Il nocciolo già quando
lo vedi sottile, dritto, alto e ben vestito, ti dà l’idea
del furbetto che non vuole fare nulla: quello che, per evitare
qualsiasi seccatura, mette in banca la sua vita con la speranza
di proteggerla e farla fruttare senza sforzi. E’ talmente
refrattario a qualsiasi rischio, che neanche si sogna di osare
qualcosa di suo. La fatica lo spaventa a tal punto che si rifiuta
persino di crescere e diventare grosso. Ma non è stupido
e cerca i posti a “solivo” ossia dove batte il sole,
come diceva mio nonno. Difficilmente lo trovi a “pusterno”,
dove il sole del nord a malapena lo sfiora. Molte volte si nasconde
e, per vederlo, devi sbatterci contro.
Al pari di tutti i vili e fannulloni cerca la forza nel branco, perciò cresce
assieme agli altri noccioli in numerose combriccole.
Queste si piazzano sempre all’inizio del bosco, in modo da poter infastidire
e intralciare il passo del viandante. A vederle sembrano quelle bande di giovani
bulletti, padroni dei quartieri, il cui unico coraggio sta nell’importunare
i vecchi o picchiare i barboni. Basterebbe solo il rumore della motosega per
vederli cambiare colore e tremare di paura. Altro che la forza e il carattere
del carpino che ho conosciuto seguendo mio nonno nei boschi!
(Brano tratto dal libro “Le voci del bosco” di Mauro Corona – Edizioni
Biblioteche dell’Immagine di Santarossa)
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