"Per acque anomale si intendono quelle
caratterizzate da condizioni riducenti, cioè indicate dalla
presenza di solfuro disciolto e/o ione ferroso, e/o alte salinità
e/o valori di pH lontani dalla neutralità - spiega il ricercatore
- queste acque sono inoltre facilmente riconoscibili per le loro
caratteristiche organolettiche, si presentano infatti come acque
salse, sulfuree, ferruginose-effervescenti".
Dalle analisi è emerso che le acque della fontana di Salsominore
sono neutre, ne acide ne basiche, mentre tutte le altre sulfuree
sono fortemente basiche, "da colloqui con dermatologi, ho
appreso che queste ultime sono la panacea delle malattie della
pelle, oltre a favorire la digestione".
Altro dato interessante è che tutte le acque analizzate
non contengono metalli pesanti, tipo il piombo, mercurio, cadmio,
arsenico. In merito alla potabilità, "non sono state
condotte analisi batteriologiche in quanto esulava dai nostri
scopi. Comunque, data la provenienza è altamente improbabile
subiscano qualche sorta di inquinamento, a parte un caso dubbio
della sorgente di Confiente, non hanno sostanze minerali considerate
dannose per la salute, anzi".
La ricerca di Molinari è stata condotta facendo una ricerca
sul territorio "intervistando le persone del posto - spiega
il ricercatore - infatti, grazie a loro ho individuato le quattro
sorgenti di Salsominore, la nota Fermasa di Confiente, due a Bobbio:
delle terme di San Martino e Rio Foino, una a Feligara nei pressi
di Brallo di Pregola, una a Marsaglia, alla foce del Rio Cordarezza,
una a Truzzi, una a Gramizzola, una a Belnome (Acqua Magnesia),
a La Cà (sulfurea), a Rettagliata bassa, La Cà (salata),
a Rettagliata alta e nel Fosso di Pietranera.
Molinari ha pure scoperto che Ottone si è rivelato il comune
più ricco di sorgenti anomale sia per numero che per tipologia,
"qui vi sono ben sette sorgenti tra sulfuree, salate e magnesiache".
Molinari, da una prima analisi dei dati di laboratorio, rende
noto che ha avuto una conferma sulla profondità di provenienza
delle acque in esame, ipotizzata in fase di campionamento, "che
si aggira intorno al chilometro, con tempi di residenza, ovvero
il periodo in cui l'acqua sta sottoterra, che si aggira tra i
500 e 1000 anni. Siamo pertanto lontanissimi dalle caratteristiche
dei normali acquiferi appenninici che presentano profondità
massime di 80 - 100 metri e tempi di residenza di qualche mese.
Tali dati, da primato, sono attribuibili esclusivamente alla presenza
della importantissima faglia, in precedenza conosciuta come Villalvernia
- Varzi - Ottone - Levanto, che arriva a Firenze e che mette in
contatto due porzioni dell'appennino emiliano-ligure: il settore
orientale con quello occidentale. Questa frattura ha giocato e
gioca un ruolo basilare nell'orogenesi appenninica ed è
la causa dei terremoti della Valtrebbia.
"Questa frattura della crosta terrestre, che scende fino
a ben 5 km nel sottosuolo, rappresenta il volume di roccia indebolito
attraverso il quale le acque meteoriche risalgono per manifestarsi
con le sorgenti che ormai conosciamo, ed è proprio in virtù
del loro prolungato tempo di residenza che questo tipo di acque
è ormai l'unico al mondo a non essere inquinato da trizio".
"Ricordo che come quelle della Val Trebbia, le sorgenti in
Valdaveto, di Salsominore e della Confluenza, si può senz'altro
dire che sono legate ad una faglia, precisamente la Finestra Tettonica
di Bobbio e Marsaglia".
Altro fatto curioso è che, l'alta salinità delle
sorgenti di Salsominore e Bobbio è possibile sia dovuta
a reazioni di disproporzionamento idrolitico dei costituenti del
petrolio (ipotesi da verificare), cioè sia la presenza
di sacche di idrocarburi, di modeste dimensioni, a controllare
la salinità di tali acque e non la presenza di interstrati
salini nelle rocce come avviene in altre località dell'Emilia.
In sinergia con gli enti locali prevediamo di trasferire in forma
divulgativa la conoscenza così acquisita a tutti quelli
che ne possono potenzialmente usufruire".
Il geologo non si ferma qui, "chi ha conoscenza di altre
sorgenti "anomale" può contattarmi telefonandomi
allo 3478558449, oppure inviare una email a geo_molinari@libero.it.
Lo studio effettato ha carattere preliminare ed è passibile
di revisione e miglioramento. Una pubblicazione del lavoro avverrà
a mesi ed una versione semplificata sarà data agli enti
territoriali.
Paolo Carini
(Questo articolo è stato tratto dal N° 15 del 24/04/08
del settimanale "La Trebbia")