Val Boreca, l'intrigo di un mistero da svelare - 1a parte PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Gallione   
Domenica 18 Gennaio 2009 07:45
La storia di Cartagine e la sua guerra contro i Romani sono conosciute in tutto il mondo e nessuno ignora la famosa battaglia sul Trebbia, la prima che dimostrò il genio di stratega militare di Annibale.
I ricordi scolastici rinviano alla seconda guerra punica ed alle tre T delle prime vittorie di Annibale: Ticino, Trebbia e Trasimeno, ma chi ha approfondito la battaglia sul Trebbia ed in più conosce i luoghi dove si svolse: Tuna, Rivalta, Gazzola, Ancarano, non può che restare meravigliato dall'imponenza di ciò che qui è accaduto oltre due millenni or sono.
Nella battaglia sul Trebbia morirono più di trentamila uomini; eppure se non ci fossero gli scritti dell'epoca che cosa ci rimarrebbe oggi a testimoniare ciò che avvenne nel 218 a.C. tra Rivergaro e Piacenza?
Non si sono rinvenuti reperti inerenti alla battaglia o a vicende collegate.
Forse l'unica cosa che resta oggi di tutti quei cadaveri di animali e di uomini e di tutto quel materiale che sicuramente venne abbandonato e disperso nel fiume e nelle campagne, è un nome: Gossolengo, che deriva probabilmente da Oss-leng e cioè osso lungo.
Forse un femore di elefante condotto qui da Annibale e morto in battaglia o per i rigori invernali, che, successivamente rinvenuto, diede il nome alla località del ritrovamento.
Oggi questo "osso lungo" campeggia nello stemma del comune di Gossolengo.
Sono i toponimi i nomi dei luoghi che spesso superano indenni la storia e, passando attraverso i secoli, pur con leggere trasformazioni, documentano le vicende umane del passato...
Molto più severo è stato il tempo con il ferro e col bronzo delle armi e degli oggetti che i soldati romani e cartaginesi portavano con sé.
Proprio per parlare di "toponimi" che ricordano Cartagine, vorrei chiedere a chi mi legge di seguirmi con pazienza, compiendo insieme un viaggio nello spazio per esplorare un territorio montano dell'alta Valtrebbia, ed un viaggio nel tempo sulle orme degli eserciti di Annibale per verificare se infine questi due distinti percorsi s'incontrano.
In Emilia Romagna, assai prossima alla Liguria e al Piemonte, ma vicina anche alla Lombardia ed al Piemonte; c'è una valle, la cui caratteristica principale è di essere quasi completamente isolata ed in gran parte quasi disabitata: non esiste nemmeno oggi una strada che la risalga interamente ed i paesi, ad esclusione di pochi, sono abitati soltanto in estate
Questa è la Valboreca, scavata dall'omonimo fiume, che nasce fra i monti Cavalmurone e Chiappo e dopo aver costeggiato delimitandoli, i monti Alfeo a destra e Lesima a sinistra, sfocia nel Trebbia di fronte agli abitati di Traschio e di Losso.
È una valle, per chi la conosce, che penetra e si scolpisce nel cuore non lasciandosi dimenticare facilmente, perché dà l'impressione, visitandola, di entrare in un luogo dove il bosco, il fiume, la montagna, la natura sono rimasti incontaminati, come prima che l'uomo iniziasse la sua sfida per sopravvivere.
Poche sono le strade che percorrono la valle, la più importante è la provinciale che, partendo da Valsigiara (Valtrebbia), passa a Cerreto, a Zerba, a Pei per raggiungere poi Capannette di Pei e Capanne di Cosola da dove è possibile svalicare in Lombardia, scendendo nella val Staffora, oppure in Piemonte, scendendo in val Borbera.
Da questa strada principale si stacca un labirinto di stradine laterali tortuose con numerosi tornanti per raggiungere; Artana, Bogli, Belnome, e Tartago.
Pizzonero e Suzzi, altri due borghi della valle, invece, sono raggiungibili in automobile soltanto risalendo la Valtrebbia fino a Gorreto già in Liguria, da lì, lungo una strada comunale, che valica il passo della Maddalena, li raggiunge.
Per apprezzare veramente la bellezza e le caratteristiche della valle, bisogna, però, lasciare l'automobile e risalire il torrente, specialmente in estate, quando la calura si fa sentire. Il panorama ripaga della fatica affrontata, offrendo la sorpresa d'incontri con laghetti di acqua abbondante e limpidissima e stupende e freschissime cascate.
Subito all'imbocco della valle, salendo dalla provinciale, proprio nel punto più stretto e quindi più facilmente difendibile, si trova Tartago sulla destra idrografica e Zerba sulla sinistra.
Difficile non pensare a Kartago ed all'isola di Djerba in Africa due località situate anch'esse l'una di fronte all'altra.
Non sarà che qualche cartaginese nostalgico, nelle notti di guardia, abbia pensato di dare a due accampamenti, magari scherzosamente, il nome dei luoghi che lui ben conosceva, e che desiderava ricordare?
Forse vale la pena di indagare se esistono altri toponimi che possono richiamare alla memoria regioni così lontane.
Sulle pendici del monte Alfeo sull'altra strada che porta al Passo della Maddalena, varco di accesso all'alta Valboreca, s'incontra Barchi; un nome che rammenta il cognome della famiglia di Annibale, Barca, infatti, era il padre ed i fratelli erano conosciuti come i Barcidi.
