Tanto tempo è passato, ma l'indimenticabile
ricordo resta impresso nella mia mente. Tutto ebbe inizio
un caldo pomeriggio del 15 agosto 1964 ad Alpe. Eravamo quattro
amici davanti all'osteria di Nito, parlavamo di vari argomenti
ed uno fra tutti fu incisivo e perciò approfondito:
perchè non costituire in Alpe una società senza
scopi di lucro ma a scopo ricreativo? L'argomento ci appassionò tanto
che quei "4 gatti" decisero di provvedere a raccogliere
le prime adesioni, e poi tornati a Genova, a fine ferie,
continuammo la nostra opera di convincimento.
A me fu affidato l'incarico dell'organizzazione e a
tale scopo preparai la bozza di statuto che poi revisionato
da tutti presentai alla riunione della prima Assemblea
sociale (oltre 20 Soci presenti) avvenuta nell'allora bottiglieria
gestita dall'amico Pinin in via G.B. d'Alberti a S. Fruttuoso.
Con grande soddisfazione dei quattro soci promotori,
lo statuto fu approvato all'unanimità, e fu eletto
il primo Consiglio Direttivo con Piero Ballestrazze
Presidente, segretario il sottoscritto e cassiere Piero Salvi.
Era l'8 ottobre 1964, l'Associazione "Amici di
Alpe" era nata! E col proponimento di impegnarsi al
massimo per passare al concreto nelle estati successive ad
Alpe e per Alpe.
Si iniziò con la prima gara a scopone (a Alpe) con
in palio premi in medaglie d'oro. L'iniziativa ebbe uno strepitoso
successo tanto che fu ripetuta poi per diversi anni, sempre
in palio stessi premi in oro. Si pensò poi al gioco
bocce, ne fu fatto uno sotto il paese presso le cascine i
cui proprietari ci dettero il consenso (autore del lavoro
fu Andrea "Brescia"). Il gestore dell'osteria,
l'amico Pinin, ci regalò le bocce di "natta" (non
esistevano ancora quelle di metallo). Il posto era poco frequentato,
prendemmo in affitto due prati a terrazza in località "Fossielo" che
con un buon contributo ottenuto dall'amico Assessore Provinciale
De Langlade (600mila lire), l'impresa Boitano progettò e
realizzò un doppio gioco bocce (l'attuale terreno
del cosiddetto ballo) ma mancavano... le bocce.
La quota sociale allora era assai popolare (500 lire annue)
ma quando racimolammo una certa cifra, dotammo allora il
gioco di 24 bocce in metallo, acquistate però usate
e a metà prezzo, ma in buon stato.
È così che poi fummo in grado di organizzare
anche gare a bocce a terne. I premi in palio erano sempre
medaglie in oro, oppure in oggetti artistici e di un certo
valore: e non certo per grandezza; solo per invogliare i
soci alla partecipazione, logicamente libera anche a non
soci, è bene
precisarlo.
Non va dimenticato che pensavamo anche alla gioventù,
ai ragazzini, organizzando divertenti cacce al tesoro,
anch'esse dotate di ricchi premi e occorre dire che erano
accettate da essi molto volentieri perché si divertivano
molto.
A proposito di gare, scusandomi della dimenticanza casuale,
un anno la gara fu allestita da Virginio, una gara a scopone
nei locali della sua trattoria con premi in natura: conigli
(il primo) e pollame vario, gara che fu vinta da me e da
mio cugino Stino si può immaginare gli sfottò subiti
e le allegre risate!
Tornando ai più giovani, nonostante il cambio di
consigli e programmi vari succedutisi, ancora quest'anno
l'amico Arturo si dedicherà con solita passione
ad allestire la Pentolaccia per tutti i ragazzini, ovviamente
ricolma di dolci vari, compreso il carbone.
Mentre l'amico Ermanno come al solito allestirà squadre
di calcio partecipanti ai molti tornei estivi che si disputeranno
nella Valle.
Poi un bel giorno, logicamente e doverosamente venne il rinnovo
del Consiglio al quale non potei più partecipare
per motivi di lavoro ed altri impegni vari, ma l'attività sociale
continuò anzi migliorò avendo fatto la giusta
esperienza.
E grazie a quel volontariato, vanto di tutta Alpe, si
abbellì il terreno del gioco di bocce provvedendo
a coprirlo con un tetto di lamieroni sorretti da robuste
palizzate sotto la guida di un dinamico Presidente (Drea
per gli amici) trasformando il locale così ottenuto,
in balera per la sera di Ferragosto, e, avendo ricoperto
il terreno con uno strato di cemento ben lisciato, si susseguirono
negli anni gradite orchestre, tra le quali il famoso
Genio di Fontanarossa e che purtroppo non potei ascoltare
causa il grave incidente accorso a mio padre.
Un brutto inverno, però, la neve caduta in abbondanza
causò l'abbattimento del tetto del locale con
gravi danni, e i Consiglieri in carica quell'anno, pur
addolorati (il presidente Drea pianse), non si perdettero
d'animo. Il classico volontariato di Alpe fece in modo di
riparare il danno innalzandolo meglio di prima. Fu un'opera
veramente ammirabile, date anche le scarse possibilità economiche,
e tutto il paese se ne congratulò.
In seguito a fianco della tettoia fu costruito un piccolo
e grazioso bar con annessi servizi igienici, si diede poi
inizio ad una più moderna copertura con tanto di progetti
e autorizzazioni comunali. Attualmente è ultimata e dà un
risalto elegante a tutto il complesso.
Ricordi lontani, oserei dire piccolo sunto storico della
volontà sociale di tutto un paese, basata sull'amicizia
e su grande volontariato.
Agli attuali Consiglieri, specialmente ai giovani che poi
seguiranno nella dirigenza societaria, l'augurio di
continuare su questa strada.
Ed è quanto di meglio posso dirvi quale fondatore
assieme agli amici Pietro, Pinin e Duilio, noi, gli unici
tre, che grazie a Dio possiamo ricordare e raccontare questa
nostra storia degli ultimi cinquant'anni di Alpe. Tutto
passa e il tempo depone un velo su tutte le cose. Ma alcune,
le nostre, cui
siamo tanto affezionati,
non bisogna mai dimenticarle.
Agostino Zanardi
(Articolo tratto dal N° 13 del 05/04/06 del settimanale "La
Trebbia")
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