Il pino ha chiesto
al Creatore di essere preservato dalla vecchiaia, desiderio solo
in parte esaudito. Il Padreterno infatti non ha donato al pino
l'eterna giovinezza, ma gli ha concesso la possibilità di
vestirsi di un abito verde anche nella cruda stagione. Ma lui non è arrogante
e cattivo come l'agrifoglio e il suo vestito ha un colore tranquillo
e riposante. D'inverno, quando tutto dorme e la natura si rinchiude
in se stessa e i colori sfumano e si disperdono nella neve, il
pino è sempre bello verde. Alle bianche distese innevate
racconta la sua storia pacifica e tranquilla.
Per via dei suoi rami fitti e spioventi è diventato l'ombrello sempre
aperto, la tettoia sotto la quale ti rifugi quando scoppia il temporale. E' naturale
cercare riparo sotto i suoi rami, perchè comunicano qualche cosa di affettuoso
e protettivo e la pioggia non riesce a penetrarli.
Se ti intrufoli sotto un pino, troverai anche una scorta di fiammiferi e un letto
per riposare. Infatti egli depone a terra e preserva dall'umidità una
quantità notevole di rametti minuscoli e barbe sottili, sempre secche
e immediatamente pronte per essere accese. Quei fuscelli consentono di fare fuoco
nelle situazioni peggiori, anche nella neve, e di notte diventano un comodo giaciglio.
Quanti sogni fatti nei bivacchi sotto i pini quando andavo a caccia con mip padre!
(...)
Il pino, presente in tutti i boschi di montagna, è un discreto dispensatore
di buoni aiuti.
Profuma di resina e da lui puoi ricavare dell'ottimo tavolame da impiegare però solo
all'interno della case. E' come un uomo di mezza età e va usato con prudenza
perdonando le sue prime difficoltà fisiche.
E' vulnerabile e bisogna proteggerlo. A differenza del larice, non puoi lasciarlo
all'esterno, preda delle intemperie. Lui ti aiuta nel bosco ma pretende protezione
e vuole stare dentro casa altrimenti si rovina.
Forza e durezza le scarica nei rami. I suoi figli, infatti, ribelli al mite carattere
del padre, sono inattaccabili da qualsiasi attrezzo.
Sramare un pino è un'impresa che i boscaioli temono sempre. I rami mettono
a dura prova il filo della scure che ogni volta subisce danni. (...)
Fino a pochi anni fa il pino a volte veniva torurato come San Sebastiano, ma
sempre a fin di bene.
Nel primo metro del fusto si praticavano dei fori con la trivella, sotto ai quali
si appendeva un vaso di vetro. Una volta forato il pino reagiva e, per cicatrizzare
la ferita, faceva uscire colate di resina densa e gialla come un caldo miele.
La resina del pino ha un valore medicamentoso e, quando vi era del raccolto in
esubero, lo si vendeva alle farmacie. E' un dono della natura davvero speciale.
Se ti rimane conficcata una spina sotto la pelle e non riesci ad estrarla basta
mettervi sopra un po' di resina liquefatta e di lì a qualche giorno la
spina viene a “galla”. Una leggera pressione dell'unghia farà il
resto. Troppi fori però possono uccidere l'albero. Nel tempo passato molti
pini sono morti per offrire resina alla gente di montagna.
Vedere le grandi e pacifiche famiglie di pini dispiegarsi per le montagne in
vaste distese verdi trasmette un senso di serena tranquillità. Si tratta
di gente perbene senza la quale un bosco non potrebbe dirsi completo.
(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni
Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)
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