Nell'Ottocento, quando
nella borghesia genovese si diffuse la moda di andare in villa,
era la «campagnetta» per eccellenza. Torriglia, in
Val Trebbia. Una valle verdissima, dolce, poetica. Giorgio Caproni
incontrò qui l'amore di una vita, la moglie Rina, e qui
fu maestro elementare, a Loco di Rovegno, e sindaco. La valle ritorna
spesso nei suoi versi, anche nella poesia più nota, «Litania»: «Genova
della mia Rina/ Val Trebbia. Aria fina».
La Val Trebbia rischia lo spopolamento. Otto comuni e in tutto 3 mila e 800 cento
anime. Duemila nella sola Torriglia. «Alcuni Comuni sono a rischio estinzione.
Speriamo di convincere giovani e coppie a venire a vivere in Val Trebbia»,
dice il presidente della Comunità montana dell'Alta Valle, Giuseppe Cevasco.
Si cercano abitanti per la sopravvivenza e turisti per l'economia. Risorse modeste
ma idee tante. Un documentario-fiction di 70 minuti dedicato a Giorgio Caproni
firmato da Fabrizio Lo Presti (attore e comico della Gialappa's) che ha recuperato,
grazie all'archivio Rai, dimenticate immagini del poeta. Un «corto» di
Clivio Cangemi tratto da un romanzo di Bruno Morchio, creatore dell'investigatore
dei caruggi Bacci Pagano, ambientato in Val Trebbia, «Bacci Pagano al ballo
di Fontanigorda». Per tutto agosto mostre, convegni, proiezioni. E una
corriera come testimonial.
La Val Trebbia «è» la Statale 45, che collega Genova a Piacenza.
Una di quelle strade mitiche, che attraversano la storia, un po' come la mitica
americana Route 66. L'ACI ha deciso di inserirla nell'elenco delle Strade Blu,
meritevoli di una deviazione e un'avventura. Scollinando oltre la Liguria, con
la statale si arriva a Bobbio, il paese del regista Marco Bellocchio che nella
casa della madre girò parte de «I pugni in tasca». La Statale
45 era un limite invalicabile per i tedeschi durante l'ultima guerra. I valligiani
la presidiarono dall'inverno del 43. Nacque così la Repubblica autonoma
di Torriglia. Un autogoverno retto dai capifamiglia. Dopo la guerra, nel 1948,
sulla Statale riprese il servizio la corriera rossa 626 della Fiat, un diesel
dalle portiere in legno e le forme rotonde. Quella stessa corriera i fantasiosi
amministratori della Val Trebbia hanno fatto arrivare a Genova dal circolo italiano
camion d'epoca di Vicenza, su una bisarca. Sui suoi sedili marroncini hanno pigiato
registi, scrittori, storici, per un breve viaggio della memoria (quasi tutti,
da bambini, su quella corriera che li portava in campagna affrontando curve micidiali
sono stati malissimo). La corriera 626 è, con la Statale 45, una dei protagonisti
della docu-fiction su Caproni: «Passa/-deserta- l'ultima (faticosa) corriera.../La
sera si fa sempre più sera/ e più montana...».
In quanto a mezzi di trasporto la Val Trebbia vanta primati assai strani.
Qui, sulle cime degli alberi del Comune di Montebruno, si impigliò il
16 agosto 1881 la mongolfiera di Sophie Blanchard, prima donna a provare il brivido
di un simile solitario volo. I contadini, prima di tirarla giù dall'albero
incolume, la credettero un'apparizione. Montebruno è l'unico Comune che
ha alimentato una vocazione turistica grazie all'avvistamento lucciole (gli insetti)
.
Nel Trebbia Ernest Hemingway si dedicò alla pesca nel 1943, dichiarandosi
incantato dalla «Green Valley», e nello stesso anno atterrò in
missione a Caprile di Propata, in paracadute, il figlio di Winston Churchill,
Randolph. Ora la comunità montana sembra disposta a tutto purché non
si avveri la poesia di Caproni «Lasciando Loco»: «Sono partiti
tutti./ Hanno spento la luce, chiuso la porta, e tutti/ (tutti) se ne sono andati
uno dopo l'altro».
Erika Dellacasa
(Questo articolo è stato tratto dal Corriere della Sera del 30/03/07)
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