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Rondanina benedice il gonfalone e l'arrivo dell'immobiliare inglese
Una rondine nera si alza in volo ad ali spiegate, sotto la corona che simboleggia la potestà territoriale di ogni ente locale: il comune di Rondanina, il più piccolo della Liguria con i suoi novanta residenti, di cui sette under 18, da ieri ha ufficialmente il suo gonfalone. Lo stemma era stato assegnato al paese il 19 gennaio 1999 con un decreto del presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro. Il gonfalone con l'emblema di Rondanina, solo ieri, è stato portato in dono dalla Provincia, perché - e qui sta forse l'eccezionalità dell'evento — il piccolo comune immerso nel verde della Val Trebbia non poteva permettersi il costo del vessillo: 1.200 euro o giù di lì.
«Questo la dice lunga sui problemi dei comuni montani», ammette il presidente della Provincia Alessandro Repetto, salito ieri sino ai 1.300 metri di quota di Rondanina, nel parco dell'Antola, con un nutrito seguito di assessori: Maria Cristina Castellani (Cultura), Piero Fossati (Viabilità), Rosario Amico (Trasporti), Angelo Bobbio (Patrimonio).
Abbastanza facile avere uno stemma, molto meno un gonfalone: «Era stata la stessa Presidenza del Consiglio a sollecitarci in questo senso», ricorda Gaetano Tufaro, 50 anni, sindaco di Rondanina dall'85 al 2004: «Lo stemma lo abbiamo disegnato subito, l'Ufficio Araldica ha apportato qualche modifica sui colori di contorno e alla fine lo ha approvato». Facile anche scegliere l'elemento principale di stemma e gonfalone. «Rondanina si chiama così perché, una volta, rondini ce n'erano tante, oggi quasi non se ne vedono più...», sospira Omelia Garbarini, 40 anni, che qui risiede tutto l'anno con il marito Claudio Casazza, vigile del fuoco e assessore locale ai servizi sociali, e i tre figli. Garbarini gestisce il rifugio, la biblioteca da 700 volumi e il museo dedicato alla flora e alla fauna dell'Antola. Il marito Casazza dice: «Era il mio sogno vivere qui, ma è più dura di quanto pensassi». «Gli abitanti e gli amministratori di queste valli sono un popolo che cammina nel deserto: non ci abbandonate, non ci lasciate soli!», quasi implora dal pulpito il parroco, don Pietro Cazzulo, durante la messa per la benedizione del gonfalone.
Già, il gonfalone. Possibile signor sindaco che non aveste i soldi per comprarlo? ««Abbiamo un bilancio di 110 mila euro, che ogni anno si assottiglia», spiega Arnaldo Mangini, 61 anni, primo cittadino di Rondanina dal giugno 2004. «I soldi ci servono per raccolta rifiuti, emergenze, piccole manutenzioni». E i dipendenti? «Abbiamo solo una segretaria part-time con contratto di formazione lavoro, che non possiamo assumere. Avevamo un operaio tuttofare ma, con la costituzione dell'Ato, senza gli introiti degli acquedotti, non abbiamo più potuto pagarlo». L'operaio non ha perso il lavoro: è stato riassunto da Genova Acque. Tra le mille difficoltà finanziane e organizzative, il gonfalone può essere una consolazione? «Se non altro ha il merito di attrarre l'attenzione della Provincia sui nostri problemi», butta lì Rinaldo Casazza, 54 anni, nato e sempre vissuto a Rondanina. «Ad esempio — continua Casazza, dipendente della Provincia — le case di Rattezzo una delle sette frazioni di Rondanina, stanno scivolando inesorabilmente nel lago del Brugneto. I lavori di consolidamento sono serviti a poco o nulla».
La cerimonia per l'adozione del gonfalone continua con la premiazione dei nove ex sindaci di Rondanina, alcuni dei quali rappresentati da parenti. Sul palco, l'assessore al turismo Luigi Mussio, ha un moto d'orgoglio: «Non siamo più la Cenerentola della Val Trebbia. Ma lo sapete che un'immobiliare inglese e interessata all'acquisto e alla ristrutturazione dei nostri ruderi?». Repetto assicura: «Stiamo costituendo una società per la promozione turistica dell'entroterra, presto creeremo un centro informatizzato di servizi territoriali e potenzieremo i trasporti». La gente ascolta. E guarda il gonfalone.

Enzo Galiano

(Questo articolo è stato tratto da Il Secolo XIX del 29/05/05)