Torriglia rivuole
il suo castello. E dopo secoli di abbandono e incuria, sono finalmente
arrivati gli agognati finanziamenti, direttamente dal Ministero
dei Beni Ambientali tramite la soprintendenza, e i lavori di restauro
conservativo dell'antico maniero dei Fieschi-Doria sono cominciati,
dopo che l'appalto lanciato dal Comune di Torriglia (attuale
proprietario) è stato vinto da una ditta di Gaeta.
Ha una ricca e nobile storia alle spalle, il maniero torrigliese,
che rappresentava lo Stato e amministrava in nome del feudatario:
al suo interno c'era il commissario rappresentante del principe,
gli sbirri e i bargelli, le prigioni e anche gli attrezzi
per la tortura. Era stato poi occupato dai napoleonici del
generale Massena, quindi abbandonato a se stesso: incendi,
furti, sistematico repulisti di muri, interni e mobilia,
e fino ad oggi era rimasto scheletro di se stesso a dominare
malinconicamente dal suo poggio tutto il paese.
Il lavoro di recupero, fortemente voluto dall'amministrazione locale e in particolar
modo dall'assessore alla cultura Mauro Casale, andrà avanti per due anni,
con un finanziamento pari a 940 mila euro.
Si è già consolidato il lato est dei bastioni, risarcendo la muratura,
riprendendo i finestroni e tre quarti delle troniere nella stessa esatta posizione
originaria, e si è restaurato il finestrone della cappella dietro al bastione.
Si farà poi un camminamento metallico intorno al perimetro del castello,
mentre la torre sarà consolidata.
Insomma, l'intero rudere sarà messo in sicurezza, in modo tale che tutti
potranno visitarlo: in una sala interna recuperata ci sarà posto per uno
spazio museale dedicato all'archeologia del territorio, con la collaborazione
dell'Ente Parco Antola, con i reperti trovati nel castello e negli scavi sulla
collina di Donetta, dove si è scoperta una fortezza che risale all'anno
Mille.
Intanto ci si sta già muovendo per tentare di reperire altri fondi, con
i quali si vorrebbe risistemare l'ampio e bellissimo "Giardino del Principe" -
una vasta area verde dove abbondano castagni e faggi in un grande prato, e dove
tra sentieri e sentierini ci sono anche un laghetto, una neviera, un mulino -
che ora è semi abbandonato.
Se arrivano altri finanziamenti, diventerà un degno corollario all'antica
dimora dei principi, che ora il popolo vuole riscoprire.
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 03/01/07)
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