www.altavaltrebbia.net STAMPA
 
In Valtrebbia «Faremo un consorzio per garantire i servizi»
Pessimismo e fastidio. Non è uno slogan, ma è quello che trapela niente affatto velatamente dalle univoche reazioni dei sindaci dei piccoli centri dell'hinterland genovese dopo le notizie dei pur prevedibili tagli che la nuova finanziaria prevede per i comuni italiani. In Val Trebbia, in particolare, dove i micro comuni con meno di 500 abitanti sono parecchi, pessimismo e fastidio sono uniti a una crescente rabbia, che si sposa con una sorta di rassegnazione fatalistica. «Sono molto, molto preoccupato - sostiene Giuseppe Isola, sindaco di Rovegno - per noi un taglio anche solo di cinquemila euro, che per un grosso comune sarebbe niente, è una mazzata. Certo, poi si dirà che abbiamo aumentato le imposte, ma trovo sia un po' troppo comodo che questo governo dichiari che non aumenta le tasse perchè lo ha promesso e poi metta noi in condizione di doverle aumentare per forza! Non so ancora cosa faremo, come riusciremo fronte a questa situazione, ne parleremo presto in consiglio. Certo, la situazione è grave».Cambia di poco la musica a Montebruno, dove il sindaco è Aurelio Barbieri: «E' brutto dirlo, ma ce l'aspettavamo. Questa finanziaria è allucinante, noi che governiamo piccoli centri facciamo poca politica, e cerchiamo di dare risposte alle esigenze della gente, mentre la politica quella vera ci affossa. L'unica è cercare soluzioni alternative, per garantire ai cittadini almeno i servizi indispensabili. Per questo i piccoli comuni della Val Trebbia stanno pensando di creare una sorta di consorzio dei servizi, da gestire in modo comprensoriale, come ad esempio le scuole, i trasporti, la spazzatura, e per combattere così almeno in parte le mazzate che ci danno le finanziarie. Ne abbiamo già parlato, con i colleghi degli altri sette comuni della vallata, e presto ci riuniremo per discuterne più approfonditamente».Se Barbieri cerca di sollevarsi con le speranze future, il collega Giuseppe Rivanera, primo cittadino di Fontanigorda, è davvero sconfortato: «Posso solo dire che siamo disperati. I nuovi tagli, a noi che già siamo tagliati fuori da sempre, sono davvero mortali. Sto giusto facendo due conti, e mi sono messo le mani nei capelli. Noi facciamo tutto il possibile per tentare di mantenere quei pochi residenti, motivandoli come possiamo, e dall'alto ci arrivano queste mazzate. E' come uccidere un uomo già morto. E poi Tremonti ci consiglia di fare meno sagre... Sappia, il ministro, che le sagre ce le paghiamo da noi, con il lavoro dei volontari, e non certo con i soldi del governo. E che le sagre almeno dimostrano che siamo ancora vivi. A dispetto di tutto e di tutti».Anche da Bargagli, nessuna voce fuori dal coro: «Certo, ci siamo rimasti malissimo - sostiene il sindaco Sergio Aveto - anche perché la nostra politica sarebbe quella di non aumentare le tasse ai nostri residenti, ma così non so proprio come faremo. E comunque, prendiamoci anche questa bastonata. Sappiamo che sarà dura per tutti».

Mara Queirolo

(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 06/10/05)