Val Boreca, l’intrigo di un mistero da svelare - 3a parte PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Gallione   
Domenica 18 Gennaio 2009 07:51
La Valboreca, per la sua posizione vicina ai luoghi dove gli storici collocano Magone in questi due anni, essendo uno spazio ben difendibile e nascosto tra le montagne, si presta più di altri come teatro di accurate esercitazioni militari.
Annibale si difende allo stesso modo nel Bruzio, mentre la fine drammatica del fratello Asdrubale sul Metauro tre anni prima consigliava sicuramente la massima prudenza, perchè i Romani erano sempre pericolosamente in agguato
Forse qualcuno degli alleati liguri propone in quel frangente a Magone di visitare la Valboreca e di ispezionarla per verificarne le caratteristiche, prima di farne la base per il suo esercito o il centro di addestramento delle nuove reclute che a lui affluiscono numerose.
Sembra di vedere il condottiero punico nell'atto di scrutare lontano dalla cima del monte Lesima per individuare i punti di forza e di debolezza dell'area sottostante.
Per difendere e vigilare la zona prescelta ed evitare sorprese dall'esterno e diserzioni dall'interno, Magone, pone posti di guardia agli imbocchi più importanti della valle, e da Djerba controlla tutta la Valtrebbia e con Kartago chiude l'imbocco della valle.
Sulla strada che porta verso le navi lasciate ancorate a Savona, il posto di guardia si chiama Cartagena, altri posti di difesa sono collocati a Barchi, mentre sul roccioso costone che porta al monte Antola in direzione di Genova, il posto di guardia si chiama stranamente Casa del Romano. Accampamenti per il soggiorno dei soldati e per le attività militari sono dislocati a Bouge e Scusse, mentre le manovre campali e le esercitazioni si svolgono presumibilmente sui pascoli di Pian dell'Arma.
Questa è probabilmente la situazione della Valboreca nei due anni in cui Magone si ferma presso i Liguri e sono con ogni probabilità i soldati cartaginesi che vi costruiscono i loro accampamenti fortificati, spianando aree, alzando muri, tagliando piante e aprendo strade e sentieri che uniscono tra loro i vari siti.
Di conseguenza luoghi che prima si presentano solo con boschi o costoni disabitati diventano in seguito nuclei con il proprio nome.
I numerosi riferimenti ad Annibale che si trovano in zona, vanno dunque attribuiti a Magone, il quale seppure meno famoso dell' invincibile fratello è tuttavia un grande generale, figlio e fratello di generali che porta con sé una flotta di navi da guerra, un esercito di fanti e di cavalieri, che di dispone addirittura di elefanti da guerra giunti appositamente da Cartagine con una spedizione di rinforzo approdata in Liguria
Magone quindi può essere identificato dalle popolazioni locali come Annibale, paladino depositario delle speranze di tutti i nemici di Roma.
La guerra tra Roma e Cartagine prosegue in Spagna che ormai in mano ai Romani vede la ribellione delle popolazioni celtibere.
Scipione predispose una flotta e sbarca in Sicilia, poi compie un'incursione romana in terra d'Africa.
Magone ricevuti aiuti da Cartagine con una flotta che sbarca fra Genova ed Albenga, convoca un congresso di Galli e di Liguri, a cui promette libertà in cambio di aiuto
I Galli, timorosi dei Romani accampati nei pressi, promettono il loro sostegno a Magone solo nascostamente. I liguri invece, più liberi sulle loro terre, domandano due mesi di tempo per gli arruolamenti, in questo modo dunque, Magone si prepara a dar battaglia ai Romani, questi però lo tengono d'occhio e anch'essi ammassano mezzi e uomini per affrontarlo.
La situazione sfocia in un imponente scontro campale che si svolge nel territorio dei Galli insubri. I cartaginesi rinforzati da Galli e Liguri che schieravano anche elefanti da guerra, combattono contro i romani guidati da pretore Quintilio Varo e dal proconsole Mario Cornelio.
