Dopo quarantacinque anni, svelato il mistero
del campanile della chiesa di Frinti, il villaggio sommerso
nel Lago del Brugneto. Nei fondali del Bacino artificiale,
infatti, non solo è rimasto ben poco di Frinti e di
Mulini di Brugneto, secondo borgo sommerso dal lago artificiale,
ma soprattutto non c'è il leggendario campanile di
cui da anni molti parlano: raccontando ad esempio che nei
periodi di siccità la punta si vede emergere dalle
acque e che addirittura in queste circostanze si può
ancora sentire il rintocco della campana. Senza che però
nessuno l'abbia mai visto davvero.
A scoprirlo, lo scorso 18 agosto, sono stati cinque sub: Lorenzo
Del Veneziano, Fabrizio De Moro, Andrea Tutino, Maurizio Piga
e Gianluca Bozzo, tutti del Centro Sub Tigullio diretto da
Èva Bacchetta. I primi ad immergersi nelle acque del
Brugneto.
Immersione, ricerca e lavoro consentiti dalla collaborazione
e dalle autorizzazioni di Genova Acque e dell'Amga. Il bacino,
infatti, è infatti precluso a ogni tipo di balneazione
o immersione.
«Ogni lago artificiale, di norma, nasconde qualcosa.
Io e i miei compagni di avventure non avevamo però
mai pensato al Lago del Brugneto», dice il veterano
Lorenzo Del Veneziano. «Poi una sera, per scherzo, qualcuno
esclama: "Chissà se esiste davvero il famoso campanile
di Frinti". E allora, il desiderio di metter luce su
questa storia è stato troppo forte». Ma tra il
dire e il fare, c'è, questa volta, un "lago".
Eva Bacchetta, presidente del Centro Sub di Tigullio, spiega
l'excursus che ha preceduto l'avventura. «Nel lago del
Brugneto vige un severo divieto di balneazione, quindi anche
di immersione. Per poter svolgere questa esplorazione abbiamo
dovuto ottenere speciali permessi e fare studi e ricerche
per quasi un anno. Siamo andati indietro nel tempo: al 1959.
Quell'anno, per garantire alla città di Genova una
grande riserva di acqua potabile, si decise di costruire un
bacino artificiale. Nel luogo scelto per realizzare la diga
c'erano due villaggi: Frinti, quello più grande, di
circa quindici case e Mulini di Brugneto di solo due. Gli
abitanti dei due piccoli borghi non avevano intenzione di
lasciare le proprie abitazioni, ma furono costretti a farlo
perché buttarono giù tutto con le mine. Da allora
si tramanda la leggenda del campanile di Frinti».
Mercoledì 18 agosto, è stato il giorno della
verità.
In cielo neanche una nuvola, il lago piatto come una tavola.
Insomma, il giorno atteso da un anno. Alle otto, con la barca
utilizzata dall'Amga (azienda municipalizzata gas e acqua)
per le ispezioni, i cinque sub individuano il punto preciso
per l'immersione. Per avere la massima luce sott'acqua, si
attende che il sole sia allo zenit. Con oltre cinquanta chili
di attrezzature nelle spalle, macchine fotografiche di 550
watt di file, i cinque sub si immergono. In superficie la
temperatura è di 23° e l'acqua è limpida.
Ma basta scendere qualche metro e le condizioni climatiche
mutano del tutto. Sotto i sei metri, il termometro registra
cinque gradi. La visibilità si riduce notevolmente:
oltre un metro non si vede nulla.
Del Veneziano racconta la sua esperienza: «L'acqua così
bianca, quasi lattiginosa, non l'avevo mai vista. Forse perché
stagnante. In quelle condizioni, è stato davvero difficile
riconoscere gli oggetti. Sembrava di essere in un sito archeologico.
Travi, tetti, muretti e due vasche, ma nessuna struttura intera.
E sono sicuro: nessuna traccia del campanile. Il paese di
Frinti, dalla prima aia fino al tetto è alto quaranta
metri. Mulini di Brugneto è un pò più
profondo, tocca quasi il fondale, a 67 metri». L'immersione
non dura più di tre ore. Perché è il
tempo massimo di autonomia permesso dalle bombole a circuito
chiuso.
«E' stata un'esperienza unica, perchè so di essere
stato, insieme ai miei compagni, il primo ad immergersi in
questo lago - continua, soddisfatto Lorenzo — e, soprattutto,
a fare la scoperta. Ma ancora qualcuno, per difendere la veridicità
della leggenda, dice che abbiamo sbagliato posto!».
Tiziana Zaffino
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del
22/08/04)
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