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Arrivano le dighe sul Trebbia, ultimo fiume pulito
Si lancia un imponente progetto per sbarrare Trebbia e affluenti. Ma per questa bella valle dell’Appennino in molti vorrebbero un altro destino.

Un brutto sogno si sta avverando. Si lanciano progetti per una pesante infrastrutturazione nelle valli del Trebbia, dell’Aveto e del Nure, in provincia di Piacenza. Tra le zone più intatte dell’Appennino Settentrionale. I fatti: due grandi sbarramenti, uno in località Losso, alta Val Trebbia, uno vicino a Ruffinati, in Val d’Aveto, principale affluente del Trebbia. A corollario, altri impianti lungo il Nure, altro importante corso d’acqua della provincia di Piacenza, e torrenti minori (precisamente Grondana, Gramizzola, Ronchignasco). Significa mettere nei tubi la maggior parte del flusso di questi corsi d’acqua, salvo un “minimo vitale” risibile. Sono interessati almeno una quarantina di chilometri di fiumi: un'opera ingente, di forte impatto. Questi tratti fluviali sono senza discussione tra i più integri dell’intero nord Italia, un miracolo che si siano conservati paesaggi quasi pre-storici nella loro originalità. Gole, meandri, curve sinuose attraverso boschi senza confini. Posti da intenditori, di escursionisti che scendono al fiume a fare il bagno, un raro bagno in acque pulite a poco più di 100 km da Milano, di canoisti che scivolano lungo le stesse acque. E poi pescatori, fotografi, appassionati di natura, di silenzi. Il valore aggiunto portato da queste anse verdi, da queste montagne dove sono tornati i rapaci, è un valore che sembra aumentare di anno in anno, come il vino buono nelle botti. Certo, ci dicono che abbiamo bisogno di energia, e quella idroelettrica è energia rinnovabile, “verde”. Si afferma che grazie alle dighe la Valtrebbia avrà una fonte d’energia pulita, locale. Ma a quale prezzo? Vorrei far presente l’altra faccia della medaglia: che la costruzione delle dighe porterà prima di tutto cemento, camion e strade; che il movimento economico legato ai lavori prenderà altre vie, essendo le società coinvolte di fuori Piacenza; che l’energia prodotta sarà comunque poca, visto il limitato dislivello a disposizione. L’invaso del Brugneto (realizzato a monte delle opere in progetto negli anni ’60) non è mai servito a regolare le portate a valle, anzi ha creato annose discussioni, questioni, imbrogli su quei pochi chilowatt che produce.
Ma per ultimo il fatto principale: una volta imbrigliati, Trebbia, Aveto e Nure diventeranno fiumi come gli altri, la zona perderà la sua caratteristica principale, la sua aura magica. E della valle che decantò anche Hemingway resterà un triste solco cementificato e banale, come tanti sotto i nostri occhi.
Oggi c’è chi vuol far qualcosa di sottrarre questi fiumi al loro destino, è nato un eterogeneo e attivo gruppo di critica contro i progetti idroelettrici, e la discussione procede sia in pubbliche assemblee sia attraverso il sito www.notube.it.
E lungo il Trebbia si annuncia battaglia...

Valentina Scaglia - Milano