Il duro dei duri è il
carpino. Solo con lui si costruiva il corpo delle
pialle.
Come nell’umana società, ci sono discriminazioni
anche nei boschi. Esistono infatti nella stessa famiglia
carpini bianchi e carpini neri. Mio nonno cercava i
neri che sono i più tosti e compatti, ma nel
cerchio delle sfide tra duri, c’è sempre
qualcuno che lo è un po’ di più.
Quando sei convinto di aver trovato un cocciuto o un
resistente scopri che dietro l’angolo ne esiste
un altro che lo batte e che a sua volta verrà superato.
Il carpino nero, ad esempio, viene umiliato da certe
acacie, impossibili da scalfire, ma che non possono
diventare pialle perché il tempo le piega e
le storce. (…)
Il carpino ama il terreno sassoso dove gli stenti incurvano
la vita. Cresce sfruttando quella poca sostanza che
la natura gli concede. Si nutre di rari e preziosi
cristalli, succhiati dalle radici alla madre terra,
che lo rendono, negli anni,di una compattezza marmorea.
Non può crescere veloce come l'abete bianco,
le cui radici, avide e voraci, rubano tutto ciò che
trovano nel terreno perchè hanno il compito
di nutrire bene il signore assoluto del bosco. Il carpino
viene su lento e stentato e ogni suo centimetro di
statura è una faticosa e dolorosa conquista.
Di carattere testardo, cresce storto, ossuto, inquieto
e ramingo. Nelle fattezze contorte e nodose vi si legge
un dolore antico e impenetrabile. Se capita di vedere
un carpino diritto, è bene ricordarsi che si
ha di fronte , ironia della natura, un portatore di
handicap.
Quello “normale” cresce un po di qua e
un po di là, piega a destra e poi a sinistra
con contorsioni paurose e nodi slabbrati. In aggiunta
a tutto ciò, vivendo sul ripido, spesso viene “colpito” dalle
pietre cadenti, così ai nodi si aggiungono i
grumi delle ferite rimarginate.
Il carpino assomiglia un po' all'ulivo nelle
forme torturate ma, mentre l'ulivo esprime e lascia
vedere le tribolazioni, il carpino trattiene il dolore
nelle intime fibre del suo essere.
E' un solitario e ama fissare l'orizzonte. Non chiede
nulla e di nulla ha bisogno. Anche quel sentimento
chiamato amore rappresenta per lui un problema difficile.
(...)Una volta tagliato un carpino, mio nonno metteva
in opera solo il primo pezzo (circa un metro) che da
sempre rimane la parte più dura dell'albero.
Il resto lo usava per il fuoco. Quando brucia, il carpino
non forma quasi braci. Come un uomo schivo e solitario,
vuole scomparire nel nulla senza lasciare di sé la
minima traccia.
(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di
Mauro Corona – Edizioni Biblioteche dell’Immagine
di Santarossa)
Sito internet di Mauro Corona:
http://www.dispersoneiboschi.it
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