Molteplici gli interrogativi sull'origine di questi nomi e molte anche le ipotesi, la più accreditata è che soldati di Annibale, dopo aver combattuto la famosa battaglia del Trebbia, abbiano disertato, dandosi alla macchia.
Poi, stabilitisi da queste parti e sposati con donne del luogo, i disertori hanno battezzato questi posti con nomi familiari che rievocavano le loro origini, un'ipotesi come un'altra, con cui io personalmente non mi trovo molto d'accordo.
Un'altra ipotesi è questa:. Annibale dopo la battaglia, svernò in Valtrebbia, la risalì in primavera per evitare la Via Emilia, presidiata dai Romani, valicò gli Appennini e si diresse in Toscana, come è riportato dalle cronache di Polibio e di Tito Livio.
Questa possibilità potrebbe essere vera, però, se si seguono le tracce dei nomi "sospetti", si scopre che questi non portano in Toscana.
Se si prosegue il viaggio nello spazio dal passo della Maddalena, si scende a Suzzi: uno dei villaggi che d'inverno si spopolano e rimangono completamente disabitati ed isolati dal resto del mondo, per ripopolarsi nella bella stagione
Il borgo esplode in estate, quando tutte le case del paese si aprono festose alle famiglie che ritornano al loro personale piccolo Eden gelosamente conservato.
Anche qui si trova nel nome una strana coincidenza con i luoghi di origine dei Punici; infatti in Tunisia nel golfo di Hammamet c'è Sousse, una grande ed antica città, che oggi conta quattrocentotrentamila abitanti ed è sempre stata un storico porto e non bisogna scordare che i cartaginesi, eredi dei fenici, erano esperti navigatori.
Da qui proveniva Massinissa, uno dei protagonisti della battaglia di Zama.
Per trovare altre tracce significative si deve scendere al fiume, dove si ammira uni vecchio mulino ora un po' diroccato con la bella cascata a fianco della costruzione.
Gli appassionati di manufatti protoindustriali possono apprezzare la turbina scavata nel legno che a modo di "Pelton" sfrutta, per muovere le macine, non solo il peso, ma anche la velocità dell'acqua.
Abbandonato il torrente, dopo averlo attraversato, si prende un sentiero in salita che conduce a Bogli, un agglomerato più esteso di Suzzi, adagiato, con la sua chiesa, a mezza costa, dove nessuno si aspetterebbe di trovare un villaggio così bello con vie, carruggi, voltoni, fasce e muretti di pietra segni concreti della tenacia dei suoi abitanti.
Qui nacquero gli antenati di Toscanini ed ancora oggi questo cognome è uno dei più diffusi. Nell'idioma locale il nome del paese è  Buggi, che rimanda   alle coste del nord Africa, in  Algeria, dove c'è Bougie, altro porto famoso, base navale di pirati saraceni che in passato attaccavano  le navi e le coste europee
Da qui proveniva uno fra i migliori capi di Annibale: Marbale, comandante della cavalleria numidica, che poteva permettersi, dopo la grande vittoria sul Trasimeno e la rinuncia ad attaccare Roma, di apostrofare il condottiero dicendogli: "E ben vero che gli Dei non concedono tutte le doti ad una stessa persona. Tu Annibale sai vincere, ma non sai usare la vittoria".
Come si può ben constatare dunque anche Bogli ha un alter-ego punico e se alcuni riferimenti possono sembrare un po' forzati, occorre tener presente che i Cartaginesi, quando conquistano la Spagna e costruiscono la capitale del nuovo regno, la chiamano Cartagena in onore della città da cui provengono
Per i Cartaginesi è consuetudine chiamare un centro urbano appena fondato col nome di un posto conosciuto ed amato, forse per sentirsi a casa anche a migliaia di km di distanza.
Se da Bogli si risale lungo un vecchio sentiero di montagna in parte ancora lastricato, ma purtroppo oggi franato in molti punti, in direzione del monte Poggiorondino, s'incontra una località chiamata "il Castello" di cui oggi rimangono solo pochi ruderi di una torre in pietra circolare molto simile a quella di Zerba.
La gente di Bogli racconta una sorprendente storia riguardante questa località, ma di questo si riparlerà più avanti.
Riprendendo il sentiero, si arriva in cima alla costa spartiacque, fra il Poggiorondino e il Cavalmurone, da lì si scende fino ad un paesino arroccato su una sponda rocciosa in territorio piemontese, in provincia di Alessandria. Il torrente che scorre sul fondo si chiama Borbera ed è un affluente dello Scrivia.
Il borgo, naturale sentinella della Vaboreca, ancora una volta ha un nome inequivocabilmente punico, si chiama infatti Cartasegna, denominazione che rimanda a Cartagena capitale spagnola .Cartasegna si trova in Piemonte, ma le carte geografiche più particolareggiate spesso si fermano ai confini provinciali o regionali, bisogna allora consultare due carte provinciali e unirle per notare che Cartasegna si trova a due passi da Bogli.

Colombano Leoni

(Questo articolo è stato tratto dal N° 26 del 10/07/08 e N° 27 del 17/07/08 del settimanale "La Trebbia")

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Ultimo aggiornamento Domenica 18 Gennaio 2009 08:02
 

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