La
storia delle cappellette nel museo di Montebruno
Sono talmente tante che hanno meritato perfino un'ala
di un museo. Sono le cappelle, cappellette e edicole
votive sparse nella Val Trebbia,
documentate fotograficamente nel museo
dell'ex convento di Montebruno.
Secondo il personale cen-simento di Don Pietro Cazzulo,
parroco itinerante della vallata e vera e propria enciclopedia
umana del territorio, ammontano ad un paio di centinaia,
sessanta delle quali sono state restaurate in anni recenti.
Segno della profonda religiosità della gente
di queste parti, strettamente connesse con la storia
della Val Trebbia e dei suoi abitanti, sono tra l'altro
quasi tutte ben conservate, spesso grazie al lavoro
dei volontari e a qualche intervento dall'alto, sollecitato
dallo stesso don Pietro.
«Citarle tutte è impossibile, ci vorrebbe
un grosso volume - spiega il sacerdote - posso limitarmi
ad illustrarne alcune. La più caratteristica
è quella dedicata a San Rocco a Casa del Romano,
eretta nel 1836 dopo la fine dell'epidemia di colera.
E' piuttosto grande, recentemente abbiamo rifatto il
tetto, e a breve saranno a posto anche la facciata e
gli interni. Dietro la cappelletta ci sono anche le
Tre Croci, che erano semidistrutte e che sono state
salvate dall’ Ente Parco dell’Antola
e che ricordano la morte di tre viandanti che venivano
dalla Lombardia». San Rocco è molto gettonato
da queste parti tanto che i devoti gli hanno dedicato
altre due cappellette: una a Propata
e l'altra a Fascia. «La
prima risale alla fine del '500. La tradizione vuole
che sia stata il primo luogo di culto della zona».
Tra le tante altre, impossibile non citare la "cappella
della Gallina", sul crinale tra la Val Pentemina
e la Valbrevenna.
Mara Queirolo (Secolo XIX) |
Cappellette
da salvare
Un patrimonio imponente e splendido delle valli appenniniche
che sta avviandosi sempre più rapidamente verso
il degrado è il numero elevato di cappellette
nei boschi, sui monti, lungo gli antichi sentieri e
comunque nelle località che da sempre hanno ispirato
nell'uomo il senso del divino.
Certo, non è semplice per l'ente pubblico di
farsi carico anche del restauro e della conservazione
di un patrimonio quanto mai vasto. Il problema s'impone,
quindi, all'attenzione di quei gruppi di volenterosi
pronti e disposti al loro contributo volontario in termini
di ore e di lavoro.
Anni fa si è provveduto al censimento di tutte
le chiese ed edicole religiose sparse sul territorio
della Comunità Montana Alta Val Trebbia, realizzando
anche una mostra fotografica permanente nel Convento
di Montebruno che permette una valutazione sulle più
malridotte e sulle più interessanti sotto il
profilo artistico e paesaggistico.
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La
cappelletta nella fotografia è al centro
del primo nucleo abitativo di Fascia e si erge
sopra l'antico pozzo del paese.
A Fascia, ancora oggi,
si racconta un'antica storia. Sotto l'attuale
strada Fascia-Carrega, poco prima della Casa del
Romano, vi è, oggi sepolta sotto il prato
ma ancora identificabile nella sua forma, una
cappella. Tale costruzione è sorta a fianco
di una sorgente e ha l'abside rivolta a oriente.
Il luogo è ancora oggi chiamato "Convento".
La leggenda vuole che vi abitassero i frati i
quali assistevano i viandanti in quello che poteva
ben essere un "hospitale" religioso.
Un anno la neve fu così abbondante e il
clima così rigido che i frati furono costretti
ad abbandonare il luogo e a scendere a Fascia.
Ancora oggi al centro del paese, |
nei pressi dell'antico pozzo sul quale
è stata costruita la cappelletta e attorno al
quale è forse sorto il paese vi è "a
Cà di Fratti".
La cappelletta mostrava l'usura del tempo; sarebbe stato
un peccato lasciare morire un pezzo di tradizione.
I cacciatori di Fascia (cacciatori di lepri) Guido,
Ginetto, Antonio e Gino, tutti Varni, si rimboccarono
le maniche.
In breve, con lavoro volontario, realizzarono il nuovo
tetto in ardesia, la stuccatura delle pietre, l'intonaco
e la tinteggiatura.
L'esempio di questi "volonterosi" che amano
veramente il loro paese è stato di stimolo e
traino anche per i villeggianti che, in estate, sotto
la direzione di Guido e l'assistenza, solo morale, di
Mauro e di Elvio, hanno recuperato un'area messa a disposizione
della parrocchia per i giochi dei bambini.
Gli sforzi congiunti di questa piccola comunità,
che merita il plauso, hanno prodotto risultati.
Ora altre cappelle ricche di storie, leggende e devozioni
attendono che l'incuria lasci il posto all'interesse
che, in effetti, si sta risvegliando.
Don Pietro Cazzulo
(Questo articolo è stato tratto dal N° 42
del 30 Novembre 2000 de "La Trebbia") |