Castello di Bogli (ruderi) PDF Stampa E-mail
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I castelli della Val Trebbia e delle 4 Province - Alta e media Val Trebbia
Scritto da Marco Gallione   
Venerdì 21 Settembre 2012 11:13
Castello di Bogli

Dove si trova

Bogli è una frazione del comune di Ottone dal quale dista circa 13,5 km.

Cenni storici

Questa enigmatica località, indicata su tutte le mappe come Il Castello, si trova sulla cuspide di un poggio che si eleva al termine di una delle ripide coste che digradano dalla dorsale Monte Carmo-Monte Legnà, sul versante della Val Boreca in posizione dominante sugli abitati di Bogli e Suzzi.
Storicamente, la zona è stata a lungo sottoposta alla signoria dei Malaspina, che sebbene fossero suddivisi tra varie famiglie non sempre in buoni rapporti tra loro, mantenevano tuttavia interessi comuni riguardo alla difesa dei territori montani a cavallo di passi frequentati da mulattieri e viaggiatori contro le rivendicazioni, a volte violente, dei grandi e potenti Comuni di pianura come Piacenza e Pavia.
A questo proposito, è il caso di ricordare che alle falde del Carmo, sul crinale della Val Borbera, proprio i Malaspina avevano eretto il Castello di Carrega Ligure: non è quindi da escludere che la costruzione di un secondo punto fortificato in posizione diametralmente opposta avesse uno scopo ben preciso: controllare (e ovviamente tassare) il transito di uomini e merci lungo una strada molto “trafficata” in età medievale, proteggendo i feudi di famiglia situati sugli opposti versanti. A proposito della frequentazione delle mulattiere lungo il predetto crinale, possiamo ricordare come un documento del 1575 relativo al Vescovato di Tortona citi l’esistenza di un Convento, detto “dei Frati del Calmo”, situato tra “le Capanne di Pey e l’Alpe di Carrega”, probabilmente uno dei tanti hospitali sorti per iniziativa dei Benedettini al fine di offrire ospitalità e riparo ai viandanti.
Va aggiunto, per completezza, il fatto che gli anziani di Bogli, da me personalmente interpellati a riguardo, ritengono che i ruderi in località Castello siano da riferirsi al convento stesso, piuttosto che ad una fortificazione.
Attualmente, sul poggio non restano che miseri avanzi di quello che non poteva che essere un fortilizio di modeste dimensioni; anche da considerevole distanza (la foto è volutamente mappata nelle vicinanze del sito, ma è stata scattata dalla vetta del Carmo) è comunque possibile notare come la parte terminale della costa sia cinta da un muro in pietra addossato al fianco della montagna, che doveva verosimilmente contenere un terrapieno sul quale sorgevano strutture che, per ragioni puramente economiche, potevano benissimo essere fabbricate con materiali deperibili, come il legno oppure pietre a secco, non cementate con la malta.
Raggiungere la località, infatti, è alquanto disagevole, ed è improbabile che il castello potesse dare riparo a più che pochi uomini, e a questo va aggiunta la considerazione che i necessari rifornimenti di cibo e armi richiedevano tempo e fatica. In effetti, la guarnigione poteva tranquillamente essere composta da due o al massimo tre armigeri, che con opportuni segnali di fumo o sventolando drappi colorati potevano agevolmente avvertire i borgatari di Bogli e Suzzi dell’avvicinarsi di assalitori o di altre minacce.
Con il declino dei Malaspina del ramo di Artana e Alpe, che erano i diretti responsabili dell'amministrazione feudale della zona (seconda metà del XVII Secolo) e con l'affermarsi di vie di comunicazione più comode e sicure, è plausibile che la piccola fortezza sia stata abbandonata e lasciata andare in rovina: in questi territori montani sono documentati in gran quantità fatti di sangue e piccoli scontri tra i vari feudatari, ma raramente vere e proprie battaglie: difficile quindi che la distruzione del castello sia da attribuire all'opera ostile di un esercito invasore.
Dedicherò maggiore attenzione al sito, recandomi direttamente in loco per verificare la presenza di eventuali ulteriori ruderi in un'altra occasione, quando la vegetazione sarà meno fitta.
 

Informazioni turistiche

Al momento non abbiamo informazioni su questo castello

Fonti

Dalla foto di Giacomo Turco (www.panoramio.com/photo/72566538)
BIBLIOGRAFIA
AA.VV., “Borbera e Spinti, Valli da Riscoprire”, Alessandria 1987;
G. Fiori, “I Malaspina”, Pavia 1995;
M. Balma, P. Ferrari, Z. Negro, “Noi Cantiamo con il Verso Bello”, Savignano sul Panaro 2008

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Settembre 2012 05:30
 

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