Gli stanziamenti cartaginesi in Alta Val Trebbia PDF Stampa E-mail
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Scritto da Marco Gallione   
Domenica 18 Gennaio 2009 07:41
Le montagne fra il Trebbia e lo Scrivia videro il passaggio di Annibale e del suo esercito. Sebbene in queste occasioni storia e leggenda spesso si confondano, e vi siano contrastanti versioni sugli itinerari seguiti dai Cartaginesi e sui luoghi in cui si soffermarono più a lungo, i riferimenti certo non mancano. Inoltre alcuni ritrovamenti sono suggestivi e lasciano spazio alla fantasia.
In Alta Val Trebbia vi sono alcune località i cui nomi presentano un notevole parallelismo con toponimi cartaginesi: così a Cartisegna, fa riscontro Cartagine; a Zerba l'isola di Djerba, nel Golfo di Gabes, di fronte alle rovine di Cartagine; al Monte Penice il nome latino dei cartaginesi: "phoenices" ossia fenici.
Si può anche ricordare che Annibale apparteneva alla famiglia Barca, ed abbiamo il villaggio di Barchi, e che, etimologicamente, Carpeneto significa "casa dei cartaginesi" (da car=casa, villaggio e phoenices=cartaginesi).
La leggenda tramanda che Annibale si fosse spinto fin sulla cima del Monte Lesima per decidere la via da far prendere al suo esercito nell'attraversare gli Appennini. Scivolando sui fianchi ripidi del Lesima si sarebbe ferito ad una mano; dalla frase "lesae manus" deriverebbe il nome del monte.
Ad ulteriore testimonianza di queste antiche leggende, va notato che una vecchia carta degli Stati Sardi distingue la mulattiera di cresta del Passo del Brallo a Cima Colletta, che proseguiva fino al paese di Pey, con il nome di "strada di Annibale".
Queste analogie, anche se possono far riflettere, non bastano da sole a giustificare l'affermazione che i cartaginesi abbiano avuto degli stanziamenti nella zona, ma la storia ci permette di trovare argomenti per ampliare il discorso.
Nel 213 a.C., vi fu, in Alta Val Trebbia, una battaglia campale tra i cartaginesi di Annibale e le legioni romane dei consoli Sempronio e Scipione; l'esatta località dello scontro non è determinabile poichè la descrizione del terreno, tanto in Livio che in Polibio, è adattabile a più di una località.
Può forse aiutare la considerazione che esiste un passo di Oramala (cioè ora infausta, a causa della sconfitta romana): ma in questo caso, davvero, la storia non si può fare con i toponimi. Non è comunque determinante, per noi, stabilire che lo scontro sia avvenuto in una località piuttosto che in un'altra: ciò che può interessare sono le conseguenze della battaglia.
I vincitori cartaginesi lasciarono, certamente, delle guarnigioni nella zona, sia per difendere i territori conquistati, sia per permettere ai feriti, e feriti ve ne furono di certo in uno scontro che impegnò circa 45.000 uomini, di ristabilirsi.
I montanari liguri, da poco sottomessi a Roma (non bisogna dimenticare che Genova divenne città romana solo dopo la distruzione di Magone nel 211), non videro certo di malanimo i vincitori dei loro "padroni", ma anzi è presumibile che legassero subito con i nuovi conquistatori.
Si può dunque ipotizzare che i cartaginesi feriti di guarnigione, si siano stanziati nelle zone, fondando villaggi e fondendosi con le popolazioni locali.
Si spiegano così le analogie toponomastiche, si spiega anche il ritrovamento ad Arpe di una moneta cartaginese piuttosto rara, uno sciclo.
Naturalmente quanto sopra esposto ha valore unicamente come ipotesi; tuttavia toponimi, ritrovamenti e perchè no?, anche la tradizione popolare che parla di Annibale nelle zone sono fattori che, non contrastando con i dati storici, anzi collimandovi, possono anche aprire qualche prospettiva d'indagine.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 19 Settembre 2014 18:35
 

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