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La prima cellula della chiesa di
Casanova di Rovegno è una cappella fatta erigere
dai Malaspina in onore di San Terenzio Vescovo e martire
di Todi e risale al secolo XIII. Un incendio verso la
fine del 1500, propagatosi all'Archivio Parrocchiale,
ha distrutto i testi antecedenti.
Nel 1600 la chiesa era costituita da una sola navata.
In seguito, sfondando le pareti perimetrali della stessa,
si sono aggiunte due navate parallele e due cappelle
laterali. Nel 1830 viene ancora aggiunto l'Abside e
nel 1845 iniziano i lavori per innalzare la navata centrale
alla medesima altezza dell'Abside. L'aspetto strutturale
non viene più modificato.
Oggi dedicata a San Pietro Apostolo, la chiesa di Casanova
presenta una pianta a croce latina, con tre navate,
transetto e coro che fuoriescono. Esternamente presenta
la facciata principale a capanna con il portone centrale,
con sovrapposta una nicchia contenente la statua del
Santo cui è dedicata la Parrocchia, due finestrelle
ai lati e varie cornici in rilievo, sulla sinistra s'innalza
il campanile in pietra faccia a vista.
Internamente presenta decori e dipinti eseguiti in parte
in "affresco" e in parte in tempera che risalgono
al 1921, realizzati dai pittori Gambini e Toselli, come
risulta dal preventivo ritrovato negli archivi parrocchiali.
Numerosi sono le cornici aggettate, i cornicioni e i
rosoni in stucchi, parzialmente rifiniti in foglia d'oro.
L'iconografia dei dipinti rappresenta scene della vita
di San Pietro Apostolo, dal Martirio alla Gloria. Troviamo
inoltre dipinti raffiguranti i Santi protettori della
parrocchia a mezzo busto e i quattro apostoli a figura
intera, tutti inseriti in cornici dipinte con ornati
e membrature dorate, festoni, fregi e pennellature in
finto marmo.
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La cupola, copertura a volta a base
circolare direttamente sopra l'altare maggiore, è
decorata da un affresco raffigurante la Gloria di San
Pietro. Sotto la cornice ai quattro angoli, cioè
nelle parti a vela, sono rappresentati i quattro Evangelisti
a figura intera che si trovano in ottimo stato. In ciascuna
delle quattro volte, corrispondenti alla campate della
navata centrale, sono raffigurate scene della vita di
San Pietro; ai lati, inseriti in cornici tonde, i santi
protettori della Parrocchia: San Terenziano, San Rocco,
Santa Agnese, San Michele, il Santo Gianelli, San Luigi,
Santa Maria, Santa Monica. |
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Un sabato pomeriggio, sul finire
dell'estate del '99, sotto i portici del Bar Tomasi,
il solito gruppetto di Casanovesi sempre in cerca di
iniziative per rendere più accogliente il paese,
parla del più e del meno. D'improvviso Claudio
Gazzari se ne esce con una di quelle idee che, sul momento,
sembrano impossibili da realizzare: "Dobbiamo pensare
seriamente al restauro della chiesa!". Ignora il
silenzio di tomba e gli sguardi attoniti, parla dell'iniziativa
con entusiasmo, contagia alcuni "speranzosi"
e infine lascia trapelare la possibilità di ottenere
un finanziamento per coprire parte della spesa. I più
volenterosi si attivano per riunire in chiesa Mons.
Domenico Ponzini, Direttore dell'Ufficio per i Beni
Culturali della Diocesi di Piacenza-Bobbio, il Dott.
Edmondo Ferrero, Vicepresidente Vicario della Fondazione
della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, alcuni
rappresentanti del Comitato Parrocchiale e del Consorzio
Agroturistico.
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Il sopralluogo convince tutti dell'urgenza
di un restauro efficace per evitare un ulteriore degrado
dei cornicioni, delle cornici, degli stucchi e delle
pregevoli decorazioni pittoriche realizzate in parte
in "affresco" e in parte in tempera dai pittori
Cav. Rodolfo Gambini e Sebastiano Toselli tra il 1921
e il 1922. Il progetto elaborato dalle decoratrici Michela
Rapuzzi e Nicoletta Croce, corredato da una ricca documentazione
fotografica a testimonianza delle numerose alterazioni
e mutilazioni degli stucchi e delle cornici, i distacchi
o la caduta dell'intonaco e della pellicola pittorica,
le alterazioni cromatiche dovute a polvere, nerofumo,
efflorescenze saline, solfatazioni e sfaldamento dei
pigmenti, alla fine di gennaio del 2000 approda sulla
scrivania di Mons. Ponzini.
Gli elaborati vengono esaminati e approvati dalla Commissione
di Arte Sacra di Piacenza e successivamente dalla Soprintendenza
per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria
che autorizza i lavori. A fine luglio il Prof. Vincenzo
Lorenzelli, Presidente della Fondazione Carige accoglie
la richiesta del Parroco, Don Nicola Carboni e concede
un sostanzioso finanziamento.
Espletate tutte le pratiche burocratiche, a fine gennaio
2001 iniziano i lavori di restauro.
Giuliano Pastorini e i nipoti Massimo Casazza e Maurizio
Moglia, con la solita perizia e alto senso di responsabilità,
allestiscono le impalcature. Entrano in gioco le decoratrici.
Contemporaneamente Angiolino Maneggia, con ineguagliabili
abilità e pazienza certosina, sempre rispettoso
dei suggerimenti dell'Arch. Fiorenzio Barbieri e del
dettato della Soprintendenza, ha sanato crepe e fessurazioni,
integrato parti di intonaco mancanti, ricostruito parti
di cornicione crollate, ripristinato stucchi tondi a
sezione mezzotoro, cornici, fregi, capitelli, zoccolature
e ha risolto mille problemi senza arrendersi mai di
fronte alle difficoltà.
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