Mentre il mestiere
del pastore in Italia sta diventando più a rischio di estinzione
della foca monaca, c'è però anche chi, in quel di
Rovegno, nel suo piccolo si dà da fare e spera di contribuire
affinché gli allevatori e custodi di greggi non spariscano
definitivamente.
Stiamo parlando di un giovane di belle speranze e ottime virtù, che si
chiama Stefano Isola, ha 27 anni, e nell'omonima località di Isola di
Rovegno, in Alta Val Trebbia, ha appena impiantato un piccolo (per ora) allevamento
di caprette cachemire. Dopo gli studi a Genova, Stefano è rientrato alla
casa avita, quella del papà Gino, e si è messo di buzzo buono a
far fruttare i 23 ettari di terreno. Un po' di orto, il frutteto, i lavori nel
bosco, poi l'idea originale: le capre.
Ma non capre qualsiasi, bensì quelle dal pelo morbidissimo e pregiato
che danno una lana incredibilmente soffice, un tipo di allevamento ancora non
troppo diffuso in Italia, con animali non da mungere né da macellare.
Teoricamente, una sorta di piccolo tesoro, visto che parliamo di cachemire. L'idea
gliel'ha data il sindaco, Giuseppe Isola (sì, è un cognome e un
toponimo che ricorre, da queste parti), che la racconta così: «Durante
un viaggio in Toscana, a Radda in Chianti, avevo incontrato una signora americana,
Nora Kravis, che gestiva un allevamento di caprette cachemire. Mi aveva incuriosito,
e lei mi aveva anche spiegato che sono perfino utilissime per tenere bene i boschi,
visto che mangiano i rovi. Allora, ne ho parlato con il mio amico Gino e con
suo figlio Stefano, e da lì è partito tutto».
Stefano, ragazzo simpatico e schivo, è al lavoro con le sue caprette,
e per lui parla papà Gino: «L'idea ci è piaciuta subito -
spiega - prima ci siamo ovviamente informati su Internet e poi abbiamo deciso.
Per adesso abbiamo preso sei castrati, poi prenderemo altre caprette. Tra gli
altri progetti, Nora Kravis ha dato vita di recente a un'associazione tra gli
allevatori di cachemire nel nostro Paese, che per ora non sono molti (si fa per
dire: circa 600), ma che possono crescere, e dare vita così al marchio
Cachemire Italia».
La raccolta della lana, spiegano i neo allevatori, si fa quando c'è la
muta, in novembre e in primavera, e in un modo particolare, non tosando come
per le pecore, ma pettinando il pelo delle capre a lungo: quel che ne viene fuori è il
raccolto. Poi, la lana così ottenuta gli Isola la porteranno all'amica
Nora, che a sua volta la manda a Prato - la cittadina toscana è leader
nel settore dell'industria tessile - nel centro di raccolta. «E' un investimento
che potrebbe diventare interessante», spiegano Gino e Stefano. E comunque
un insolito e piacevole modo di trovare lavoro, in tempi di contratti a progetto.
Nei progetti futuri, quelli di Stefano, si parla anche di aprire un agriturismo,
sempre a Isola di Rovegno: e accanto a lui ci sarà anche Chiara, la sua
ragazza. Due cuori, un ovile e sei caprette. Questo, tanto per cominciare...
Mara Queirolo
(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 05/08/07)
|