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I progetti di intervento sull’Aveto-Trebbia comportano una devastazione dell’ecosistema fluviale.
L'intervento di derivazione a scopi idroelettrici dell'Aveto e del Trebbia, e gli interventi dello stesso tipo sul Trebbia e sugli affluenti minori, non costituiscono solo un danno ambientale, una negazione dell'ambiente in cui viviamo e della bellezza come siamo usi a concepirla, ma è un'opera profondamente immorale.
Non posso spiegare il mio pensiero, senza prima chiarire le modalità con le quali il progetto è stato concepito e verrà finanziato e realizzato.
Ognuno di noi, comprando energia, corrisponde all'ente distributore una somma destinata ad interventi di sfruttamento delle energie rinnovabili. L'ente distributore acquista l'energia rinnovabile ad un costo che è pari al triplo del costo dell'energia prodotta da combustibili fossili.
Nel 2003 una società finanziaria, propone a quattro comuni di alta montagna, Ferriere, Ottone, Cerignale e Zerba, che operano in un contesto economico difficile, un accordo, in forma di partecipazione societaria, con il quale in pratica i comuni danno il via libera allo sfruttamento dei torrenti presenti sul territorio, in cambio di una quota, minima, degli introiti.
Per capirci, gli amministratori dei comuni si sono comportati come un imprenditore che, non credendo nel futuro della propria azienda, vende il capannone.
A questo punto, nel più assoluto segreto, violando se non altro il codice della buona educazione tra vicini, nessun comune confinante o rivierasco erano informati, i progetti sono stati perfezionati fino alla richiesta di valutazione di impatto ambientale inoltrata alla regione Emilia Romagna nel Novembre 2007.
I progetti, sui quali si pronunceranno solo i comuni sul cui territorio sorgeranno le opere di presa e la centrale idroelettrica, comporteranno un danno per tutti i comuni delle valli, sia in fase di costruzione dell'opera, sia quando la centrale entrerà in produzione.
I progetti comportano una devastazione dell'ecosistema fluviale, facile da dimostrare se si pensa che, in seguito all'intervento sull'Aveto-Trebbia, la massima portata del fiume sarà quella che si ha attualmente nei mesi di Luglio e Agosto.
Il proponente si impegna infatti a rilasciare, in media, una portata pari al 13% della portata naturale per il Trebbia, e all'11% della portata naturale per l'Aveto.
E' verosimile, considerata la natura ghiaiosa e la consistenza del subalveo, che, in seguito all'intervento, si verifichi la sparizione completa della portata d'acqua superficiale.
L'acqua utilizzata nelle fasi di perforazione delle gallerie, verrà restituita al fiume inquinata da azoto nitrico, conseguente del dilavamento delle rocce demolite con esplosivo, metalli pesanti come cromo, cobalto e nichel provenienti dall'abrasione dell'utensile e dai litotipi attraversati (basalti, ofioliti, ecc.) che ne sono naturalmente ricchi.
Il fiume a valle, sarà reso torbido dalle acque di scavo, per l'intera durata del cantiere, quindi almeno per due anni.
In fase di esercizio, si avrà una riduzione della capacità auto depurativa dei fiumi, legata all'innalzamento della temperatura dell'acqua, alla riduzione della superficie liquida, alla minore potenza disponibile per l'ossigenazione, paragonabile alla potenza elettrica ricavata dalle turbine.
L'innalzamento della temperatura dell'acqua, la scomparsa dei raschi e la carenza di ossigeno, porterà all'estinzione dei salmonidi, trote e temoli e degli insetti acquatici alla base della catena alimentare.
Si verificheranno processi sedimentologici a monte e soprattutto erosivi a valle delle traverse, e una consistente riduzione del patrimonio idropotabile immagazzinato nei serbatoi idrici naturali costituiti dal subalveo, non più alimentato, e dalle rocce attraversate e drenate dalle gallerie.
Scomparirà, con l'acqua, la tipicità di questa zona dell'appennino, la sua principale attrattiva, l'unica risorsa sulla quale può contare per cercare un rilancio sociale ed economico.
In cambio di questo, dell'esproprio dell'unica risorsa, della possibilità di crescere di questi luoghi mantenendo la propria tipicità e la propria orgogliosa diversità rispetto ad un mondo sempre più omologato e omogeneo, la società finanziaria ver­serà un piccolo, forse non insignificante ma piccolo, obolo.
Considero quest'opera, e le opere di questo tipo, per come sono pensate e proposte, profondamente immorali alia stregua della deportazione nelle riserve degli indiani d'America, in quanto sfruttamento di un disagio, negazione dell'unica prospettiva per la montagna e i suoi abitanti.
Vorrei, in chiusura, citare la prefazione di un libro di Paolo Rumiz, "come ogni vascello nel mare grosso, la montagna può essere un insopportabile incubatoio di faide, invidie e chiusure. Ma può anche essere il perfetto luogo rifugio di uomini straordinari, gente capace di opporsi all'insensata monocultura del mondo contemporaneo".

Luca Luppi

(Questo articolo è stato tratto dal N° 1 del 10/01/08 del settimanale "La Trebbia")