L'Alta Val Trebbia ligure
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Prodotti tipici - Le castagne

Le castagne sono state per secoli una risorsa insostituibile per i contadini delle nostre valli tanto è vero che venivano definite "pane d'albero" perché riuscivano, nei momenti difficili, a risolvere il problema dei pasti giornalieri, rendendoli più saporiti e sostanziosi. Un tempo ogni paese aveva la sua zona destinata alla castanicoltura ed ancora oggi sono visibili testimonianze della sua lavorazione: seccherecci e mulini sono presenti in grande numero sulle nostre terre. Sovente, nei periodi più difficili, quando la terra non era sufficiente a sfamare gli abitanti di un paese, si dissodavano i pascoli e si piantavano i castagni. Il "frutto paziente", come l'ha definito il poeta Attilio Bertolucci, ha bisogno di pochi interventi essenziali, come potatura e pulizia, due volte l'anno. I boschi, anche i più lontani, erano sempre tenuti puliti, raccogliendo le foglie, che poi venivano utilizzate come lettiera per gli animali. Oltre all'utilizzo alimentare la castagna era venduta o era oggetto di cambio con altri prodotti quali il grano e il granturco e in parte veniva utilizzata come alimento per il bestiame. Dal dopoguerra a oggi l'importanza alimentare della castagna è andata via via calando con conseguente deterioramento dei castagni e dei boschi.
Le castagne si consumavano nei modi noti anche oggi, bollite (le “pelate” o i “balletti”) oppure arrostite (le caldarroste); essiccate invece per colazione si consumavano nel latte, con le castagne macinate si faceva una farina (o polenta) che entrava sovente nel menù settimanale.
Raccolta e lavorazione

Seccareccio
Le castagne si raccoglievano dai primi di ottobre ai primi di novembre, si mettevano in sacchi di iuta o nelle "cavagne" e seccate negli essiccatoi (in dialetto: seccarezzu, seccaessi, seccaexo, seccaeisu).
In molte abitazioni l'essiccatoio si trovava al piano superiore ed erano dei solai dove veniva predisposta "a grè" (o grei) cioè un graticcio a piccole campate sorrette da travi collocate in modo tale da lasciare sul piano inferiore delle scanalature che permettevano al calore di salire e seccare le castagne.
In alcune case i grè erano il solaio della cucina dove si viveva e si teneva costantemente la stufa accesa. In altri casi l'essiccatoio era un locale apposito al centro del quale si trovava il focolaio e al piano superiore si trovava il grè.
Per ottenere una buona essicazione delle castagne le stesse dovevano restare nel seccareccio per almeno un mese, con il fuoco sottostante sempre acceso. Da 10 quintali di castagne fresche si ottenevano 3 o 4 quintali di castagne secche.
Una volta seccate si pestavano in piccole quantità per volta dentro robusti sacchetti di canapa dalla forma allungata e insaponati alle estremità , che forti giovani battevano ritmicamente su appositi tronchi di legno opportunamente sagomati, i cosiddetti “tacchi", fino a staccare la pula dai frutti; in epoche più recenti si utilizzava per questo lavoro una macchina con motore a benzina. Dopo la battitura le castagne passavano nel "vallo", appositi cesti che, fatti saltare ritmicamente, permettevano la separazione del guscio dal frutto essiccato. Una parte del prodotto ottenuto veniva venduto o portato al mulino, mentre quello per utilizzo familiare veniva chiuso in ampi cassoni.
Le castagne che venivano portate al mulino venivano controllate dal mugnaio affinchè fossero ben essiccate in quanto un prodotto non perfettamente asciutto avrebbe impastato le macine.
La resa era di circa 90 Kg di farina per quintale di castagne.
Lavorazione delle castagne nel presepe di Pentema




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