/4 del percorso, per poi ricomparire alla fine). I ruderi non sono visibili fin quasi alla vetta.

Informazioni turistiche

Il Castello è in abbandono, la visita è quindi gratuita, prestare attenzione!

Fonti

Dalla scheda di Giacomo Turco su www.icastelli.it
Foto di Giacomo Turco (giames78.blogspot.it)

 

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