Dopo tanti anni di assenza, sono andata
nel bosco del Barchin, un bosco che in passato fu bellissimo.
Ai tempi della mia gioventù si viveva molto nel bosco,
giornate intere per la raccolta delle castagne o con le mucche
al pascolo, a raccogliere legna, alla ricerca di funghi. In
tutte le stagioni c'era sempre qualcosa da fare.
Mentre andavo verso quel luogo lo rivedevo com'era. Nella
mia memoria vi era bene impresso ogni sentiero, ogni radice,
ogni pietra, ogni anfratto che in esso si trovava.
Come vi arrivai...quale delusione. Il bosco della mia memoria
non esisteva più. I piccoli sentieri in terra battuta
che collegavano le fascette sono stati portati via dalle acque
piovane che scendono sempre disordinatamente, talvolta con
violenza e, inutile dirlo, senza la guida esperta dell'uomo.
I grandi alberi che ci davano il pane non ci sono più;
al loro posto è cresciuta una fitta boscaglia inselvatichita
e incolta, dai loro tronchi pendono rami secchi, rotti dalla
galaverna, sembra che piangano. Il suolo è impraticabile,
ancora rami rotti e piante intere sbrecciate, sempre dalle
stesse calamità naturali.
Guardo con desolazione quello scempio e non trovo soluzione
alcuna. Anzi, sembra che quel bosco gridi a me la sua vendetta:
"Te ne sei andata, mi hai abbandonato, ora credevi di
tornare a godere le gioie che questo bosco ti offriva, ma
non è così: quello che hai trovato è
il tuo castigo."
Il mio pensiero va indietro nel tempo, penso ai miei vecchi,
alle loro fatiche, alle gioie godute, forse non capite fino
in fondo. Anch'io solo oggi ne capisco il valore perchè
non esistono più. Oggi sono solo delusa e amareggiata.
Mi sono seduta sopra una pietra e ho pianto anch'io assieme
al mio amatissimo bosco.
Caterina Ferretti
(Questo articolo è stato tratto dal N° 19 del 17/05/01
del settimanale "La Trebbia")
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