La battaglia si mantiene a lungo in parità, successivamente lo schieramento punico comincia a cedere, finché Magone si porta davanti in prima linea, ma quando cade con una coscia trafitta, la ritirata si trasforma in rotta.
Il generale ferito viene portato fuori dalla mischia e l'esercito si ritira fino al mare, qui giungono a lui messaggeri cartaginesi con l'ordine di tornare in Africa con l'esercito al più presto possibile, anche il fratello Annibale sta partendo da Crotone, perché in Africa è sbarcato Pubblio Cornelio Scipione, che si guadagnerà l'appellativo di "Africano".
Magone ferito e incalzato dai Romani raccoglie l'esercito e parte con le navi per Cartagine, ma appena superata la Sardegna muore a causa della ferita.
Segue la famosa battaglia di Zama con la definitiva sconfitta di Cartagine e la conferma della supremazia di Roma che ora non ha più alcun avversario in grado di ostacolarla.
Annibale sopravvive alla rovinosa battaglia, fugge per tutto il resto della sua vita e, sempre braccato dai Romani, finisce suicida nell'odierna Turchia.
Con supremo coraggio Annibale, quando sa che Prusia, re di Bitinia che lo ospita è pronto a consegnarlo ai suoi nemici, allora prende il veleno che sempre porta con sé nel castone dell'anello e si uccide, Muore così a 63 anni il condottiero che è stato ad un passo dal rovesciare le sorti del mondo,a cui anche i Romani riconoscono  grande valore, infatti Cornelio Nepote scrive: "Se è vero come nessuno può dubitare, che il popolo romano supera ogni altro popolo per la sua virtù, non si può negare che Annibale ha superato col suo genio tutti gli altri condottieri, così come il popolo romano ha superato tutte le genti per il coraggio".
Di Magone, invece dopo la sua partenza e la sua probabile morte in alto mare, non si sa più nulla, il resto del suo esercito con le navi giunge probabilmente a Cartagine e partecipa, agli ordini di Annibale, alla battaglia finale di Zama.
Probabilmente fra i molti Galli e Liguri che seguono Magone ci sono anche abitanti di queste montagne i nostri antenati, che si imbarcano in un'impresa che li avrebbe perduti per sempre.
Dal passato al futuro
Col tempo gli oggetti lasciati si rovinarono, i racconti tramandati si confusero, l'oblio coprì questa spedizione sconfitta, ma fortunatamente l'isolamento che ha sempre caratterizzato questa piccola valle, gli insediamenti scarsissimi ed improntati al essenziale hanno conservato i nomi che sono inequivocabilmente testimoni di qualche cosa che qui deve essere accaduto, qualcosa che, con questo mio modesto lavoro ho tentato di ricostruire. Tuttavia, resta ancora molto da scoprire, e forse è proprio questo il bello, perché, se dall'esame dei toponimi escono queste sorprese, penso che impegnando risorse e competenze maggiori delle mie, le soddisfazioni non possano mancare. Vi sono altre circostanze su cui si potrebbe lavorare, per esempio dalle parti di Zerba nella costa esposta al sole qualcuno ha parlato di sepolture ritrovate.
Capecchi Fabrizio nel suo libro "Un'isola tra i monti" scrive di ritrovamenti di zanne di elefanti, inoltre nella località denominata" il Castello" fra Bogli e Cartasegna, già citati, ci sono rovine di una torre circolare somigliante a quella di Zerba che potrebbe essere meglio studiata con scavi che la ripuliscano da vegetazione e detriti
Infine ci sono stradine completamente lastricate che sono state costruite con molta cura e con impiego di risorse sproporzionate rispetto alla loro posizione ed alla loro funzione attuale.
In conclusione questa valle è uno scrigno intatto che ha saputo custodire testimonianze antichissime ora a noi il compito di svelarne i misteri per valorizzarla, proteggendo e rispettando i luoghi della storia.

Colombano Leoni

(Questo articolo è stato tratto dal N° 32 del 25/09/08 del settimanale "La Trebbia")

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Ultimo aggiornamento Domenica 18 Gennaio 2009 08:04
 

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